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Clima: raggi cosmici e ghiacci artici, una possibile correlazione

La tanto discussa teoria dei raggi cosmici che sarebbero alla base della maggior o minor formazione di copertura nuvolosa sul nostro Pianeta potrebbe trovare riscontro nello specchio primario del clima: i ghiacci polari.

In primo piano - 1 Luglio 2010, ore 07.33

Che i ghiacci dell'Artico si trovino in pessimo stato di salute è cosa ormai ampiamente e dolorosamente risaputa.  Che gli stessi siano una delle più importanti spie dell'andamento climatico a livello almeno emisferico anche. Ebbene la correlazione che vede troneggiare l'equazione: meno ghiacci=clima più caldo dà un riultato scontato.

Andiamo a vedere invece cos'altro e perchè potrebbe influire sull'andamento dei ghiacci polari. Al di là dei motivi strettamente sinottici, dovuti alla preponderanza di un certo tipo di circolazione (vedi andamento delll'indice AO), oppure al di là di implicazioni oceaniche (vedi l'ingerenza di correnti calde in risalita dalle bocche atlantiche piuttosto che attraverso lo stretto di Bering) potrebbe esserci dell'altro.

Subito si alza un coro scontato: "la presenza della CO2". Vero potrebbe essere un fattore sinergico importante così come la presenza aumentata del metano (dovuta al rilascio da parte dei terreni non più coperti da ghiaccio), altro gas che potrebbe rientrare nel feedback di un clima riscaldatosi. C'è però anche il gas serra numero uno: il vapore acqueo. Ora però non vogliamo entrare nel merito del perchè i ghiacci si stiano assottigliando, ma vorremmo capire cosa potrebbe frenare questo spiacevole andamento.

A tal proposito abbiamo notato una ipotetica correlazione che potrebbe essere un buon punto di partenza per controlli e analisi più approfondite. I raggi cosmici e l'andamento dei ghiacci polari. Cosa potrebbe legare questi due elementi all'apparenza così differenti? Guardiamo i due grafici proposti: il primo rappresenta la curva dei raggi cosmici (flussi ionizzati provenienti dal Sole), dovuti alle fluttuazioni dell'attività solare nei primi sei mesi del 2010. Nel secondo grafico è rappresentato invece l'andamento dei ghiacci artici nei primi quattro mesi del 2010.

Ebbene abbiamo notato che nel periodo in esame si è verificato uno sbalzo di entrambi gli elementi pressochè speculare e della medesima magnitudo. Fermo il fatto della possiile coincidenza, possiamo comunque rimarcare che la diminuzione dei raggi cosmici in determinati periodi dell'anno, può favorire o sfavorire la preservazione della massa glaciale artica. La minor presenza di nuvole ad esempio, dimostrata essere correlata ad una maggior presenza di raggi cosmici, porterebbe dunque ad una maggiore dispersione della radiazione infrarossa nelle lunghe e prevalenti ore notturne polari.

Viceversa un aumentato quantitativo di raggi cosmici porterebbe ad una maggior copertura nuvolosa globale, con maggior filtraggio della radiazione solare diretta (più avvertibile alle medio-basse latitudini del Pianeta con abbassamento delle temperature), ma con minima dispersione della radiazione infrarossa, quella più deleteria per i ghiacci, in quelle polari, a causa della prevalenza delle ore di buio o di sole radente presenti su queste aree. 


Autore : Luca Angelini

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