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Dossier Siccità - ghiacciai in agonia: il caso del Glacier de Bantse

Più dei grandi, sono i piccoli bacini glaciali a soffrire il caldo terrificante di questa stagione. In molti stanno scomparendo sul territorio della Valle d’Aosta, e - a meno di miracoli climatici - tra una manciata di stagioni non dovremmo vederli più...

In primo piano - 21 Agosto 2003, ore 09.05

A volte sembra davvero ingrato il compito del giornalista meteorologico: solo quattro mesi addietro stavamo commentando i “successi” di una strepitosa stagione invernale che aveva interessato l’Appennino, da nord a sud, senza l’esclusione di nessuno. Dalla Liguria alla Calabria, Isole comprese, pioggia e neve avevano dispensato ricchezza e riserve d’acqua per tutti, indistintamente tutti. Solo quattro mesi dopo, eccoci qui a dover render conto di una vera e propria catastrofe ambientale: una pagina nera degna della peggiore estate del secolo. Il suo nome? Caldo e siccità, di quelle storiche. Tali sono infatti da definirisi i contorni di ciò che si è consumato e che purtroppo continua a consumarsi nel Nord-Italia, in particolare nelle regioni di Piemonte e Valle d’Aosta. Neve al contagocce per due inverni consecutivi, sei mesi di siccità prolungata, cento giorni consecutivi tra giugno ed agosto con temperature al di sopra della media del periodo anche di 7-8 gradi: quasi impossibile rialzarsi dopo una stangata del genere. Le Alpi, la Valle d’Aosta in particolare, ci proveranno, ma oramai il danno è consumato e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. In una manciata di mesi è stato dilapidato un patrimonio glaciale costruito nei decenni! E non sono stati tanto i grandi, quanto piuttosto i piccoli ghiacciai a risentire di un simile rovinoso “ciclo” climatico. Infatti, protetti da un microclima con caratteristiche glaciali (altitudine, albedo ed effetto refrigerante offerto dal ghiaccio), i grandi ghiacciai dei “Quattromila” (Bianco, Rosa, Cervino) hanno in un certo senso limitato i danni. Molti nevai sono scomparsi, alcuni glacionevati si sono notevolmente ridotti, ma il grande ghiacciaio in sé - seppur ritirato - ha per così dire “ammortizzato” il violento colpo inferto dalla calura africana. Ciò invece non è stato per i piccoli ghiacciai, meno protetti e certo più indifesi rispetto ai “fratelli maggiori”. Colpa soprattutto delle più modeste altitudini e della mancata vicinanza ad autentici freezer quali possono essere considerati i grandi bacini, come ad esempio il Miage o il Glacier du Geant nel gruppo del Bianco. Un esempio indicativo in tal senso è senz’altro quello offerto dal Glacier de Bantse, l’unico ghiacciaio della Valle di Champorcher, residuo di un antico corpo glaciale che fino a non molti anni fa copriva la parte alta del vallone omonimo, proprio sotto la Rosa dei Banchi, ultimo “Tremila” nel blocco orientale del gruppo del Gran Paradiso. Laddove recenti carte sentieristiche indicano la presenza del ghiacciaio, nel Vallone di Bantse altro non si trova che sola nuda roccia, con il bacino glaciale relegato a quote più alte e ridotto ad una povera serie di chiazze bianche disseminate un po’ a caso. Abbiamo cercato la parola dei valdostani, il parere delle genti della valle, degli uomini e delle donne che hanno convissuto per decenni con quel ghiacciaio. Dicono che tra non molto il "Bantse" non ci sarà più: non lo hanno mai visto in queste condizioni, così come non hanno mai assistito ad una estate e ad una siccità come queste. Per loro il vecchio e glorioso Glacier de Bantse, testimone del pionerismo alpinistico sulle montagne della Rosa dei Banchi, è già andato. Quel che ne rimane sono solo brandelli che nemmeno meritano l'appellativo di "ghiacciaio". A malincuore, ci rendiamo conto che il funerale del “Bantse” è già cominciato. Gli abitanti di Champorcher non credono ai miracoli del futuro e nel futuro stesso non sembra esserci posto per l’amato ghiacciaio di casa. Quel che ci fa più paura è che assieme al ghiacciaio stesso sembra essere morta anche la speranza delle persone della valle di vederlo rinascere. Ed è forse questa la tragedia più grande.

Autore : Emanuele Latini

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