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Dossier Corrente del Golfo, parte 2

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei segreti della Corrente del Golfo.

In primo piano - 16 Novembre 2006, ore 09.37

La Corrente del Golfo è senza dubbio il principale fattore di influenza climatica presente sul nostro pianeta, sia per entità che per costanza. Ma la sua formazione e le conseguenze climatiche che ha prodotto sono relativamente recenti, rispetto alla vita della Terra. Fino a 3 milioni di anni fa il Polo Nord, nonostante fosse geologicamente, pressoché simile a quello attuale, e cioè costituito da un oceano circondato da terre emerse, non era ricoperto di ghiaccio, mentre il continente antartico era costantemente sovrastato dai ghiacci perenni già da 31 milioni di anni. La spiegazione di questa differenza la possiamo ritrovare nella dinamica della deriva dei continenti. Infatti, quando il continente antartico si staccò dall’America Meridionale, la formazione di una potente corrente fredda circum-antartica, tuttora presente, creò le basi per un progressivo isolamento e raffreddamento termico dell’intera placca antartica (raffreddamento facilitato pure dal fatto che una terra emersa si raffredda più facilmente di un mare). Invece il Polo Nord era costituito da una vasta distesa di acqua delimitata da terre emerse, che, però, a causa di un clima piuttosto secco e quindi di una scarsità di precipitazioni nevose, non disponeva di un efficace e duraturo raffreddamento per effetto albedo, e perciò difficilmente si riuscivano a formare strati di ghiaccio capaci di resistere anche alla stagione calda. Gli apporti nevosi e le temperature non erano ancora tali da poter garantire la formazione di una banchisa perenne, che quindi svaniva velocemente con l’avanzare della primavera. Finché le due Americhe restarono divise, i flussi oceanici furono tali da non trasportare verso nord abbastanza calore ed umidità da produrre abbondanti precipitazioni su Europa, Siberia, e gran parte del continente eurasiatico. Fino a quel momento infatti, le correnti equatoriali potevano fluire tra l’Oceano Pacifico e quello Atlantico indisturbate, e la salinità tra i due oceani era molto simile perché continuamente riequilibrata da flussi di correnti opposte. Solo 5 milioni di anni fa, con l’avvicinarsi progressivo delle due Americhe, le correnti equatoriali oceaniche cominciarono a separarsi progressivamente, il ricambio d’acqua tra l’Atlantico e il Pacifico si ridusse e le loro salinità iniziarono a divergere. Iniziò a formarsi un primo debole accenno della Corrente del Golfo. Ma oggi si ritiene che anche un altro importante evento geologico abbia preparato “il terreno” adatto all’instaurarsi del meccanismo che permette alla Corrente del Golfo di raggiungere l’Europa Settentrionale. Infatti, fino a 10-20 milioni di anni fa, le acque profonde dell’Oceanico Artico, con fondali fino a 4000m, erano piuttosto isolate. Successivamente, invece, un fenomeno di subsidenza della piattaforma sub-oceanica tra la Groenlandia, l’Islanda, le Isole Faroe e la Norvegia, formò un profondo bacino, sotto l’Atlantico Settentrionale, che permise l’instaurarsi di una circolazione profonda tra l’Artico e l’Atlantico, mentre quella con il Pacifico continuò ad essere assente data la scarsa profondità dello stretto di Bering consistente, anche oggi, in soli 50m. Questa trasformazione, grazie a dei varchi di comunicazione con il fondale dell’Atlantico (dei veri e propri canyon negli abissi), creò quei presupposti che avrebbero permesso, in seguito, il passaggio verso sud delle acque fredde profonde in uscita da nord, consentendo, così, un bilanciamento efficace con le acque calde di superficie in arrivo dai settori tropicali. Finalmente, circa 3 milioni di anni fa, la formazione dell’Istmo di Panama separò definitivamente i due oceani, costringendo le acque equatoriali e tropicali atlantiche a percorrere nuove rotte. Gli Alisei, venti costanti che spirano nelle zone fra l'equatore e i tropici, da nord-est nell’emisfero boreale e da sud-est nell'emisfero australe, soffiando costantemente sulla superficie marina, insieme all’intenso irraggiamento solare tropicale, oltre a dare vita alla calda corrente equatoriale, embrione della Corrente del Golfo, cominciarono a far innalzare la salinità dell’Atlantico, le cui acque, evaporando, finirono, per riversarsi sottoforma di precipitazioni prevalentemente nel Pacifico, mantenendo, così, una differenza salina tra i due oceani, che, tuttora, è dovuta principalmente a questo meccanismo. Questa serie di eventi diede vita al Grande Nastro Trasportatore Oceanico e alla Corrente del Golfo (uno dei principali motori del sistema di circolazione termoalina oceanica globale), che con all’instaurarsi della circolazione termoalina, arrivò progressivamente a lambire le coste europee fino ed oltre il 60°-70° parallelo (vedi Parte1). La maggiore avvezione termica oceanica verso nord, incontrando le correnti atmosferiche fredde e secche prevalentemente nord-occidentali, ebbe l’effetto di trasferire una notevole quantità di calore e vapore all’atmosfera sovrastante, innalzando così considerevolmente il tasso precipitativo e termico alle alte latitudini (finanche sulla stessa banchisa polare, sulla Siberia e in generale su gran parte della regione euroasiatica). Inoltre l’aumento di acque dolci nel mare Artico, dovuto all’aumento di precipitazioni e quindi del flusso dei fiumi che vi si riversano, ne ridussero la salinità, abbassandone il punto di congelamento, quindi, la formazione di uno strato di ghiaccio marino, impedì gradualmente al mare di assorbire calore dal Sole, e di rilasciarlo all’atmosfera. Si ritiene oggi che questa possa essere una delle principali cause del brusco raffreddamento che, tra 3,1 e 2,7 milioni di anni fa, iniziò il ciclo glaciale tuttora in atto (oggi siamo in una fase interglaciale). Inoltre questa stretta dipendenza tra apporto di umidità alle alte latitudini, dovuta alla circolazione termoalina globale, e diminuzione termica per un aumentato effetto albedo, causato anche dalla Calotta Polare, hanno reso il sistema climatico terrestre molto più sensibile alle oscillazioni stesse dell’asse terrestre e in generale alle variazioni della radiazione solare. Il meccanismo termoalino, inoltre, portando grandi masse d’acqua dalla superficie in profondità, ricopre un ruolo fondamentale nell’assorbimento di CO2 da parte degli oceani. In passato questo meccanismo è stato in grado di ridurre notevolmente il contenuto di questo gas-serra nell’atmosfera, intrappolandolo nelle profondità marine ed producendo, così, un ulteriore raffreddamento atmosferico. Appare chiaro oggi, che qualsiasi cambiamento esterno al meccanismo sopra descritto, come ad esempio variazioni della radiazione solare (con una conseguente diminuzione di evaporazione, di salinità oceanica, di spinta e di temperatura della corrente), può provocare grandi alterazioni nel suo funzionamento interno, come, allo stesso tempo, anche variazioni interne al meccanismo stesso (che vedremo nella terza e quarta parte) possono provocare alterazioni climatiche importanti anche su scala globale. Immagini del Woods Hole Oceanographic Institution.

Autore : Massimiliano Santini

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