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Chi pagherà il conto?

Mentre la petroliera "Prestige" affonda nell'Atlantico riversando sulle coste della Galizia 70.000 tonnellate di greggio, nel Mare del Nord è strage di foche per un virus causato da inquinanti chimici messi in circolazione dall'uomo. Una riflessione, e nulla più, per chiederci se è giusto che a pagare il conto più salato siano animali del tutto innocenti che si vedono avvelenare il proprio mare, i propri cieli e la propria terra.

In primo piano - 21 Novembre 2002, ore 09.05

Guardate questa foto. Ingranditela. Cercate di capire. Capire cosa questo uccello, terrorizzato nella sua atroce agonìa, sta tentando di dire all'uomo che gli si para innanzi con una macchina fotografica. Il volatile non può più volare, si muove a fatica, ha perso il contatto con i suoi simili, e con ogni probabilità è condannato a morte sicura. Una morte assurda, il cui unico responsabile altri non è che la specie umana. Siamo in Galizia. Poco più in là, in pieno Atlantico, la petroliera "Prestige" è affondata, dopo essersi spaccata in due tronconi, ma soprattutto dopo aver riversato in mare una quantità abominevole di petrolio. Spostatevi verso nord-est di poche migliaia di chilometri, raggiungete il Mare del Nord. Il 50% della popolazione di foche di questo bacino è stata letteralmente sterminata da un virus che si è introdotto nelle acque e nella catena alimentare, causa una particolare combinazione e concentrazione di inquinanti. Un virus assolutamente spaventoso, capace di bloccare l'attività di cuore, polmoni e cervello di questi poveri animali. Credo ci sia poco da aggiungere alle note di cronaca offerte in questi giorni da stampa e tv. Credo altresì che ci sia poco di cui fidarsi nelle parole di chi si dice pronto ad impegnarsi affinché ciò non accada più. Parole vecchie di anni, decenni. Siamo stanchi. Mi spiace, ma noi non ci crediamo più. Non crediamo più all'uomo, alle sue promesse da secondi fini. Crediamo invece nel suo arrivismo e nella sua ipocrisia. Crediamo nella più brutale bestialità di chi si dice "superiore" a tante - forse a tutte - forme di vita terrestre. Crediamo però che ci sia, nascosta da qualche parte, tanta voglia di farla finita, una volta per tutte. Gli ultimi spiccioli vogliamo spenderli proprio per questo: difendiamo ciò che ci sta intorno, perché è un bene di Dio. E non vogliamo che del nostro appello rimanga solo l'eco di un grido disperato, perché sarebbe come dire: riversiamo in mare altro petrolio.

Autore : Emanuele Latini (arbolle)

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