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CASA DOLCE CASA, ma non è proprio così...

Sono notevoli le fonti di inquinamento domestico.

In primo piano - 11 Aprile 2007, ore 09.32

La casa rappresenta da sempre la sicurezza e la protezione dai rigori del clima e dalle minacce esterne, un luogo in cui ci si sente al riparo da pericoli e da occhi indiscreti, provvisto di tutte le comodità. Nel corso degli anni sono stati compiuti sforzi notevoli per migliorarne la vivibilità e per eliminare le possibili cause di incidenti in fase di costruzione e di utilizzo: incendi, crolli delle strutture, umidità, scarsa igiene, freddo, eventi traumatici e scosse elettriche. Un tempo la casa era soprattutto un luogo sicuro dove rifugiarsi, nascondersi e proteggersi dai predatori e dalle intemperie. Oggi però i pericoli maggiori per la nostra salute si annidano proprio all’interno delle nostre case. La nostra salute è costantemente messa in pericolo da una forma insidiosa di inquinamento domestico, legata a un impiego sempre più massiccio di prodotti chimici e sintetici. Solo da poco si è potuto conoscere il prezzo che l’umanità paga per l’uso di questi nuovi prodotti e materie plastiche, che hanno avuto enorme successo e diffusione negli ambienti domestici. Per la maggior parte della giornata si vive in ambienti artificiali, forse addirittura a rischio, certamente fonti di tensione, essendo così estranei all’habitat naturale offerto dal territorio circostante. Ma anche lo stesso territorio è in pericolo a causa di questo inquinamento che noi, con le nostre scelte e le attività domestiche quotidiane, non facciamo che accrescere. Ogni volta che utilizziamo uno spray, laviamo i piatti, facciamo il bucato, ci laviamo, dipingiamo una stanza, compriamo prodotti a lunga conservazione o scegliamo tessuti in fibra sintetica, creiamo ulteriori difficoltà a noi stessi e all’ambiente. Inoltre, le nostre case fanno un grande spreco di risorse preziose, come energia, materiali e acqua; contemporaneamente producono una quantità di rifiuti, in parte tossici, che finiscono per essere riversati nell’ambiente. Da quando si è evoluto l’uomo conduce un’esistenza relativamente stabile: mangia lo stesso tipo di cibo, beve la stessa acqua, respira la stessa aria. Fino a poco tempo fa, tra l’uomo e la natura esisteva un certo equilibrio: se avvenivano dei mutamenti nell’ambiente o nel clima, tale equilibrio si ristabiliva in un processo evolutivo continuo. Grazie alle doti di intelligenza e di abilità manuale, la specie umana ha sviluppato una particolare capacità di interferire nell’equilibrio naturale e di modificare l’ambiente. La fabbricazione degli utensili, la scoperta del fuoco, la capacità di addomesticare gli animali per utilizzarli al proprio servizio, le nuove tecniche agricole e la costruzione di insediamenti abitativi stabili costituiscono i primi passi sulla via del progresso. Negli ultimi 50 anni, il ritmo dei cambiamenti operati dall’uomo sull’ambiente si è intensificato e oggi, dopo milioni di anni di graduale evoluzione, stiamo mettendo in pericolo la nostra stessa sopravvivenza, quelle delle altre specie viventi e dell’intero ecosistema. Il maggior pericolo derivante dalle sostanze sintetiche è legato al fatto che non se ne conoscano con precisione gli effetti a lungo termine, è infatti possibile che gli effetti di una determinata sostanza non si manifestino per molti anni, come nel caso delle malattie prodotte dall’intossicazione d’amianto, le quali si possono manifestare dopo 10 o 20 anni dopo l’esposizione. Esaminando con attenzione la propria casa si possono trovare dappertutto possibili fonti di inquinamento: gli elementi di copertura del tetto possono essere stati trattati con sostanze tossiche o isolati con materiali potenzialmente nocivi, nei muri con intercapedine può essere stata iniettata schiuma isolante che emana vapori di formaldeide, le vernici sintetiche e le carte da parati viniliche emanano esalazioni pericolose quando sono nuove, i pavimenti di legno