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Cosa sono i riscaldamenti stratosferici e che conseguenze comportano? (seconda parte)

Tema assai attuale ma molto spesso poco compreso sia nello sviluppo che nelle conseguenze. Perchè a volte possono essere associati a imponenti irruzioni di aria gelida? Facciamo un po' di chiarezza.

In primo piano - 2 Febbraio 2010, ore 09.21

Nella prima parte abbiamo visto come avvengono e perchè avvengono i riscaldamenti della stratosfera. Ora cerchiamo di capire dove avvengono e quali conseguenze possono comportare. Intanto abbiamo già accennato che il fulcro dei riscaldamenti stratosferici, a causa della rotazione terrestre, va ad infilarsi sui cieli polari. Ma perchè proprio la stratosfera polare è interessata dal fenomeno? Per comprenderlo dobbiamo ancora una volta scomodare l'ondulazione delle correnti a getto. Lo sbilancio di forze causato dalla rotazione terrestre provoca la risalita dei promontori di alta pressione verso le alte latitudini (mentre le sacche di depressionarie colme di aria fredda scendono verso il basso). Se l'ampiezza e lo spessore delle creste anticicloniche corazzate dai flussi di calore (descritti nella prima parte della nostra chiacchierata) lo consentono, la propagazione avviene anche entro la sede occupata dal vortice polare stratosferico; quest'ultimo conseguentemente si destabilizza, mandando in crisi il sottostante vortice polate troposferico, il quale si sposta dalla sua sede (fenomeno noto come displacement) o addirittura si scinde in due o tre lobi (split, bilobazione, trilobazione). Ora, per comprendere le conseguenze concrete di tutta questa sequenza di manovre dobbiamo focalizzare la nostra attenzione proprio sui lobi, superstiti del vecchio vortice polare troposferico originario. Per motivi legati a disturbi orografici e continentali, solitamente sono due i due lobi che più di frequente se la giocano; essi si collocano l'uno sul nord America, l'altro sulla Siberia, entrambi collegati da un unico asse. Venendo a mancare il supporto e la compattezza del vortice polare però, le correnti a getto ora non soffieranno più in senso antiorario attorno al Polo, quindi da ovest verso est, ma tenderanno a frammentarsi; si instaura pertanto un flusso di verso contrario, con correnti prevalentemente orientali (antizonali). Ecco che i due nuclei depressionari colmi di aria gelida iniziano ad essere trasportati lungo l'emisfero in senso orario: quello siberiano tende a scivolare lungo il bordo meridionale del neonato anticiclone polare avvicinandosi sempre più all'Europa fino a diventare una seria minaccia, vista le immani potenzialità di gelo che racchiude. E alla fine? Il finale è affidato a diversi fattori spesso anche slegati dall'evento stratosferico pilota ma concernenti ad esempio le temperature superficiali degli oceani, lo stato dell'innevamento continentale dei tratti sorvolati e all'andamento dei vari indici teleconnettivi che regolano la normale circolazione atmosferica, ivi compresi i venti stratosferici (indice QBO), nonchè la forzante convettiva equatoriale (nota come MJO). Non è detto che questi ultimi indirizzino il gelo disponibile per forza verso il nostro Paese o verso il bacino del Mediterraneo, tuttavia le probabilità che tutto l'impianto descritto finisca con il nocciolo gelido proprio sulle nostre teste è tutt'altro che remota e le probabilità di assistere ad una ondata di gelo quantomeno interessante sono molto alte. In alcune condizioni ci potremmo addirittura trovare dinnanzi ad un evento epocale come quello che avvenne nell'indimenticato gennaio del 1985. Teniamo ben presente tuttavia, che il più delle volte queste conclusioni inducono in errore, per il semplice fatto che uno stratwarming non necessariamente risulterà automaticamente collegato a ondate di gelo di portata storica o eccezionale, bensì molto più spesso, a normalissime fasi fredde tipiche della stagione invernale.

Autore : Luca Angelini

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