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CLIMA: come stanno veramente le cose? (Prima parte)

Analisi riassuntiva di Alessio Grosso.

In primo piano - 28 Luglio 2009, ore 11.07

Studiare il clima non è una passeggiata: sono tantissimi i mezzi a cui si ricorre oggi per avere un'idea del clima del passato la più precisa possibile. Si passa dallo studio dei sedimenti marini, al carotaggio dei ghiacci, a quello dei reperti fossili vegetali e animali, sino alle sezioni lignee di tronchi delle piante, alle eruzioni vulcaniche e all'impatto di asteroidi. La ricerca prende spunto anche dallo studio delle civiltà antiche; infinita la raccolti dati, fotografie e cronache storiche. Ultimamente è divenuto di grande importanza lo studio e l'analisi degli indici teleconnettivi. Che il regime pluviometrico sia cambiato è sotto gli occhi di tutti: transitano neno perturbazioni, il flusso perturbato atlantico scorre più a nord. Le nevicate sono in diminuzione sulle Alpi del 20% dal 1980. Dal 1880 l'aumento della temperatura globale +1° nei piani più bassi della troposfera è stato sufficiente a ridurre il 50% dei ghiacciai montani della Terra. Viviamo spesso lunghe fasi asciutte, l'inverno risulta sempre più breve, lunghe primavere assomigliano spesso già all'estate a partire da aprile e il contributo africano, dunque caldo, alla stabilità mediterranea risulta sempre più invadente. A tal proposito mi si chiede di spiegare come mai si fa sempre più riferimento a questa figura (l'anticiclone africano) e sempre meno a quella azzorriana. Tutto deriva dall'affondo delle saccature atlantiche che di fatto scindono il connubio tra queste due figure. Quella azzorriana infatti ha bisogno di una maggiore spinta del getto alla latitudine del centro Europa ed è presente anche al suolo, rispetto a quello africano che invece non ha praticamente riscontro al suolo e vive degli affondi dell'aria fredda sull'ovest del Continente, richiamati da una anomalia termica negativa della temperatura superficiale oceanica. In ogni caso lo spostamento verso nord della cella di Hadley e l'influenza del monsone dell'Africa occidentale, spingono questa bolla calda africana sempre più a nord. E' un trend degli ultimi anni che merita sicuramente la nostra attenzione, da ricondurre all'InterTropical Convergence Zone, cioè la linea di convergenza intertropicale originata dall'incontro tra gli Alisei dell'emisfero Nord e quelli dell'emisfero Sud. Una linea posizionata in maniera anomala verso nord predispone ad un’invasione dell'anticiclone africano su di noi. Con l'anticiclone delle Azzorre proteso invece lungo i paralleli il clima estivo diventa più normale, la gobba africa, sebbene presente, segue questo stiramento e non riesce più ad indirizzare verso di noi l'aria bollente di estrazione sahariana. Tutto questo ha determinato una forte riduzione dei ghiacciai: Alpi Marittime: riduzione del 92% dal 60 al 2008 Altrove ablazione tra il 10% e il 30%. Il Bianco e il Rosa risentono meno della crisi: ritiro solo dal 1990. Quota media zero termico: è salita da 3300m (60-90) a 3800 m attuali. Sono aumentati i giorni di pioggia estivi. La situazione dei ghiacciai dolomitici non è analogamente confortante: 695 ettari pari a 6,95 kmq, di cui il 49% coperto da detriti. Negli ultimi 90 anni riduzione del 47% della superficie occupata. Forte regresso tra il 1910 e il 1973, successiva ripresa tra il 1973 e il 1976 e tra l’80 e l’81, poi regresso costante Meno precipitazioni invernali e primaverili, aumento temperature estive di 1°C dal 1980 Transito dimezzato delle perturbazioni. Fine della prima parte

Autore : Alessio Grosso

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