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Clima: il bosco italiano non si riduce, anzi aumenta!

Un lavoro di Mauro Agnoletti, del dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Facoltà di Agraria, Università di Firenze, coordinatore della commissione Paesaggio, mette a nudo la situazione del paesaggio italiano e traccia un quadro che, pur problematico, non si può certo definire pessimistico.

In primo piano - 19 Agosto 2014, ore 14.12

Dai dati presentati si osserva che il periodo tra l'Unità d'Italia e gli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale registra un'importante contrazione della superficie forestale italiana, dovuta soprattutto all'espansione delle aree agricole e pascolive.
L'aumento della superficie forestale verificatosi tra il 1914 ed il 1929 è dovuto in gran parte all'annessione del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, in seguito alla Grande Guerra.
 
In ogni caso dal 20 in poi si registra una stabile inversione di tendenza che si mantiene costante fino ai giorni nostri e che vede la superficie forestale più che RADDOPPIATA nella sua estensione.

D'altra parte, spiega Agnoletti, l'inventario Forestale Nazionale dal 1985 portava i boschi a 8.302.000 Ha, l'Istat ne indicava 6.822.000 ha, mentre la FAO calcolava la superficie forestale italiana pari a più di 10 milioni di ettari, un dato assai vicino a quello dell'inventario forestale nazionale attuale. Sono certamente dati dissimili ma in qualche modo paragonabili conclude l'autore del rapporto, se si considerano possibili errori di rilevamento tra il 1850 ed i primi del 900.
 
Nel panorama nazionale vi sono comunque testimonianze certe dell'aumento delle conifere, come dimostra l'aumento di un terzo della presenza di conifere nei boschi del Trentino. Colpisce l'aumento di quattro volte nell'estensione dei boschi in Sardegna dal 1929 ad oggi e la generale riduzione del ceduo composto, quasi scomparso in Campania dal 1947 in poi, con l'aumento conseguente del ceduo semplice, chiaro indice della semplificazione delle forme colturali che caratterizza anche l'evoluzione del paesaggio forestale.
 
Le tendenze nazionali in campo forestale testimoniano un processo generale che va di pari passo con l'aumento della superficie boscata e l'abbandono di ben 16 milioni di ettari di terreno agricolo, e cioè la riduzione della diversità del paesaggio dovute alla semplificazione delle molte forme di governo forestale esistenti, la riduzione dei castagneti da frutto e delle piante arboree nei campi e nei pascoli. 
 
Tra i fattori responsabili dei cambiamenti del paesaggio italiano, l'incremento demografico ha senza dubbio avuto un ruolo primario. I processi in atto nel periodo tra l'Unità d'Italia e il 1925 provocarono il raddoppio della popolazione italiana e diedero luogo ad un vero e proprio assalto alla montagna, che salì da 5 a 8 milioni e mezzo nel 1925, con record di accrescimento su Alpi e Prealpi anche nel secondo dopoguerra.
 
La necessità di nuove aree coltivabili non fu risolta con un aumento della produzione unitaria attraverso lo sviluppo tecnologico, ma piuttosto con l'estensione della superficie coltivata, mettendo a coltura anche aree molto acclivi e bonificando i terreni paludosi.

Sicuramente l'aumento della popolazione cessa di produrre deforestazione quando i boschi non sono più di ostacolo all'estensione di pascoli e coltivi.

Nel secondo dopoguerra nuove fonti energetiche sostituiscono i combustibili vegetali, riducendo la pressione sul bosco, ma soprattutto l'industria ed i servizi assorbono molta manodopera che abbandona campagna e montagna.
 
In queste condizioni si intuisce come il bosco si sia rimpossessato delle aree abbandonate sino ad occupare addirittura spazi nuovi.
 
Dal punto di vista dell'estensione Agnoletti conclude che le foreste "si trovano oggi in uno dei momenti di massima espansione rispetto agli ultimi 2 secoli; la forestazione avanza al ritmo di circa 74.000 Ha all'anno dal 1920 e NON SONO IN ATTO processi di deforestazione significativa, nè per gli incendi, largamente inferiori all'aumento dei boschi, nè per il RISCALDAMENTO CLIMATICO che NON sembra avere avuto effetti sensibili su tale tendenza, nè oltretutto l'aumento delle foreste sembra averlo rallentato".
 
L'aumento dei boschi è però stato accompagnato dalla semplificazione delle strutture forestali dovuta alla sospensione delle pratiche colturali tradizionali e da una forte semplificazione del mosaico paesistico, soprattutto nelle regioni di montagna.
 

Autore : Report e riduzione di Alessio Grosso

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