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Come sta l'Artico? Uno sguardo ai suoi ghiacci galleggianti.

Siamo alla vigilia del mese più critico per i ghiacci marini dell'Artico, mai come in questo periodo sotto osservazione. Dovevano scomparire progressivamente; vediamo invece come si stanno comportando settore per settore.

In primo piano - 12 Agosto 2010, ore 10.40

 

Ultimi 10 anni dei ghiacci marini Artico + Antartico. La linea rossa indica l'anomalia e lo "0" la media 1979-2008. la linea blu è la sommatoria dei ghiacci marini dei due poli. La freccia indica le flessioni causate dallo scioglimento durante le estati artiche. Come si può notare dopo la débacle del 2007, la situazione va migliorando.

I ghiacci marini dell'Artico sono tra i più coccolati ambienti terrestri in quest'epoca di Riscaldamento Globale, antropico o non che sia. Peccato che costituiscano solo una malandata cartina tornasole, tra l'altro ritardata e malfunzionante, del regime termico del pianeta.

Tra le altre cose, sono anche tra gli elementi meno influenti per lo status meteo-climatico e geo-fisico del pianeta, anche e soprattutto in termini di conseguenze per la nostra incolumità. Si tratta infatti di ghiacci galleggianti, con spessori medi di 2-3 metri o poco più, per metà stagionali.

Ogni anno scompaiono per quasi metà della loro estensione, ma praticamente non ce ne accorgiamo; poi in autunno e soprattutto d'inverno tornano a riformarsi più o meno nelle stesse aree. 

Hanno detto che nel giro di pochi anni sarebbero scomparsi del tutto, e l'estate del 2007 aveva fatto davvero temere il peggio. Ma oggi le cose stanno in modo ben diverso. L'unica tendenza "preoccupante" è la diminuzione del minimo di estensione estiva; sebbene dopo il 2007 si è registrata una certa inversione di tendenza.  

Con la prima decade di settembre si tocca infatti il minimo assoluto di estensione e c'è da giurare che qualcuno tenterà la solita speculazione catastrofista. L'ultimo grosso "speculatore" fu proprio il segretario dell'ONU che lo scorso anno, alla vigilia del vertice di Copenaghen, si fece accompagnare in "crociera" proprio a metà del mese di settembre, a denunciare lo "scioglimento" del polo nord!

Ma vediamo come stanno le cose, oggi. All'appello della media 1979-2008, mancano ben 1.350.000 km2; ma nel 2007, nello stesso periodo, ne mancavano altri 500.000. Insomma, sotto questo punto do vista va meglio. Nel mese di giugno però, i valori di anomalia negativa del 2007, erano stati ampiamente superati, facendo gridare subito alla catastrofe ormai prossima. 

Come si può notare le oscillazioni, anche notevoli, sono un fatto comune per i ghiacci galleggianti dell'Artico, ed una primavera piuttosto calda in un settore, può fare la differenza sui bacini adiacenti. E' proprio quello che è successo sul comparto orientale canadese e sui rispettivi ghiacci della Baia di Hudson, scongelatisi prematuramente tra aprile e maggio. 

Oggi la Baia di Hudson è quasi del tutto scongelata, non partecipa pertanto all'estensione attuale della banchisa; ma altri settori sono in sofferenza: in particolare il mare di Beaufort e quello che circonda l'Arcipelago Canadese, complice un mese di luglio piuttosto mite. 

Lo stesso dicasi per il Mar di Barents e il Mar di Kara, prospicienti, manco a dirlo, alla Russia Europea. Il porto russo di Murmansk, oltre il circolo polare artico, ha toccato i 30°C nei giorni scorsi!

Anche il Mare di Groenlandia, nel suo settore più meridionale prossimo all'Islanda, manifesta qualche mancanza; che si equilibria però con un surplus più a nord, a livello delle Svalbard.

Decisamente positiva è l'anomalia dei bacini che bagnano la Siberia, dove l'estensione è maggiore rispetto alla media, con una superificie in più paragonabile a quella della nostra Italia. In questo caso l'estate è risultata mediamente più fresca del normale.

Per concludere, si può notare quindi che: 1) i ghiacci galleggianti dell'Artico non stanno affatto scomparendo, 2) più che influenzare il clima e le temperature delle regioni adiacenti, lo subiscono, 3) non sono in linea con quelli dell'Antartico che, invece di diminuire, sono in costante aumento.

Il risultato è che mettendoli insieme, a questo punto della stagione che è quasi il peggiore per l'Artico, ma non è ancora il migliore per l'Antartico, siamo in perfetta media di estensione 1979-2008. 

Monitoriamo e studiamo, perché ancora sappiamo poco e i dati effettivi, satellitari, risalgono solo al 1979; prima i rilevamenti erano solo terrestri e per giunta parziali.    


Autore : Giuseppe Tito

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