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Ecco come ridurre le emissioni sino a 23,8 miliardi di tonnellate all'anno fino al 2030!

Nuovo studio pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” dai ricercatori di Nature Conservancy e di altre 15 istituzioni per la conservazione dell'ambiente. Tratto da "Le Scienze", sintesi e adattamento di Alessio Grosso.

In primo piano - 18 Ottobre 2017, ore 10.16

Con una gestione più attenta delle foreste, delle coltivazioni agricole e delle zone umide si potrebbero ridurre le emissioni di gas serra di 23,8 miliardi di tonnellate all'anno fino al 2030.  Lo afferma un nuovo, approfondito studio sulle potenzialità delle soluzioni naturali per diminuire le emissioni di gas serra e sequestrare l'anidride carbonica dall'atmosfera.

Per combattere il riscaldamento climatico esistono diversi tipi di intervento, uno dei quali è una migliore gestione delle risorse naturali del territorio, perché foreste, terreni agricoli, praterie e zone umide possono assorbire un notevole quantità di carbonio. E l'impatto di questa strategia potrebbe essere molto più significativo di quanto stimato finora, secondo un nuovo studio pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” dai ricercatori di Nature Conservancy e di altre 15 istituzioni per la conservazione dell'ambiente.

A conti fatti, le soluzioni naturali potrebbero ridurre le emissioni di gas serra di 23,8 miliardi di tonnellate all'anno fino al 2030, cioè il 30 per cento in più di quanto stabilito da stime precedenti. Considerando solo gli interventi meno costosi, ci si fermerebbe a 11,3 miliardi di tonnellate, che rappresenterebbero comunque il 37 per cento della riduzione di gas serra necessaria a limitare a 2 gradi centigradi il riscaldamento globale entro il 2030.

Un intervento sicuramente efficace e non troppo costoso è avere più alberi. Come tutti i vegetali, gli alberi assorbono anidride carbonica dall'atmosfera via via che crescono, e quindi riducono in modo diretto i gas serra. Secondo lo studio, riforestando le aree disboscate ed evitando di distruggere le foreste esistenti, che attualmente ricoprono circa un terzo delle terre emerse, ogni anno si potrebbero rimuovere dall'atmosfera 7 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, più o meno quanto si otterrebbe togliendo dalle strade 1,5 miliardi di automobili.

Cruciale è anche il ruolo dell'agricoltura, che occupa l'11 per cento della superficie globale della terraferma. L'integrazione di tecniche corrette e a basso impatto potrebbe portare a una riduzione del 22 per cento delle emissioni, pari alla scomparsa di 522 milioni di auto. Un uso più attento dei fertilizzanti chimici, per esempio, porterebbe a una riduzione dell'ossido di azoto, un gas serra 300 volte più potente dell'anidride carbonica.

Le zone umide sono meno estese delle foreste e delle zone agricole – occupano il 4-6 per cento della superficie terrestre – ma hanno un notevole potenziale di mitigazione del cambiamento climatico, perché detengono il primato del carbonio immagazzinato per ettaro di superficie.

Nei terreni torbosi infatti è stoccato un quarto del carbonio dei suoli. E purtroppo ogni anno si perdono 780.000 ettari di queste zone, che vengono bonificate per lasciare spazio alle coltivazioni, in particolare di olio di palma. La protezione di queste zone potrebbe assicurare il sequestro di 678 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio equivalenti all'anno entro il 2030.


Autore : Report di Alessio Grosso

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