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Cos'è il "punto di non ritorno" nel cambiamento climatico? Esiste davvero?

Un rapporto di ricercatori e politici di varie nazioni mette in guardia l'umanità circa il raggiungimento di una soglia critica oltre la quale si avrebbero pesanti ripercussioni sul clima oltre ad un'impossibilità a tornare indietro. Scettica una buona parte della comunità scientifica.

In primo piano - 23 Febbraio 2005, ore 11.39

Conferenze climatiche, convegni internazionali tra super potenze e centri di ricerca: ormai ovunque il problema dei possibili cambiamenti climatici e degli eventuali collegamenti con le emissioni gassose delle attività industriali è finalmente balzato alle luci della ribalta. Nel bene o nel male se ne discute apertamente, si cercano soluzioni criticabili e sicuramente migliorabili che purtroppo mettono sempre al primo posto la salvaguardia dei forti interessi economici. Però, rispetto a poche decine d'anni fa, almeno si parla di una questione per certi versi molto spinosa. In quest'ottica e per quella completezza dell'informazione che da sempre ci impegniamo ad offrire si inserisce il recente rapporto internazionale "Affrontare la sfida del clima" redatto da politici, grandi manager e scienziati di varie nazioni e rivolto a tutti i Paesi, specialmente quelli più industrializzati. Il monito principale di questa relazione è il cosiddetto "punto del non ritorno" del cambio climatico. Cosa si nasconde in realtà sotto questa definizione? La Terra ha dei meccanismi di termoregolazione che funzionano egregiamente da milioni di anni interagendo con l'attività solare, le correnti oceaniche e la circolazione atmosferica. Secondo questi ricercatori, se proseguiamo ad immettere nell'atmosfera sostanze inquinanti derivanti dalla combustione degli idrocarburi (anidride carbonica e metano su tutti) provocheremo un gigantesco inceppamento di questo meccanismo, raggiungeremo cioè un punto da cui sarà impossibile tornare indietro. Raggiunto questo punto quali scenari si aprirebbero? Sicuramente catastrofici, proseguono i ricercatori, come ingenti danni all'agricoltura, alternanza tra pesanti siccità e inondazioni, aumento di malattie, scioglimento di parte delle calotte polari e ulteriore riscaldamento globale con danni più o meno in tutti i vari ecosistemi planetari. Come viene stabilito questo punto di non ritorno? È stato valutato in circa 2-3°C in più rispetto alla temperatura terrestre riscontrabili agli inizi della Rivoluzione industriale. Finora il riscaldamento è stato di 0.8°, dunque alla Terra resterebbero, secondo questi studiosi appena 1, 2°C da "spendere" prima dei disastri irreparabili. Quali novità rispetto agli studi precedenti? Per la prima volta è stata indicata una vera e propria soglia che coinciderebbe all'incirca con una concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera superiore alle 400 parti per milione (il valore attuale è di 379 ppm). Quando si raggiungerebbe questa soglia critica? In tempi molto brevi, anche meno di 10 anni, considerato che al ritmo attuale quelle concentrazioni gassose aumentano di 2-3 ppm all'anno. Quali rimedi vengono proposti per evitare la catastrofe? Tutti i Paesi aderenti al G8 sono esortati a generare il 25% della loro elettricità da fonti rinnovabili (come l'eolico, il solare e l'idroelettrico) nei prossimi anni, oltre a raddoppiare entro il 2010 gli investimenti per la ricerca su tecnologie meno inquinanti. Viene inoltre ribadito di monitorare Paesi in forte sviluppo come l'India e la Cina che messe insieme hanno quasi la metà della popolazione del Pianeta e non hanno praticamente norme sull'inquinamento ambientale. Quali altre conseguenze potrebbero avere queste alterazioni climatiche? Oltre ai danni biologico-ambientali si aggiungerebbe un inasprimento dei rapporti internazionali tra i Paesi meno sviluppati col rischio di autentiche guerre per l'acqua già paventate da altri ricercatori. ALCUNE CONSIDERAZIONI Sicuramente questo documento, dopo l'entrata in vigore del protocollo di Kyoto, rappresenta un ulteriore passo in avanti verso una politica ambientale più saggia ed equilibrata. Non è ancora del tutto chiara la relazione tra riscaldamento globale e attività antropiche come del resto viene rigettata dalla maggior parte delle comunità scientifiche la tesi secondo cui l'uomo sia il vero cancro del Pianeta. Negli ultimi anni alcune mutazioni climatiche si sono già verificate e, specie in Europa e in Italia sono sotto gli occhi di tutti. Molti le ricollegano a fattori "esterni" come le variazioni nell'attività solare, le oscillazioni della Corrente del Golfo o semplicemente l'influenza dell'isola di calore urbana nei dati raccolti più di recente. Nelle ere geologiche del passato ma anche nei secoli precedenti la Terra è già stata ben più calda o più fredda di quanto non sia ora (anche oltre i 2-3°C preventivati) ma alla fine il clima, pur tra sconquassamenti, glaciazioni e fasi calde, ha ritrovato sempre il suo equilibrio. La cura e il rispetto dell'ambiente sono a pannaggio del genere umano: dai leaders che dovrebbero prendere anche qualche importante decisione "anti-economica" a noi cittadini che nel nostro piccolo siamo chiamati ad evitare sprechi e a mantenere quanto più possibile pulito. Gli scenari catastrofici, per ora, lasciamoli alle ricerche degli scienziati.

Autore : Simone Maio

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