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Come trascorreranno i prossimi inverni?

Meno tensione zonale se il sole dovesse inviare meno energia...

In primo piano - 17 Febbraio 2015, ore 10.44

Se il ciclo solare 24, peraltro molto modesto, ha ormai esaurito il suo compito, dal ciclo solare 25 ci si attende un sole particolarmente sottotono, con assenza di macchie solari per diverso tempo, forse mesi.

Se pensiamo a quanto accadde meteorologicamente solo nel periodo 2008-2011, quando il sole fece registrare un'attività davvero minima, allora dovremmo chiederci cosa potrebbe accadere se davvero un ciclo simile potesse ripetersi per più tempo. 

Forse avremmo più freddi nevosi? Può darsi. Il fatto che queste due ultime stagioni siano risultate sottotono, con un flusso zonale spesso sparato e soprattutto quest'ultimo alto di latitudine, un po' come avveniva negli anni 90, non può però essere solo figlio di una rediviva attività solare.

Si chiama allora in causa la periodica variazione delle temperature nelle acque del Pacifico settentrionale, oscillazione meglio nota come PDO, con una fase caratterizzata da acque fredde ed una di acque calde, della durata di circa un decennio in alternanza. 
Quando la costa occidentale nord-americana e la parte centrale del Pacifico diventano calde, la parte orientale diventa fredda.

Nelle fasi positive della PDO si è notata una forte tensione zonale delle correnti con pochi scambi meridiani ed irruzioni fredde che in Europa risultano limitate all'est europeo o al massimo al Mediterraneo orientale. (Corse pertubatrici del modello americano tutte orientate alla forte zonalità: NAO+) 

La vera motivazione delle oscillazioni climatiche in Italia e in genere sul Mediterraneo, area di transizione tra tipologie climatiche molto diverse, sta però soprattutto nella difficoltà del flusso perturbato atlantico di abbassarsi di latitudine.  

Se anche la tensione zonale fosse forte, con un fronte polare molto più basso di latitudine, l'Italia potrebbe vivere ugualmente il suo inverno. L'anno scorso, pur deficitario dal punto di vista del freddo, un flusso zonale più basso favorì abbondanti nevicate sull'arco alpino.

Quest'anno le nevicate sono arrivate soprattutto grazie ad affondi perturbati lungo i meridiani, coinvolgendo, come spesso accade, solo alcune zone delle Alpi, mentre l'aria fredda che ha raggiunto il Mediterraneo è riuscita comunque a determinare nevicate lungo la dorsale appenninica, che lo scorso anno erano risultate quasi assenti a bassa quota.

Dunque per un inverno VERO sull'Italia ad una PDO- dovrebbe accoppiarsi una QBO- ed una bassa attività solare, oltre che la Nina? Forse SI, ma anche no, nel senso che i meccanismi del clima sono talmente complessi che è difficile trovar facilmente la chiave che apre le porte che ne svelano i misteri. 

Tra i tanti misteri c'è anche quello legato al flusso di ozono che risale dalle latitudini equatoriali, si solleva grazie ai temporali equatoriali e viaggia verso il Polo, dove tende ad accumularsi.

Tanto ozono in stratosfera polare determina un disturbo al vortice polare, favorendo episodi di Stratwarming, che possono influenzare i piani bassi del vortice stesso, quelli troposferici ed innescare ondate di freddo (ma non necessariamente verso di noi).

Poco ozono in stratosfera, vortice che gira a mille, aria fredda tutta concentrata sul Polo e inverni modesti in casa nostra;
certo una scarsa attività solare può influenzare i flussi di ozono, aumentandone il flusso verso il Polo e favorendo indirettamente l'arrivo di un inverno più importante alle medie latitudini.

E allora gli inverni dei prossimi anni, come saranno? Se dovessero essere confermati l'indebolimento dell'attività solare e un graduale passaggio ad una fase negativa della PDO, forse risulteranno più incisivi, ma non aspettatevi ribaltoni improvvisi, ci vorrà tempo, quanto? Forse altri 3 o 4 anni, (QBO deve rifare il ciclo) ma non fidatevi troppo, le sorprese in meteorologia sono dietro l'angolo.

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Autore : Alessio Grosso

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