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Di quegli alberi immacolati resterà solo il ricordo...

L'azione dell'uomo è capace in pochi giorni di cancellare per sempre ciò che, pur oggettivamente di poco conto, agli occhi di qualcuno aveva assunto un grande valore

In primo piano - 22 Settembre 2003, ore 08.39

Una zona di periferia, in graduale ma lenta espansione, ai margini di una piccola città di montagna, L'Aquila, ovvero il capoluogo più freddo d'Italia. Qua e là ancora zone ove il verde prevale e si fa strada tra i nuovi palazzi di questo quartiere. Quando nel 1983 venni ad abitare in questa città, un vero paradiso per gli amanti di freddo e neve (soprattutto per me che provenivo da Roma), il mio quartiere praticamente ancora non esisteva, si stava in aperta campagna. Gradualmente i palazzi sono spuntati quà e là, interrompendo in parte il panorama aperto verso le pinete del Monte Pettino. Ma una zona relativamente vasta di verde si era miracolosamente salvata. Si trattava purtroppo di un'area edificabile, e di questo ero totalmente consapevole. I pezzi di alcune gru portate in zona e poi per anni mai più erette, a causa della crisi dell'edilizia dei primi anni 90, si riempirono tuttavia progressivamente di piante, arbusti, poi veri e propri alberi. In capo a pochi anni una vasta zona di alcuni ettari costituiva ormai una piccola oasi verde, sia pure circondata da numerosi palazzi. Era in quella direzione che mi piaceva guardare quando la neve scendeva ed imbiancava il paesaggio. Quegli alberi spogli fiorivano di bianco e guardando là in mezzo sembrava quasi di osservare una foresta immacolata. Non che manchi il verde qui attorno alla mia piccola città, anzi! E tuttavia quella visuale mi piaceva parecchio. Poter osservare da relativamente vicino quei rami spogli caricarsi di neve costituiva inoltre per me anche una preziosa informazione di tipo meteorologico. In un sol colpo d'occhio si aveva un'esatta percezione della consistenza delle nevicate e fintanto che quegli esili rami spogli restavano carichi di bianco si aveva la garanzia che la temperatura si mantenesse al di sotto dello zero. Ma improvvisamente, questa estate, riprendono i lavori. Una gru enorme viene rapidamente eretta ed incombe nel cielo. In capo a soli due giorni vengono totalmente rasi al suolo alberi ed arbusti. Si innalzano terrapieni e muri di cemento. Tutto questo era scritto, si sapeva, sarebbe accaduto. Ma finchè non vedi un po' non ci credi. E d'altra parte quei tralicci coricati e poi abbandonati, appena qualche anno fa, erano stati ingoiati dal verde. D'estate occultati dalle foglie, d'inverno scomparivano nel bianco. Una battaglia era stata vinta. Ma non la guerra. La guerra spesso perdente della natura contro le opere umane. ... e ora di quegli alberi immacolati rimarrà soltanto il ricordo

Autore : Marco Scozzafava

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