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Caldo da terremoto, ma sarà vero?

Ancora una leggenda metropolitana da sfatare che vuole l’origine di un terremoto collegata ad un periodo di caldo intenso, anomalo e prolungato.

In primo piano - 7 Aprile 2009, ore 10.55

Che i vulcani possano influenzare il clima è stato più volte verificato; tuttora è oggetto di studio per l’ interpretazione delle variazioni climatiche del passato, allo scopo di poter prevedere il futuro in caso di nuovi eventi eruttivi di tipo parossistico. Che durante un’eruzione vulcanica si scatenino lampi e tuoni, piogge e “nevicate” miste di acqua, cenerei e polveri; anche questo molti hanno potuto verificarlo, purtroppo di persona. Insomma è risaputo che l’interno della terra, con le sue manifestazioni, può influenzare l’atmosfera e l’idrosfera che lo sovrastano; ma non è assolutamente vero il contrario. Esistono delle eccezioni; eventi locali e a piccola scala che solo gli esperti, forti di apparecchiature sofisticate, riescono a leggere come possibili segnali di attività vulcanica imminente. Ma questo solo in prossimità di edifici vulcanici attivi, dove le acque delle falde e i terreni superficiali possono deformarsi o emettere calore e vapori. Si possono anche ipotizzare delle scosse sismiche, a causa del magma che tenta di risalire verso la superficie. In realtà la maggior parte dei terremoti italiani e, in genere un po’ su tutto il pianeta, hanno origini un po’ diverse; ossia sono di origine tettonica; causati cioè dallo spostamento improvviso di alcuni tessere di quel mosaico di roccia tridimensionale di cui è formata la crosta terrestre. Ciò non richiede nessun riscaldamento preventivo né del sottosuolo, né tantomeno delle aree di superficie. Inoltre la quasi totalità dell’energia liberata dal terremoto viene assorbita dai movimenti poco elastici della crosta terrestre, soprattutto in prossimità della superficie, con gli effetti che purtroppo tutti conosciamo. Che ci possa essere un lieve aumento delle temperature durante o subito dopo il fenomeno non è escluso, ma prima è impensabile. A tutt’oggi tra l’altro, non esistono tecniche in grado di prevedere i terremoti in tempo ristretti, né tantomeno si cerca nella direzione dei cambiamenti di temperature nelle zone che potrebbero essere interessate. In definitiva è praticamente inutile associare i terremoti a ondate di calore fuori stagione. Sarebbe un po’ come associare una malattia contagiosa al freddo. Riportiamo alcuni esempi di terremoti italiani accaduti di recente e la loro scarsa corrispondenza con ondate di calore anomalo o fuori stagione: 28 dicembre 1908 Messina e Reggio Calabria: era l’alba e tutt’altro che calda, ma le temperature erano nella media e nessun periodo di caldo anomalo si era verificato nei giorni immediatamente precedenti. 13 gennaio 1915 Marsica: mattino presto e freddo intenso. La neve imbiancava gran parte della zona, dopo le abbondanti nevicate dei giorni precedenti. Il maltempo si accanì anche successivamente rallentando i soccorsi. 15 gennaio 1968 Belice: terremoto nella notte, fredda quasi gelida, così come le giornate precedenti, con la tramontana che sferzava ogni cosa e la neve che aveva imbiancato la Sicilia anche a quote collinari. Un’irruzione fredda aveva appena portato le temperature ben al di sotto della media. 6 maggio 1976 Friuli: giornata soleggiata e calda per la presenza di una zona anticiclonica con i massimi proprio sulle Alpi orientali, ma serata comunque piuttosto mite, Valori termici di qualche grado sopra la norma ma comunque non tali da giustificare correlazioni con un terremoto di quelle proporzioni. 23 novembre 1980 Irpinia: terremoto serale; giornata calda per la stagione, sotto un regime di alta pressione, temporaneo ma piuttosto opprimente su gran parte dell’Europa meridionale. Nel pomeriggio, come d’altronde succedeva da diversi giorni, ancora sole pieno e caldo, con le temperature che anche nelle località montane sfiorarono di nuovo i 18-20°C; poco compatibili ovviamente con cappotti e maglioni, ma era domenica e tutti ci fecero più caso. Il successivo 1 dicembre, in occasione di una delle più forti scosse di assestamento, temperature al di sotto delle medie, con neve tra i 1000 e i 1200m. 26-27 settembre 1997 Umbria e Marche: terremoti notturno e mattutino; ancora un regime di alta pressione, con infiltrazioni di aria fresca da est e un po’ di nubi nel pomeriggio. Giornata mite e nottata un po’ frizzante, ma temperature intorno alla media; nei giorni precedenti aveva fatto anche più caldo. 31 ottobre 2002 Molise: terremoto al mattino, in un periodo di moderata instabilità, con nubi irregolari e temperature nella media, preceduto e seguito, anche nei primi giorni di novembre, da giornate più calde e soleggiate. Come si può notare, ad eccezione del terremoto dell’Irpinia e marginalmente di quello friulano, non si registra nessuna importante corrispondenza tra scossa sismica e caldo anomalo; né d’estate, né tantomeno d’inverno. Fenomeni dunque, che possono accadere in ogni momento dell’anno, indipendentemente dal meteo e della temperatura. Si ricordano terremoti avvenuti anche durante dei temporali o delle nevicate, addirittura degli uragani, come riportato nel caso di alcune località delle Filippine e dei Caraibi. Attenzione dunque ad errate e fuorvianti interpretazioni; così come accadde ad alcuni che scambiarono l’onda di tsunami con gli effetti di un uragano. Non esiste nessun collegamento tra lo scatenarsi di un terremoto e le condizioni meteo precedenti, né con nessun altro fattore osservabile in superficie. Purtroppo, come spesso è già accaduto durante i molteplici eventi sismici che hanno colpito e colpiranno il nostro paese, vi sono scarsi collegamenti anche con l’opera di prevenzione, sia in termini di adeguamenti e costruzioni antisismiche, che di informazione reale e costruttiva alla popolazione; così come avviene in altri paesi sviluppati.

Autore : Giuseppe Tito

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