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Dietro il TERREMOTO di HAITI: l’ennesima catastrofe annunciata, altro che clima e inquinamento! (parte seconda)

Terremoto devastante, ma estremamente localizzato, in una delle zone a più alto rischio sismico del pianeta. Per la gente comune invece, il terremoto resta un grande mistero; per molti è addirittura colpa del riscaldamento globale o dell’inquinamento. Sarebbe ora di chiarire le vere responsabilità.

In primo piano - 15 Gennaio 2010, ore 09.30

I terremoti, non stanno aumentando di intensità, ma nemmeno di numero. Ogni piccolo movimento infatti, spesso nemmeno percepito dalla popolazione, viene oggi registrato accuratamente. I media ne fanno eco ad ogni ora del giorno, soprattutto a seguito di fenomeni più importanti, come quelli recenti dell’Abruzzo. La percezione generale pertanto, è che ci sia un effettivo aumento del numero di terremoti. Per capire quanto sia deformata la visuale dei mass-media basti pensare che, più o meno una volta a settimana, in un punto del pianeta terra, si verifica un sisma come quello dell’Abruzzo; per fortuna la maggior parte di essi si verifica in posti scarsamente popolati, se non addirittura disabitati. Un terremoto come quello di Haiti s verifica sulla terra, più o meno 3-10 volte in un anno. Con intervalli di tempo più lunghi (da 10 a 30 anni) si possono verificare terremoti anche 1000 volte più potenti. Gli studi e le ricerche sui terremoti proseguono per capirne genesi, dinamiche ed effetti, con buoni risultati, ma con tanta strada ancora da fare. Sulla previsione siamo letteralmente all’età della pietra, forse del “bronzo”; oggi possiamo dire solo dove si potrebbe verificare un terremoto e più o meno i suoi tempi di ritorno. Di qui si passa agevolmente al discorso sulla prevenzione dove, fatta eccezione per alcuni paesi ricchi e tecnologicamente avanzati (USA, Giappone e pochi altri), per molti altri siamo all’anno “0”. Se ci riferiamo all’individuazione delle zone sismiche e alla catalogazione del rischio sismico, negli ultimi anni si sono fatti molti passi avanti; meno invece sugli adeguamenti strutturali e sull’educazione. Nei paesi poveri la realtà è ancora più drammatica, vuoi per l’aumento vertiginoso della popolazione, vuoi per la carenza di cultura, mezzi e legislazione in termini di prevenzione dal rischio sismico, vulcanico o da tsunami. Il terremoto di Haiti appare apocalittico nelle sue proporzioni effettive, intese come danni e vittime; ma in realtà è il frutto di una deforme aberrazione causata dalla povertà di mezzi e capacità. L’evento è stato infatti piuttosto superficiale (appena una decina di km di profondità), tale da rimanere circoscritto ad una zona poco estesa, al massimo come un provincia italiana. Purtroppo ha colpito in pieno una delle più grandi città-baraccopoli dell’America centrale, dove il tributo di vittime e danni si è rivelato subito di proporzioni immani. Fosse accaduto un simile terremoto in Giappone, avremmo avuto solo pochi danni e qualche sfortunata vittima. Già in Italia si sarebbero avute conseguenze ben più gravi, più o meno paragonabili a quelle del 1980 in Irpinia o 1976 in Friuli. Dal momento che le forze in gioco sono solo quelle legate al sottosuolo, ossia all’interno del pianeta, si può agevolmente escludere ogni coinvolgimento del clima in ogni sua manifestazione. Che faccia più caldo o più freddo, i terremoti avvengono lo stesso e con le stesse modalità. Tanto per fare un esempio, il già citato terremoto di Lisbona avvenne nel cuore del periodo più gelido della PEG (Piccola Età Glaciale). Le responsabilità dell’uomo si limitano solo alle conseguenze dei terremoti, soprattutto a livello indiretto. Eventi sismici di questo tipo hanno elevate probabilità di verificarsi in certe zone piuttosto che altre, cosa stiamo facendo? Quasi niente… La popolazione di certi paesi a rischio aumenta a dismisura e ancor di più la sua vulnerabilità, dal momento che si trova a vivere in giganteschi e deformi agglomerati urbani senza regole, né controlli. Prepariamoci a numeri sempre più grandi, a mano a mano che la popolazione del pianeta aumenta e soprattutto non pensiamo che, seppure indirettamente, ciò non possa toccarci: rischio di epidemie e possibili pandemie, enormi masse di profughi disastrati, contraccolpi economici e produttivi, carestie, ecc. Tra i paesi più a rischio di catastrofi sismiche, più o meno sovrapponibili a precarie condizioni di vita abbiamo la già nota Indonesia, ma anche il Messico, la Turchia, le Filippine, Taiwan, l’Egitto, il Marocco, l’Algeria, l’Indocina, gran parte del Medio Oriente, tutta l’America centrale e i paesi andini, l’estremo oriente russo per non parlare poi di gran parte della Cina, dell’India settentrionale e del Pakistan. Facciamo presto per Haiti; ma facciamo qualcosa per tutti gli altri. Nella sfortunata nazione caraibica è questione di ore, minuti; per gli altri c’è ancora tempo, forse anni, o solo pochi mesi; poi anche per loro, o per noi stessi se fossimo lì in quei terribili giorni, potrebbe essere troppo tardi.

Autore : Dott.Prof.Giuseppe Tito

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