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Calo dei consumi energetici, e la CO2?

La crisi economica spinge verso il basso i consumi energetici, un’occasione d’oro per veder diminuire le emissioni di CO2; ma sarà proprio così?

In primo piano - 29 Giugno 2009, ore 10.02

La crisi finanziaria di Wall Street e dintorni ha trascinato verso il basso l’economia globale, con essa i consumi e le rispettive produzioni. Ergo su tutti i fronti e dentro tutti i confini si registra un calo dei consumi energetici che in alcune nazioni sfiora il 10%. In ogni caso, a livello globale, tali consumi sono diminuiti del 3-4% in media, contrariamente a quanto previsto dagli studi WETO World energy, technology and climate policy out look di un paio di anni fa, quando la crisi era solo nella testa di qualche economista un po’ filosofo e un po’ apocalittico e il mondo sembrava andare a tutta randa. Per consumo di energia s’intende per lo più consumo di combustibili fossili, visto che le voci petrolio, carbone e gas naturale la fanno da padrone in gran parte degli stati industrializzati e in via di sviluppo, con una media del 90%. Da questo si deduce che nel prossimo periodo, molto prossimo, dovremmo registrare una diminuzione della quantità di CO2 in atmosfera. Tale calo dovrebbe incidere in maniera drastica e quantitativamente importante anche su quasi tutta la miscela di gas cosiddetti “climalteranti”. Si tratta di numeri ben al di sopra di quelli previsti dal noto Protocollo di Kyoto, almeno di un ordine di grandezza. Nel famigerato programma di Kyoto infatti, si parla di riduzioni programmate di qualche punto percentuale per decennio, specie nei paesi più industrializzati. In realtà i livelli di produzione di gas serra, almeno fino allo scorso anno erano in deciso aumento. Da ciò si evince ancora una volta il fallimento di Kyoto e di tutti gli eventuali simil-protocolli, tuttora in preparazione, che pretendono di poter indirizzare le scelte di sviluppo dei singoli stati e guidare il mondo globalizzato a suon di provvedimenti, regolamenti e sanzioni, sempre a carico economico e non solo degli ignari cittadini. Non sono infatti la politica e il potere decisionale delle amministrazioni nazionali e sovra-nazionali, bensì i poteri economici e finanziari dei grandi gruppi energetici e delle gigantesche multinazionali a decidere le sorti dell’umanità in questo inizio di XXI secolo. Dovrebbe far riflettere il fatto che se uno stato sovrano non indirizza la propria politica energetica in modo corretto viene prontamente sanzionato; una multinazionale dell’energia decide usi, prezzi e mercato di ciò che le conviene di più, senza che nessuno possa opporsi. E il Global Warming beneficierà di tutto ciò? Secondo il parere dei fautori di Kyoto e Co. dovrebbe! Calano i gas serra, giù le temperature globali. Sarà vero? Se anche fosse è troppo presto per dirlo, visto che nel frattempo altre manovre economico-energetiche stanno dando una spallata a questo pseudo-miglioramento atmosferico. Le energie cosiddette alternative e rinnovabili stanno infatti entrando in crisi anch’esse; costano troppo, sia nell’ambito dell’installazione-manutenzione, che nella ricerca-sviluppo. Si prevede infatti un calo degli investimenti, prontamente dirottati a favore della famiglia dei combustibili-fossili, rifugio delle beneamate economie di mercato ed in barba a tutti i protocolli ambientalisti, di una politica tanto immobile, quanto complice. Intanto per noi cittadini, comunque vada sono sempre mazzate, tra un’ondata di calore e una di aumenti delle tariffe energetiche. Il clima intanto fa quel che vuole e se costoro pensano di lucrare alle sue spalle, presto la natura potrebbe presentare il conto… e speriamo di poter pagare a rate! Noi.

Autore : Dott.Giuseppe Tito

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