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Come e perchè si è arrivati a questa situazione di emergenza caldo? Cosa ci aspetta?

I nostri speciali di approfondimento.

In primo piano - 14 Agosto 2003, ore 08.30

L’anticiclone delle Azzorre, supportato in quota da una massa d’aria calda di matrice subtropicale, ha ricoperto gran parte dell’Europa centro-occidentale e quasi tutto il bacino del Mediterraneo per oltre due mesi, salvo lievi pause. Viceversa, sull’estremo est europeo e sulla Russia, ha dominato la scena una depressione fredda, caratterizzata da tempo perturbato. Le due figure hanno presentato carattere di stazionarietà. E’ una configurazione, di per sé già anomala, che purtroppo si è verificata spesso nelle ultime stagioni invernali, portando siccità ad oltranza al nord ed impulsi freddi a lambire le nostre regioni adriatiche e il sud, dove si sono verificate nevicate sino a bassa quota. Nei mesi primaverili ed estivi l’anomalia si è riproposta nella stessa misura, facendo precipitare la situazione al nord, dove per mesi non è transitata alcuna perturbazione atlantica carica di pioggia e le temperature sono risultate ben al di sopra della media. Situazione molto simile anche al centro, se si pensa che su Roma, ad eccezione di qualche sporadico acquazzone, non piove seriamente dal 21 aprile. Il meridione invece, lasciato ancora una volta parzialmente scoperto da questa immensa bolla anticiclonica, ha beneficiato di temperature più basse e anche di rovesci temporaleschi più frequenti, specie in primavera. L’eccezionalità della situazione meteorologica che abbiamo vissuto si spiega dunque con la persistenza di uno “schema” barico a noi sfavorevole e certamente anomalo. Tra le tante motivazioni addotte a giustificare l’anomalia c’è l’eccessivo innalzamento verso nord della “Linea di Convergenza Intertropicale” che avrebbe favorito la persistenza dell’anticiclone africano. La serenità del cielo e la forte insolazione non sono però condizioni sufficienti a giustificare i valori record di questi ultimi giorni. Si chiama allora in causa l’azione di compressione e riscaldamento delle masse d’aria esercitata dall’anticiclone, oltre alla completa assenza di ventilazione. Il caldo è così rimasto imprigionato soprattutto nelle grandi aree urbane, mantenendo le temperature minime su livelli anche superiori ai 25°C. Nell’estate dei record dobbiamo però ricordare che non è stato battuto quello della temperatura massima assoluta che appartiene alla città di Bari, che nell’agosto del 1994 registrò 44,8°C, contro una media di 29,4°C. Sempre nel 1994 si segnalano valori molto elevati anche a Brindisi con 43,8°C e a Catania, con 43,4°C. Ora però le cose stanno gradualmente cambiando e si profila l’ingresso di aria instabile e meno calda a partire dal settentrione: vi sarà così occasione per qualche temporale anche di forte intensità sulle Alpi, con parziale coinvolgimento delle pianure nel giorno di Ferragosto. Una fase temporalesca che giunga dopo un periodo tanto caldo, pur non essendo accompagnata da un vero e proprio fronte freddo organizzato, può provocare intense raffiche di vento, grandinate e colate detritiche in alta quota. Anche le zone appenniniche del centro conosceranno qualche forte acquazzone, più probabile sui settori toscani e marchigiani. Più a sud dominerà ancora il sole ma farà leggermente meno caldo. Per la giornata di domenica si attende poi un ulteriore peggioramento al nord-ovest con temporali organizzati a partire da Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia. Il richiamo di correnti umide dal mare potrebbe anche favorire precipitazioni abbondanti e addirittura locali nubifragi. E’ probabile un coinvolgimento della Toscana entro le prime ore di lunedì, mentre sulle altre regioni, proprio il richiamo delle correnti meridionali potrà provocare un temporaneo rialzo termico. Al nord invece le temperature caleranno ulteriormente, e dopo intere settimane passate oltre i 30°C, un calo di 10°C nel corso di un temporale, provocherà alla popolazione una gradevole sensazione di refrigerio. Al centro-sud un calo apprezzabile della temperatura dovrebbe aversi martedì con la rotazione delle correnti a nord, ma non sono attese su queste zone precipitazioni significative. Si spera davvero che il peggio passi entro martedì. Anche nel malaugurato caso infatti che l’anticiclone africano si riaffacciasse sulla Penisola nell’ultima decade del mese, la diminuzione della durata dell’insolazione dovrebbe impedire il raggiungimento di nuovi record.

Autore : Redazione

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