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Che inverno sarà? La possibile influenza del sole, le conseguenze dell'esplosione del 6 dicembre sul Vortice Polare e in stratosfera. L'ipotesi di Lorenzo Catania (DA NON PERDERE)

Il nostro Astro sta raggiungendo il minimo undecennale di attività. Quali possono essere le conseguenze sulla circolazione generale atmosferica?

In primo piano - 9 Dicembre 2006, ore 08.39

Verso la metà della primavera 2007 è previsto che il Sole raggiunga il minimo del ciclo undecennale legato al numero di macchie sulla sua superficie; in poche parole adesso, anche se non ce ne rendiamo conto, il sole sta sonnecchiando. Questo ha implicazioni particolari? Si, perché diminuendo il flusso di materia dal Sole diminuisce anche l'energia che arriva al nostro pianeta, e quindi cambiano i bilanci termici e radiativi in genere sulla superficie e nell'atmosfera. Non c'è niente di particolare in tutto questo; come già detto, questo fenomeno si verifica ogni 11 anni circa e raramente provoca sconvolgimenti climatici concreti e di lunga durata. L'unico controesempio degno di nota riguarda la "Piccola Era Glaciale" a cavallo del 19° secolo, quando una anomala mancanza di macchie solari per più di 20 anni portò ad un periodo storico particolarmente freddo su buona parte del Pianeta, specie nell'Emisfero Nord. Tuttavia, nonostante ciò, non si può dire che le bizze periodiche del Sole non portino cambiamenti a corto raggio, cioè con effetti di limitata durata ed estensione. A tal proposito posso riferire di una mia osservazione interessante, compiuta insieme ad un collega, in riferimento ai minimi solari precedenti all'attuale, ovverosia ai periodi attorno all'inverno '84-'85 ed all'inverno 96: come molti ricorderanno infatti in entrambi i casi la stagione fredda fu caratterizzata da gelate improvvise, molto intense e di durata anomala, che portarono a registrare record storici (si rammentano ad esempio le temperature fino a -23, -28°C registrate in Pianura Padana e nelle zone interne della Toscana fra il 10 ed il 12 gennaio 1985). Ebbene, andando a controllare i dati provenienti dal Sole nei periodi sopracitati ho osservato come sia nel novembre '84 sia nel novembre '96 il Sole, pur sonnecchiando, abbia avuto un improvviso seppur breve risveglio, a causa di una enorme esplosione di gas sulla sua superficie, gas che poi è arrivato sulla Terra sottoforma di vento solare pochi giorni dopo. Perché allora non pensare ad un possibile legame tra l'attività solare in periodo di minimo e le dinamiche stratosferiche? Difatti il Vortice Polare, quel grande ciclone che in inverno genera le perturbazioni seguite dal freddo, ha una dinamica del tutto particolare, nel senso che la sua forza non dipende soltanto dall'intensità dei venti nella troposfera e nella stratosfera, ma anche dalle reazioni chimiche che avvengono in alta quota, tra i 20 ed i 50 km di altezza. E tra le reazioni chimiche più importanti che si ritrovano in stratosfera ci sono la cosiddetta fotodissociazione dell'ossigeno e (soprattutto) la conseguente possibile formazione dell'ozono, un processo che libera grandi quantità di calore. Quindi, se in un periodo in cui il sole presenta bassa attività si registra un'improvvisa impennata del flusso di materia che raggiunge la Terra, verosimilmente si avrà anche un'impennata di reazioni chimiche come la formazione dell'ozono, e quindi la liberazione di grosse quantità di calore alle alte quote stratosferiche ed alle alte latitudini. Pertanto il Vortice Polare, che è formato da aria gelida, potrebbe in tal modo subìre un colpo da "KO", che lo indebolirebbe improvvisamente portandolo a scendere verso le medie latitudini con tutta la sua massa gelida. Perché ho voluto porre l'accento su questa possibilità? Perché proprio il 5 e 6 dicembre scorsi ci sono state due esplosioni molto violente sulla superficie del Sole, anche se in zone dell'Astro piuttosto defilate dal nostro Pianeta. E' previsto che il vento solare (e quindi la materia espulsa dal Sole con questa esplosione) raggiunga la Terra in data odierna. Noi forse non ci accorgeremo di nulla (se non per qualche aurora boreale in più, dove possibile) ma lassù, attorno ai 50- 70 km di altezza, potrebbero esserci conseguenze più evidenti. Comunque quelle sopra esposte ovviamente sono solamente idee basate sull'esperienza e l'intuito che poco hanno a che vedere con la scienza vera e propria, vista la mancanza di documentazione ufficiale in proposito; con questo voglio dire che non prevedo assolutamente un gennaio gelido, o perlomeno, fino ad ora non ci sono segnali concreti che mi facciano pensare a ciò; tuttavia penso possa essere interessante ed utile porre l'accento su fenomeni astronomici che possono avere legami con la circolazione atmosferica ma che, per mancanza di approfondimenti o tempo utile, non sono stati ancora analizzati a fondo.

Autore : Lorenzo CATANIA

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