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CNR: nebbia dimezzata (ma non scomparsa) in Valpadana

La natura sempre più soffocata dal cemento, il parziale miglioramento della qualità dell'aria e un rialzo generale delle temperature hanno limitato ma ovviamente non cancellato il fenomeno.

In primo piano - 18 Novembre 2015, ore 13.12

La nebbia di una volta forse non c'è più ed è molto meno frequente, ma nella bassa picchia ancora duro, nonostante il comunicato diffuso dal CNR alla stampa.

E' vero, c'è stata una diminuzione del fenomeno, ma provate ad inoltrarvi nelle campagne della bassa Lombardia, del basso Veneto e spesso anche dell'Emilia e del basso Piemonte in una notte serena ed umida autunnale per vedere l'effetto che fa.

Ancora oggi molti abitanti di quelle zone, quando si trovano a viaggiare nelle campagne a visibilità zero, abbassano il finestrino per vederci di più ed ascoltare i rumori per non finire in qualche fosso, nonostante conoscano le strade da molti anni. Dunque, prendiamo il dato, lo mettiamo in tasca, ma per favore non abbassiamo l'attenzione sul fenomeno, che è pur sempre temibile e rimarrà con noi ancora a lungo, specie in pieno inverno.
 
IL CNR ricorda che le goccioline contenute nella nebbia "agiscono come veri e propri assorbitori e concentratori degli inquinanti presenti nell'aria, che in tal modo sono più facilmente trasportati nell'atmosfera, depositati sulla vegetazione e inalati nelle nostre vie respiratorie". Naturalmente il contributo maggiore alla limitazione del fenomeno l'ha dato l'indubbio e costante aumento delle temperature medie durante la stagione fredda, ma anche la grave opera di cementificazione che ha invaso la povera Valpadana.

IL CNR specifica che negli ultimi decenni anche la "concentrazione di inquinanti nelle goccioline di nebbia si è parallelamente ridotta, di circa l'80%, riflettendo una riduzione delle emissioni dei principali inquinanti: anidride solforosa, ossidi di azoto, ammoniaca, rispettivamente del 90%, 44% e 31%, e soprattutto sono diminuite le emissioni acidificanti portando l'acidità della nebbia in condizioni prossime alla neutralità".

Nelle goccioline d'acqua i ricercatori hanno comunque rilevato un contenuto medio di 1 mg per litro di particolato carbonioso originato da processi di combustione (riscaldamento domestico, combustione di legna e residui agricoli, produzione di energia, traffico).

L'Organizzazione mondiale della sanità ha da tempo dato l'allarme sui possibili effetti di questi composti che potrebbero essere responsabili delle affezioni respiratorie e cardiovascolari e, in alcuni casi, di insorgenza di tumori.


 


Autore : Report di Alessio Grosso

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