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Come si disegnano i fronti sulle mappe meteorologiche?

Vi mettiamo a disposizione una breve guida per avere qualche indicazione in più nella lettura delle carte meteorologiche.

In primo piano - 2 Marzo 2006, ore 12.00

Gli ammassi nuvolosi più grandi, le piogge prolungate, ma anche i temporali più intensi, si sviluppano in seno alle perturbazioni atmosferiche, quelle “onde” che si creano all’interno dei grandi flussi d’aria e che hanno importanza fondamentale nella previsione del tempo che farà. E’ quindi estremamente importante saper interpretare le mappe meteorologiche sotto tutti i punti di vista possibili, perché solo in tal modo si potrà individuare la posizione passata, presente e futura delle perturbazioni atmosferiche, con tutte le conseguenze del caso. In generale i parametri più importanti ai quali si fa riferimento per individuare un fronte sono l’andamento della pressione, del geopotenziale (vedi articoli correlati) e della temperatura. Innanzitutto vanno ricercati i centri delle figure di bassa pressione, e da quelli individuare la posizione dei fronti (quasi sempre presenti) “tagliando” perpendicolarmente le isobare (linee che uniscono tutti i punti ad uguale pressione) dove queste presentano una curvatura più accentuata, ed allo stesso tempo scorrendo parallelamente alle isoterme (linee ad uguale temperatura). Questo concetto potrebbe sembrare molto complicato, ma in realtà risulta molto semplice applicarlo direttamente su una mappa. Una volta individuata la “linea frontale” bisogna distinguere i fronti caldi da quelli freddi; in generale si può seguire questo metodo grossolano ma nella maggior parte dei casi molto efficace: FRONTI CALDI: sono quei tratti di linea frontale che, ruotando in senso orario lungo una isobara, sono seguiti da temperature più elevate. FRONTI FREDDI: al contrario, seguendo sempre una rotazione oraria lungo una isobara, sono seguiti da temperature più basse. Il fronte occluso riveste infine un ruolo molto particolare, e risulta di individuazione leggermente più complessa; si tratta infatti di una linea frontale sviluppata solo a quote ben definite, e quindi spesso non se ne trova traccia nelle carte del tempo al suolo. Occorre quindi andare ad osservare mappe in quota, nelle quali al posto della pressione atmosferica è indicato il geopotenziale; in tal caso il fronte occluso sarà rappresentato dalla linea frontale che si sviluppa dal punto dove si incrociano fronte freddo e fronte caldo (alla quota indicata) verso linee dove il geopotenziale risulta sempre più basso; esistono anche delle eccezioni a questa regola, ma sono poco frequenti. Si nota comunque che in tal caso il fronte attraversa le isoterme, e non gli scorre parallelo. Come si fa a capire quanto è lungo il fronte occluso? Si disegna la linea frontale occlusa fino a che si incontrano isoterme “appuntite”; se lungo l’ipotetico fronte occluso le isoterme tendono a diventare più arrotondate, allora in realtà il fronte su quella zona non esiste.

Autore : Lorenzo Catania

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