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Dietro il TERREMOTO di HAITI: l’ennesima catastrofe annunciata, altro che clima e inquinamento! (parte prima)

Terremoto devastante, ma estremamente localizzato, in una delle zone a più alto rischio sismico del pianeta. Per la gente comune invece, il terremoto resta un grande mistero; per molti è addirittura colpa del riscaldamento globale o dell’inquinamento. Sarebbe ora di chiarire le vere responsabilità.

In primo piano - 15 Gennaio 2010, ore 09.26

I tremendi e personali ricordi di uno dei più catastrofici terremoti italiani, quello dell’Irpinia, visitano talvolta i miei sogni di adulto. Scene di pianti, urla, crolli, rumori inauditi, il buio, la polvere, il sangue; un quarto d’ora lungo quanto una vita, per un bambino di sette anni che, fuggito da solo lungo i 4 piani di palazzo, non trova i propri genitori in strada. "E’ tutto finito! Che facciamo? E’ la fine del mondo!” sentivo ripetere questo e tanto altro dalla gente, più invocazioni di ogni tipo e tanta disperazione. Quella sera giurai a me stesso che il terremoto non avrebbe avuto più segreti per me; ma quanta strada, per arrivare solo a capire cos’è! Oggi vedo quelle scene apocalittiche di distruzione e disperazione; la tragedia dei vivi, di chi non morendo subito, inizia un cammino ai limiti della pazzia, della sanità fisica e mentale. Il terremoto ritorna nelle case di ciascuno di noi, dove ogni giorno viene ricordato per questo o quell’evento anche a pochi km dalla nostra porta. Cos’è il terremoto? Perché accade? Stanno aumentando? Sta aumentando la loro potenza devastatrice? Cosa c’entra l’uomo e che cosa può fare? Cercherò di rispondere in modo semplice ma esaustivo, almeno per sfatare certe false interpretazioni e richiamare alle reali responsabilità. I terremoti sono il “battito cardiaco” del pianeta terra che, fin dalla sua formazione, è sempre stato caratterizzato da questo genere di eventi. La storia dell’umanità è un tempo infinitamente più breve di quello del pianeta, così che certi fenomeni di dimensioni apocalittiche ci sembrano ancora più unici e irripetibili. Prima in Turchia, quindi in Indonesia, poi in Iran, ora ad Haiti; sembra che il pianeta giochi alla roulette russa con la sua superficie, la crosta rigida e rocciosa che lo riveste. In realtà tanta rigidità e rocciosità è anche sinonimo di altissima fragilità, sotto le spinte del sottosuolo caldo e fluido che la crosta stessa ricopre: il mantello. I movimenti si generano a causa del calore che proviene dal basso, dalla materia che occupa il centro del pianeta. Nessuno vi è mai stato, ma sappiamo che da lì si origina un’enorme quantità di energia e calore in modo perpetuo. Calore che è in grado di sciogliere qualsiasi materia solida che conosciamo, compreso ogni tipo di roccia. Il calore risale verso l’alto (l’esterno) e, come in un’enorme pentola, muove i vari strati che attraversa. La stessa roccia spostandosi trasferisce calore sempre più verso l’alto, fin nel mantello, ovvero poche centinaia di km sotto la crosta terrestre. A questo punto il movimento si trasmette agli strati rigidi e fragili della superficie, che si piegano e si spaccano come biscotti farciti, per un complicato gioco di pressione e temperatura. I movimenti sono molto lenti, dell’ordine di millimetri all’anno; ma quando la tensione tra due margini di una frattura viene contrastata e trattenuta per decenni, in un pericoloso e distruttivo equilibrio, si accumula una tale quantità di energia da far muovere le rocce anche per diversi metri tutti in una volta, soprattutto in superficie. Il nuovo equilibrio viene poi raggiunto attraverso altri movimenti minori, le cosiddette scosse di “assestamento”. A volte può anche accadere che fratture vicine si stimolino a vicenda in una sorta di domino infernale; ma a seguito di un grande movimento è difficile registrarne uno di pari portata. A volte i movimenti avvengono sotto il fondo di quelle sottili pellicole di acqua chiamate oceani, o in prossimità delle coste; quindi l’acqua, molto meno elastica delle rocce, si muove sotto forma di grandi ondulazioni chiamate tsunami, onde anomale o maremoti. Ci sono zone della superficie terrestre dove il calore della terra trova spiragli e varie vie d’uscita, così che gli strati più profondi, risalendo direttamente dal mantello, fuoriescono allo stato fluido a formare nuove rocce e nuova crosta terrestre. In altre zone la crosta sovrabbondante, “galleggiando” sul mantello fluido, finisce per ritornare nel mantello stesso, infilandosi letteralmente sotto altra crosta più leggera. In questo modo la superficie della terra resta sempre la stessa: tanta crosta nuova si forma, e altrettanta risprofonda nel mantello; mentre le rocce superficiali, soprattutto quelle dei continenti meno dense e quindi più leggere, si spostano e si scontrano come pezzi di ghiaccio alla deriva (la deriva dei continenti). Questo ciclo di eventi, come detto, avviene praticamente da sempre e con modalità più o meno simili. Nel corso delle ere geologiche si è addirittura osservato la presenza di periodi di recrudescenza anche molto lunghi, con fenomeni sismici e vulcanici di tipo parossistico, molto più violenti di quelli attuali, capaci di sconvolgere a più riprese il volto del pianeta e portare la vita sull’orlo della scomparsa. Anche nel recente passato, in periodi più o meno lontani della storia dell’umanità, si sono verificati fenomeni apocalittici di dimensioni anche superiori sia al terremoto di Haiti che a quello di Sumatra (Indonesia). Solo intorno al Mediterraneo si ricorda il grande terremoto di Alessandria di Egitto, completamente distrutta nel 365 d.c.; o quello di Antiochia (526 d.c.), una delle più grandi città dell’antico Medio Oriente. In tempi più recenti il devastante terremoto di Lisbona del 1755, il più forte mai verificatosi in Europa negli ultimi 1000 anni, che segnò anche l’inizio della sismologia moderna. Fine prima parte

Autore : Dott.Prof.Giuseppe Tito

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