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E' possibile controllare gli uragani o la forza delle tempeste tropicali?

Modificare il tempo ormai non è più fantascienza...

In primo piano - 29 Giugno 2005, ore 09.16

Ogni anno gigantesche bufere con venti superiori ai 150 chilometri l?ora si abbattono sui mari e le coste tropicali e, sempre piú spesso, tempeste extratropicali, ma dalle caratteristiche che si avvicinano molto a quelle tropicali, interessano anche i nostri mari. I danni incalcolabili e, soprattutto, le numerose vittime che tali fenomeni mietono ogni anno, hanno spinto i piú prestigiosi enti ed università mondiali a studiarne le caratteristiche per tentare di prevederne anticipatamente la nascita e l'evoluzione e, addirittura, di sviluppare metodi e tecnologie per controllarne la forza e la devastante violenza. E? proprio di questi giorni la pubblicazione su Le Scienze (Edizione italiana di Scientific American) di una di queste ricerche, condotta dal gruppo di ricerca di Ross N. Hoffman, responsabile dello studio e vicepresidente per la ricerca e lo sviluppo della Atmospheric and Environmental Research (AER) di Lexington, nel Massachussets, che sta sviluppando metodi per riuscire ad influenzare la vita di questi giganti dell?atmosfera. Lo studio è partita dall'osservazione delle tempeste e degli uragani avvenuti in passato, poi, grazie a sofisticati modelli di previsione meteorologica in grado di riprodurre fedelmente i complessi processi che determinano il loro sviluppo e la loro evoluzione, si è riusciti a simulare gli stessi uragani precedentemente osservati. Quindi, ora, sfruttando complesse tecniche matematiche di ottimizzazione, i ricercatori stanno scoprendo quali modifiche bisognerebbe applicare alle condizioni iniziali di un uragano per indebolirne i venti o deviarne il percorso dalle aree densamente popolate. Gli studi infatti confermano che questi imponenti sistemi caotici sono sorprendentemente sensibili a piccoli cambiamenti delle loro condizioni fisiche iniziali, per esempio la temperatura dell'aria e l'umiditá nel centro della tempesta e delle zone immediatamente circostanti. Proprio l?elemento che rende cosí difficile fare previsioni meteorologiche, vale a dire l'estrema sensibilità dell'atmosfera a stimoli anche molto piccoli, il famoso effetto farfalla, potrebbe rappresentare, quindi, la chiave per conquistare il controllo delle tempeste tropicali. Nelle simulazioni modellistiche al computer si è riusciti ad alterare, con notevole successo, il percorso di un uragano proprio con piccoli cambiamenti allo stato iniziale della tempesta o ad indebolirne i venti. Anche gli esperimenti successivi hanno riscosso notevole successo. Ma come si potrebbero alterare artificialmente queste condizioni? Gli interventi suggeriti sono vari: dall'inseminazione delle nubi con ioduro d'argento o altri composti che, inducendo precipitazioni in prossimità dell'occhio dell'uragano (elemento chiave di una tempesta tropicale), possano sottrarre l'acqua di cui ha bisogno per svilupparsi, o anche la distribuzione sulla superficie marina, lungo il percorso della tempesta-uragano di un olio biodegradabile, in modo tale da limitare l'evaporazione, principale fonte di energia per il suo sviluppo, o anche altri metodi piú originali, ma non per questo fantascientifici, come l?utilizzo di satelliti per la produzione di calore via microonde per riscaldare limitate porzioni di atmosfera a ridosso della tempesta per deviarne il percorso. Altri metodi sono allo studio e gli esperimenti si stanno moltiplicando. Dati gli enormi interessi economici che sono in gioco, si suppone che questa strada verso il controllo dei fenomeni atmosferici, sará battuta sempre maggiormente nei prossimi anni, speriamo solo che non si finisca per peggiorare la situazione intervenendo troppo invasivamente su questa affascinante ma delicata componente della natura che è l?atmosfera. Per un approfondimento: ?Le Scienze n.436, dicembre 2004

Autore : Massimiliano Santini

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