possono essere stati trattati con vernici protettive sintetiche che emanano formaldeide e creano polvere, i mobili vengono spesso riempiti con poliuretano espanso, un prodotto altamente infiammabile, divani e poltrone a volte sono imbottiti con tessuti sintetici, le cucine e i mobili del salotto e della camera da letto sono a volte costruiti con legni trattati con pesticidi. Il caratteristico odore di una casa nuova, come quello di una nuova auto, è un evidente segnale di questa miscela chimica. Inoltre nelle abitazioni si può riscontrare anche l’esistenza di agenti inquinanti di origine meno recente: esalazioni e gas prodotti dalla cattiva combustione di fuochi, stufe, fornelli; il piombo delle condutture dell’acqua, muffe, batteri, organismi trasportati dall’aria. A tutto questo vanno sommati i normali prodotti di largo consumo: detersivo per la casa, sostanze lucidanti, cosmetici, medicinali, prodotti alimentari trattati con conservanti e coloranti, pesticidi da giardino, materiali per hobby, bricolage e manutenzione dell’auto. Chi lavora negli uffici, negli edifici pubblici e nelle scuole accusa talvolta sintomi ricorrenti come: emicranie, affaticamento, sonnolenza, irritazione agli occhi e al naso, gola secca, generale perdita di concentrazione e nausea. Mediante controlli dell’aria effettuati all’interno di questi ambienti è stato riscontrato la presenza di svariate sostanze chimiche inquinanti: formaldeide, radon, ossido di carbonio, anidride solforosa, ozono e composti particellari come il fumo di tabacco. Tuttavia, si pensa che questi sintomi siano attribuibili anche ad altri fattori, come la luce fluorescente, aria troppo calda e secca, un accumulo di ioni positivi e il disadattamento individuale all’ambiente. La medicina si trova oggi costretta a collegare sempre più malattie non a virus e microbi, quanto a fenomeni ambientali, che possono chimici, biologici e fisici. Con il notevole aumento di sostanze chimiche tossiche nell’ambiente, la sensibilizzazione è diventata una dei fondamentali oggetti di studio della medicina ambientale. La sensibilizzazione è una reazione alle sostanze chimiche tossiche presente nell’ambiente a livelli generalmente considerati non dannosi. Il fenomeno è sicuramente legato a particolari sostanze chimiche, alla loro concentrazione e alla predisposizione individuale. Una persona sensibilizzata può diventare progressivamente sempre più vulnerabile, tanto da reagire anche a quantità minime o a bassi tempi d’esposizione. Quando insorge la sensibilizzazione, l’organismo reagisce sulla base di quattro meccanismi fondamentali: - Quantità globale assunta: ogni individuo ha una soglia che fissa la quantità limite di sostanza contaminanti che il suo organismo può tollerare. Questa soglia è variabile e può essere abbassata dallo stress, dalle infezioni, dalla mancanza di sonno e da scarso esercizio fisico. - Adattamento: spesso si verifica una reazione fisiologica alla sostanza contaminante, ma ci si abitua a tal punto da non accorgersene più. Questo adattamento, si ripeterà a ogni nuova esposizione sino a raggiungere una fase di esaurimento delle capacità fisiche di adeguamento, in cui compare la malattia. - Bipolarità: la reazione naturale dell’organismo a una sostanza contaminante è l’attivazione dei suoi sistemi immunitari e non immunitari di difesa. Dapprima si verifica un aumento del ritmo metabolico nel tentativo di espellere l’agente inquinante e poi, a lungo andare, un forte abbassamento del ritmo con conseguente depressione dei sistemi di difesa. Alla distanza questa reazione bipolare porta l’esaurimento delle sostanze nutritive essenziali del sistema immunitario: insorge la malattia. - Biochimica individuale: ogni sistema immunitario è diverso dall’altro, quindi anche la sensibilità individuale varia. Si conoscono più di 1500 anomalie metaboliche congenite, che possono danneggiare le capacità naturali di difesa del corpo.

Autore : Gianpaolo Silvestri e Cristina Bucchi

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