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Dopo La Nina? Forse La Nina

Dopo il notevole episodio di Nina del 2009-2010, tra i più intensi dell'ultimo secolo, ci si attendeva un rimbalzo più deciso verso condizioni opposte (El Nino); invece ad una fase neutrale poco convinta, sembra succedere nel prossimo futuro un nuovo episodio di Nina.

In primo piano - 11 Agosto 2011, ore 09.01

Nelle acque del Pacifico equatoriale, come noto, si avvicendano condizioni opposte nel trascorrere di qualche anno. Questo andamento altalenante è noto come ciclo ENSO, El Nino Southern Oscillation. 

Con la fase El Nino viene indicata una condizione in cui le acque superficiali del Pacifico equatoriale sono anomalmente più calde di oltre 0,5°C. L'esatto opposto avviene durante gli episodi di Nina. La fase neutrale è quella compresa tra le due, ovviamente in termini di anomalie termiche.

La cadenza di questi fenomeni è molto variabile e comunque pluriennale. Le fasi neutrali durano in genere meno delle fasi estreme, ma queste possono avere durate molto variabili, da meno di un anno ad oltre 3. 

L'ultimo episodio di Nina, iniziato nel 2009, è durato appunto circa due anni, ed ha raggiunto dei valori di anomalia negativa (ovvero acque superficiali più fredde) come poche volte negli ultimi 100 anni. Per ritrovare un episodio simile si è dovuto andare a ritroso fino a metà degli anni '50.

Le conseguenze sul clima globale sono state varie e importanti, soprattutto sui continenti intorno al Pacifico, le aree in prima linea a subire gli effetti diretti di queste anomalie, come ad esempio le alluvioni in Australia. Ma altre ricadute indirette si sono registrate altrove, come la siccità nel Corno d'Africa, il freddo inverno nel nord Europa e in Inghilterra in particolare, ma anche il caldo della scorsa estate in Russia. Non che questi fenomeni siano da imputare esclusivamente alla Nina, ma il suo contributo è stato decisivo per la persistenza delle configurazioni bariche che le hanno determinate.

Adesso cosa succede laggiù nel Pacifico? Stiamo in vero attraversando una fase neutrale, con un valore di anomalia che è leggermente positivo nella fascia più orientale, ovvero in prossimità del Sudamerica, ma ancora negativo nel settore centrale ed occidentale, a ridosso dell'Indonesia. Nel complesso l'indice di anomalia si mantiene intorno allo zero.

In realtà nelle acque subito sotto la superficie si sta già assistendo ad un trend di raffreddamento che già può dare indicazioni sul prossimo futuro. Inoltre la circolazione atmosferica nell'area, nonostante la fase neutrale delle acque superficiali, ha di nuovo assunto condizioni tipiche di una fase di Nina, con venti di bassa quota prevalentemente orientali, occidentali alle alte quote, a chiudere il noto anello della circolazione di Walker.

I centri previsionali e i modelli di calcolo non lasciano molte speranze ai tentativi di innesco di una fase di El Nino, anzi propendono verso condizioni decisamente opposte, già durante il prossimo autunno. Secondo la rosa di modelli a disposizione (vedi grafico) già all'inizio del prossimo anno potremmo trovarci nel pieno di una nuova fase di Nina.

Quanto sarà intensa e quanto durerà è difficile dirlo, resta il fatto che questo schema configurativo della circolazione oceanica nel Pacifico tende a perdurare e le cause non sono ancora per niente chiare. C'è chi invoca gli effetti della bassa attività solare, chi cicli pluridecennali della circolazione oceanica, chi il solito Global Warming. Francamente non ne sappiamo abbastanza, così come sappiamo ancora poco sugli effetti globali.

Le statistiche raccontano comunque di effetti abbastanza prevedibili su certe aree come Australia, Sudamerica, coste del Pacifico orientale, parte dell'Oceano Indiano e degli USA. Le influenze tendono a scemare verso le aree più distanti, tra cui Nord Atlantico ed Europa, ma una certa correlazione si può comunque individuare.

In effetti durante gli episodi di Nina le alte pressioni tendono ad essere più efficaci e persistenti sul centro-nord Europa, quindi si potrebbe prevedere un inverno più secco e mediamente più freddo per il vecchio continente; ma questo è solo un esercizio statistico, la realtà potrebbe essere localmente ben diversa, Italia e Mediterraneo in primis. 

Ad ogni modo, sia per chi si attendeva un ritorno di El Nino, che per chi pensava di aver capito qualcosa in più sulla variabilità del nostro clima, non gli resta che rimanere sorpreso. Ricordiamo però che, tra le due condizioni estreme, quella di El Nino è comunque ritenuta la più anomala, sia per il comportamento climatico che per gli effetti globali.            


Autore : Giuseppe Tito

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