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Cosa succederebbe se…

…l’anticiclone atlantico rimanesse nella posizione attuale per molti giorni ancora?

In primo piano - 10 Gennaio 2003, ore 12.40

Siamo in attesa di una recrudescenza del freddo per il fine settimana, a causa della formazione di un ponte fra l’anticiclone delle Azzorre, attualmente con massimo pressorio sulle Isole Britanniche, e l’anticiclone scandinavo (di natura termica). Nella evoluzione prevista per i prossimi giorni a quanto pare le due figure in parte si fonderanno, formando un’unica robusta "cellula" con asse maggiore sviluppato da SW verso NE. E’ però attesa anche una rotazione graduale in senso orario si questo asse, che favorirà dapprima l’ingresso delle correnti gelide dalla Scandinavia verso i Balcani ed in parte verso l’Italia, ma successivamente riaprirà la strada alle perturbazioni atlantiche miti sull’Inghilterra ed il Mare del Nord. Con una evoluzione siffatta entro martedì aria mite in quota tenderebbe a dirigersi anche verso la nostra Penisola, "annientando" la componente termica dell’anticiclone e relegandolo sull’Atlantico spagnolo. Ma se invece di avere queste prospettive l’anticiclone continuasse a bloccare le depressioni atlantiche cosa succederebbe? Che innanzitutto la componente termica non scomparirebbe gradualmente, ma anzi tenderebbe a rafforzarsi ulteriormente sull’Europa centrale. Inoltre continuerebbe a far freddo sulle nostre regioni per un periodo più lungo (almeno una settimana) e le perturbazioni atlantiche dovrebbero trovare due "vie di fuga" forzate: una verso l’Islanda e poi il Mare di Norvegia, ed una verso la Spagna ed il Marocco. Sentendo citare l’Africa settentrionale ci verrebbe da pensare che l’arrivo delle depressioni su queste zone attiverebbe subito una "risposta" calda verso il Mediterraneo centrale e quindi anche verso l’Italia; in realtà non sarebbe così, perché i sistemi frontali arriverebbero già quasi completamente occlusi (e quindi indeboliti notevolmente) a causa dell’impatto contro il "muro" anticiclonico. La loro presenza però non farebbe altro che favorire lo spostamento di nuovi impulsi di aria fredda dall’Europa orientale verso la Sardegna, e quindi il cerchio si chiuderebbe. In poche parole la previsione per i giorni a partire da martedì prossimo, con il ritorno delle correnti atlantiche sul nord-Europa, è sinonimo di temperature in graduale aumento; quindi a meno di novità, sulle regioni alpine, al centro ed al sud riporremo i cappotti più pesanti entro 5-6 giorni, mentre su alcune zone della Pianura Padana (sia per la nebbia possibile, sia per la poca ventilazione) potrebbero rimanere intrappolate delle "sacche" di aria fredda qua e là.

Autore : Lorenzo Catania

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