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CLAMOROSO! Le previsioni CATASTROFICHE smentite dai fatti! Dal caldo alla glaciazione? Mah!

Ecco cosa NON è successo!

In primo piano - 12 Aprile 2016, ore 11.42

Un rapporto del Pentagono completato alla fine del 2003 e commissionato da Andrew Marshall, un guru della pianificazione strategica, e destinato al Presidente americano G.W. Bush, è stato “intercettato” dalla rivista «Fortune» che, poi, l’ha diffuso alla stampa internazionale tramite il prestigioso quotidiano britannico «The Observer».

Il rapporto, ormai non più segreto, disegnava uno scenario allarmante con questo ammonimento: “i cambiamenti climatici nei prossimi vent'anni rischiano di provocare una catastrofe globale con perdite di milioni di vite umane in guerre e disastri naturali nei prossimi due decenni. L'effetto serra è peggio di Al Qaida”.

Testualmente si annunciava che: «rivolte e conflitti diventeranno parte endemica della società: la guerra tornerà a definire i parametri della vita umana». Va detto che di studi e di rapporti, come quello appena pubblicato, la Casa Bianca ne commissiona continuamente, al fine di non farsi trovare impreparata in caso di eventuali catastrofi che possano coinvolgere la nazione, per poi tentare, se possibile, di prevenirle o di prevederle per tempo.

Esistono rapporti e piani di emergenza anche in caso di impatti di asteroidi e di altre situazioni potenzialmente pericolose anche se improbabili. La cosa che ha stupito, piuttosto, è che il risultato di questa ricerca sia stato tenuto segreto per almeno 3 mesi, forse perché troppo scomodo per la politica poco ambientalista del presidente, e che probabilmente, se non fosse stato svelato dalla stampa, starebbe ancora nei cassetti del Presidente. Il documento, commissionato dal dipartimento della Difesa a due esperti di pianificazione strategica, descrive i bruschi cambiamenti del clima che avrebbero atteso il pianeta tra il 2010 e il 2020.

La data iniziale, il 2010, avrebbe visto un blocco della Corrente del Golfo (CdG), già ipotizzato e studiato da diversi anni dal Prof. Robert Gagosian, direttore del Woods Hole Oceanographic Institution nel Massachusetts.

Tale blocco non sarebbe STATO altro che una delle conseguenze peculiari prodotte dall’Effetto Serra, o comunque dal riscaldamento globale tuttora in atto. Si avvertiva che, uno spegnimento improvviso della corrente, avrebbe portato, nell’arco di soli 10 anni, gran parte dell’Emisfero Settentrionale a confrontarsi con inverni rigidissimi.

L'Europa sarebbe stata la regione più colpita dagli effetti del raffreddamento climatico, subendo un calo di 3,5°C della temperatura media, contro i 2,8°C in meno che si avrebbero lungo la Costa Est del Nord-America. Avremmo dovuto sperimentare temperature sufficientemente basse a far crescere velocemente i ghiacciai alpini e, d’inverno, a far congelare le acque di fiumi, canali e porti, e a stringere le linee navali nord atlantiche nella morsa del ghiaccio.

Gran Bretagna e Irlanda sarebbero state interessate da un clima quasi paragonabile a quello che attualmente si ha in Islanda, mentre l’Islanda stessa sarebbe diventata una succursale del Polo Nord, praticamente inabitabile, se non per le missioni scientifiche, come ora accade in Antartide.

Paesi come la Francia, la Spagna e in generale le coste che si affacciano sull’Atlantico settentrionale, avrebbero subito un netto cambiamento termico e sperimentato mesi invernali rigidissimi.

Le conseguenze si sarebbero avvertite anche nelle regioni piú continentali europee, dove il clima sarebbe diventato ancora piú rigido ma anche piú secco. Il Mediterraneo sicuramente avrebbero risentito in misura minore degli effetti di questo fenomeno, ma, comunque, avrebbe conosciuto periodi freddi con incursioni gelide per opera di correnti siberiane o fronti polari, il mare, poi, genererebbe quei contrasti termici e quel contributo umido in grado di alimentare depressioni locali che, alimentate dall’aria fredda, avrebbe prodotto, molto probabilmente, frequenti ed abbondanti nevicate.

La neve al suolo per lungo tempo sarebbe diventata la norma negli inverni di molte regioni europee ed anche italiane. La penisola scandinava dovrebbe aver vissuto già dal 2010 un clima rigidissimo, e le temperature che oggi si registrano solo nell’entroterra finnico o sulle montagne norvegesi si sarebbero dovute estendere anche alla costa.

Tutto ciò avrebbe causato una enorme, ed esponenziale, crescita del fabbisogno di energia elettrica, e costretto le tecniche agricole, di allevamento, di pesca, e di trasporto, ed in generale molte delle nostre attività, a grandi ed urgenti cambiamenti.

In poche parole il mondo e la sua economia, dato che sarebbe coinvolta una zona in cui è concentrato ben il 60% dell’economia mondiale, avrebbe dovuto cambiare drasticamente, con gravi conseguenze sulla stabilità sociale, ed anche, e soprattutto, sulla politica internazionale. 

L'attendibilità di questa previsione è risultata prossima allo zero! 

C'è però da aggiungere che nel mare della Groenlandia, intorno agli anni ’80, la presenza del sale era diminuita enormemente, per poi riprendersi temporaneamente ed avere un nuovo crollo negli ultimi 15 anni. Ovviamente, i “guasti” locali possono accadere senza particolari conseguenze, è una questione di frequenza e di vastità delle anomalie, ma il declino presente, ormai abbastanza diffuso, non è molto rassicurante.

Cambiamenti repentini nel clima europeo, ma di minore entità, sarebbero, forse, riconducibili anche al solo indebolimento della Corrente del Golfo, e attualmente si stanno studiando i collegamenti esistenti tra le oscillazioni della circolazione atmosferica nord-atlantica (NAO), ed in generale del clima europeo, e le fluttuazioni della Corrente del Golfo. Va considerata una ulteriore, ipotetica, aggravante, ossia il fatto che l’intensità della radiazione media emessa dal Sole sta attualmente attraversando una fase naturale di indebolimento, il che, come previsto dalle prospettive formulate nella teoria di Milankovitch, preannuncerebbe l’avvicinarsi della prossima era glaciale.

Questo fatto potrebbe, a tutti gli effetti, far fare, all’eventuale piccola era glaciale prodotta dal blocco della corrente, da innesco ad una nuova, vera era glaciale, non riuscendo ormai il Sole a contrastare un’eventuale crescita dell’effetto albedo. Quello di cui stiamo parlando non è niente di nuovo per la Terra, è già accaduto in passato e accadrà nuovamente.

La mancanza di dati sufficienti e convincenti, e di una “teoria unficatrice”capace di tenere conto dei molteplici fattori di influenza e di feedback, per il momento, non ci consente di dare una risposta precisa sul clima che ci aspetta nei prossimi decenni. La stessa teoria, che tiene conto dell’influenza dell’effetto serra di origine antropica, partendo da presupposti simili, può dare risultati contrastanti.

Infatti l’esclusione o meno di un parametro, quale l’influenza delle acque fresche sulla circolazione termoalina, può portare a due scenari climatici praticamente opposti. La speranza è che l’umanità possa trovare, al più presto, delle risposte certe a questi quesiti, per cercare, così, di non farsi trovare impreparata di fronte al prossimo eventuale scatto climatico.
 


Autore : Massimiliano Santini, rielaborazione ed attualizzazione Alessio Grosso

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