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DOSSIER: La Finlandia riprende a tagliare le Foreste Primarie!

Da un rapporto di Greenpeace, i dettagli di uno scandalo che ha coinvolto un Paese "insospettabile"...

In primo piano - 16 Agosto 2005, ore 14.42

Ben noti sono i mali oscuri legati al disboscamento selvaggio che avvolgono le foreste tropicali ed equatoriali del nostro Pianeta. Assai meno nota, ma non certo meno importante, è la questione delle foreste boreali e temperate. Poco si argomenta dei rischi che corre la taiga russa, canadese o scandinava. Ebbene, è doveroso sapere che anche in un Paese apparentemente sicuro e garantista come la Finlandia il taglio industriale delle piante sta minacciando alcune tra le ultime grandi foreste primarie del mondo. Le foreste primarie ricoprono un ruolo importantissimo nell'ecosistema, perché da esse dipende la conservazione della biodiversità, così come la cultura dei popoli nativi che hanno fatto del proprio rapporto con la natura un carattere identificativo sostanziale. Stiamo ovviamente parlando delle comunità tradizionali Sami, da sempre dédite al pascolo delle renne, queste ultime gravemente minacciate dall'incombere del disboscamento. L'erosione delle risorse a queste comunità, sparse su di un territorio comprendente il nord della Scandinavia e della Finlandia e la Penisola di Kola in Russia, sta seriamente minacciando un equilibrio che si protrae nel tempo da secoli. L'origine dello scandalo risiede della minimizzazione del problema ambientale da parte dell'impresa che gestisce gli appalti dell'industria del legname, l'agenzia statale Mets hallitus, e nella politica di copertura e tacito appoggio fornita dal governo di Helsinki, che continua a dichiarare garantiti alti standard nella gestione delle risorse ambientali, a dispetto di una realtà completamente diversa, come dimostra lo smembramento e la costante frammentazione delle aree forestali nel nord-est del Paese. Le grandi industrie europee della carta (i giganti UPM-Kymmene, Stora-Enso e M-Real) e i loro clienti hanno poi fatto il resto con la propria politica espansionistica, contribuendo in maniera sostanziale alla determinazione di una situazione che non vede facili vie di fuga in senso positivo. "Sembra uno strano gioco delle parti -fa sapere Matti Liimatainen di Greenpeace Finlandia-. L’azienda da un lato annuncia di avere avviato negoziati con gli ambientalisti sulla protezione delle foreste, mentre dall’altro annuncia che continuerà comunque a tagliare". Del resto, la mancanza di trasparenza e la forte contaminazione della corruzione che deriva dall'illegalità non depongono a favore di una facile risoluzione del problema. Greenpeace ha cercato di sensibilizzare l'opinione pubblica focalizzando l'attenzione sui gravi rischi e sulle pericolose conseguenze che un simile atteggiamento potrebbe provocare in futuro. "In Finlandia resta appena il 5% delle foreste primarie originarie -fa sapere ancora Greenpeace-. Si tratta di un’area di scarso significato per l’industria della carta, ma ha un grandissimo valore per la sopravvivenza di tutte specie che dipendono da questo tipo di foreste. Alcune di esse, inoltre, nelle regioni settentrionali del paese, giocano un ruolo essenziale nella vita tradizionale e nella cultura delle comunità indigene Sami. I Sami -si legge ancora nel rapporto di Greenpeace- si sono appellati al Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani affinché intimino al governo finlandese di cessare il taglio di alberi nei loro territori tradizionali". Intanto il governo finlandese ha posto sotto protezione solo la metà delle foreste primarie presenti sul proprio territorio, autorizzando di fatto lo sfruttamento indiscriminato delle risorse sul resto delle stesse, affidato addirittura in gestione alla Mets hallitus. Del resto, l'industria della carta è il grande business della Finlandia, equivalente a circa un quarto del mercato mondiale delle carte grafiche. Intanto, il Ministro dell'Ambiente del governo finlandese, nell'anno 2000, aveva fatto sapere che "gli effetti della gestione forestale sono la principale causa dei pericoli per le specie minacciate in Finlandia". Gli aveva poi fatto eco l'Istituto finlandese per l'Ambiente che, sempre nel 2000, aveva dichiarato: "Né il numero, né l'area totale delle aree protette in Finlandia è ecologicamente sufficiente a conservare la biodiversità nel futuro".

Autore : Emanuele Latini

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