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Copenaghen peggio di Kyoto? E intanto il clima continua a fare quello che vuole

Leggero calo delle temperature globali atmosferiche e tendenza ad un altrettanto lieve rialzo per quelle degli oceani. Intanto i preparativi per la prossima conferenza mondiale sul Clima fanno intendere un esito ancor peggiore di quello già fallimentare di Kyoto.

In primo piano - 17 Novembre 2009, ore 10.19

Il Nino, l'AMO, la QBO e tanti altri ancora: per i climatologi e i meteorologi questi simboli cardine delle oscillazioni climatiche tra un capo e l'altro del Pianeta sono ormai così impressi nella loro mente quanto, per dirla come il Manzoni, i volti dei propri più stretti familiari. Occorre comunque tenere presente che la scienza climatologica sta cercando con tutte le sue forze di cimentarsi nella comprensione di queste fluttuazioni climatiche ma il compito è assai arduo e i risultati sono ancora piuttosto modesti. Insomma, quello che non si riesce a capire, forse perchè la mente umana ha i suoi limiti nella comprensione multisettoriale di fenomeni già misconosciuti in partenza, è quali diavolo di meccanismi interagiscano da una parte all'altra degli oceani, tra un settore e l'altro dell'atmosfera, tra quanto avviene nello spazio e quanto trasuda dalla crosta terrestre. Tante, troppe sono le combinazioni che si possono intrecciare tra un'onda oceanica di Rossby e una, sempre oceanica, di Kelvin, tra queste e lo sviluppo di fenomeni importanti come El Nino, la PDO e l'AMO; e ancora tra il calore pervenuto dal Sole e la redistribuzione sulla superficie oceanica, e tra il termoclino e le profondità abissali, tra gli anticicloni di blocco e l'irregolarità dei Monsoni. E tante, troppe obiezioni si pongono coloro i quali saranno chiamati il prossimo dicembre a Copenaghen per risolvere in una manciata di giorni una questione irrisolvibile: quella dei clima. Perchè tutte queste difficoltà nel trovare una soluzione? Forse semplicemente non c'è una soluzione perchè non c'è un problema. Il clima cambia, lo fa attingendo talora da El Nino, tal altra dalla copertura nevosa della Siberia, poi subentrano i venti della stratosfera e ancora la salinità degli oceani, le fasi solari, i raggi cosmici, la Corrente del Golfo, i ghiacci polari, la rabbia dei Monsoni, l'incoscienza dell'Uomo. Troppi elementi per poter stilare una prognosi e addirittura formulare una diagnosi. Nessuno se ne vuole prender carico, neanche il Presidente degli Stati Uniti d'America, a colloquio lungo al via di Damasco con il Primo Ministro cinese: perchè la Cina dovrebbe pagare per gli errori pluridecennali fatti dagli States? E perchè gli States dovrebbero rimetterci per la dura cervice dei Cinesi? Alle ripetute eco si aggiungono poi gli Europei, culla di una civiltà consumistica che con ipocrisia esemplare ha mandato avanti gli ambientalisti sicuri del loro fallimento. Fallimento inevitabile poichè l'indotto dei consumi, anche i loro, è legato in maniera indissolubile con i miliardari interessi degli sceicchi del petrolio. E allora ecco che il biodiesel non trova accoglimento, che l'idrogeno è roba da marziani, che il metano in circolazione è solo quello emesso dalle flatulenze animali. Quanti dubbi, quanti specchi da ribaltare, quanti interessi da sovvertire. E i primi sono loro, gli scienziati: divisi più che mai. Ma se non lo sanno loro come stanno veramente le cose, gli altri come possono decidere? Qualcuno talvolta riesce a trovare gli appoggi giusti per vincere casomai un Nobel senza dimostrare proprio nulla, ma alla fine nulla si crea e nulla si distrugge e tutto rimane com'era. Tranne lui, il clima. Lui è cambiato, cambia e sempre cambierà. Vi siete mai chiesti quanto sono aumentate le temperature dalla fine della Piccola Età Glaciale di metà '800 ad oggi? E vi siete mai chiesti quanti ne erano scesi prima? Forse no, ma al giorno d'oggi è dato di sapere tutto, anche che le temperature globali del Pianeta hanno frenato di nuovo, mentre quelle degli oceani provano a riaccelerare. Che la stratosfera continua a raffreddarsi e che il Sole vive in cassa integrazione, che l'Artico arranca, mentre l'Antartico vola. Quanta confusione. E con tutto questo parapiglia di dati contrastanti, idee tarocche, teorie più o meno valide, poche dimostrazioni, tante supposizioni, troppi interessi, diritti, necessità, pensate davvero che il summit sul clima andrà a buon fine? Noi ce lo auguriamo, almeno per la nostra salute. Per fortuna a quella del clima ci pensa Madre Natura.

Autore : Luca Angelini

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