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CALDERONE: il ghiacciaio più meridionale d'Europa! Negli ultimi anni ha fatto segnare una ripresa, ma resta sempre a rischio estinzione

Dopo l'esperienza del "Raduno in alta quota", facciamo il punto sul ghiacciaio più meridionale d'Europa. E' l'ultimo superstite dell'Appennino ed è un laboratorio di studio sui cambiamenti climatici avvenuti nel corso dell'ultimo secolo.

In primo piano - 21 Marzo 2006, ore 16.09

Il Ghiacciaio del Calderone costituisce sicuramente uno dei ghiacciai italiani più interessanti. Esso, infatti, oltre ad essere l'unico lembo residuo dell'ultima fase glaciale wurmiana, presente lungo tutta la catena appenninica, proprio in questi ultimi decenni ha conquistato il primato del ghiacciaio più meridionale d'Europa. Si ritiene infatti praticamente estinto il Ghiacciaio Picado de Veleta nella Sierra Nevada in Spagna, che, situato a 37° 3' di latitudine Nord, si trovava in una posizione più meridionale rispetto al Calderone. Collocato in uno stretto e allungato circo-vallone orientato a NE, subito sotto le ripide ed elevate pareti rocciose delle vette del Corno Grande del Gran Sasso d'Italia, il Calderone si è conservato a una latitudine così bassa (42° 28" 15') ed al di sotto del limite delle nevi permanenti, valutabile nell'area del Gran Sasso intorno ai 3000 m slm, grazie alle particolari condizioni topografiche locali come l'esposizione (è difeso dall'ombra della parete che lo sovrasta), l'incassatura e, soprattutto, la protezione dovuta alla copertura dei detriti. Nonostante le sue modeste dimensioni, il Calderone ha influenza anche sul clima del più elevato massiccio dell'Italia peninsulare, essendo un refrigeratore e condensatore dell'umidità atmosferica. Ad ogni modo, pur essendo finora sopravvissuto all'estinzione dei numerosi ghiacciai alpini di grandezza anche 5-10 volte superiore alla sua, sta regredendo in maniera preoccupante. Durante le massime espansioni glaciali del Quaternario, esso occupava tutto il sottostante Vallone delle Cornacchie, e si ritiene avesse uno sviluppo di circa 9 km. Nella "Piccola età glaciale", tra il 1550 e il 1850, era esteso fino al Rifugio Franchetti (2433 m), dove è ancora visibile il cordone morenico; giungeva inoltre a lambire i terrazzi posti sotto la Vetta Centrale e con una lingua si affacciava fino alla Forchetta del Calderone. Attualmente non gode di buona salute e rischia seriamente l'estinzione. La sua area è di 5 ettari (era di 10 a fine Ottocento e 7 negli anni Venti), la lunghezza di 400 m, la larghezza massima 250 m. Compreso tra le quote di 2680 m e 2850 m ha uno spessore massimo di ghiaccio residuo, calcolato attraverso recenti rilievi geofisici, di circa 25m, mentre alla fine dello scorso secolo questo era oltre il doppio. Il Ghiacciaio del Calderone rappresenta un elemento unico, centrale, rappresentativo ed estremamente labile nell'ambiente mediterraneo; la sua singolarità investe non solo la sfera storica, culturale ed alpinistica, ma anche quella scientifica ed ambientale. Esso ha richiamato numerosi studiosi e ricercatori, italiani e stranieri, fin dalla seconda metà del secolo scorso. Il rinnovato interesse per il Ghiacciaio del Calderone ha prodotto, oltre alla fondamentale ripresa delle osservazioni e dei controlli nivologici e glaciologici nel corso dell'estate, anche la raccolta di tutti gli elementi in grado di permettere la ricostruzione delle variazioni glaciologiche, estesa in un significativo intervallo di tempo. Tali studi, oltre a monitorare le variazioni dell'apparato glaciale, sono finalizzate alla valutazione degli effetti del clima e delle attività antropiche e le interazioni delle attività industriali, in particolare, con l'ambiente naturale dell'area centro mediterranea. La netta accentuazione della riduzione dell'apparato glaciale, avvenuta a partire dalla fine dell'Ottocento, sembra coincidere con l'inizio dell'industrializzazione nel centro Italia e induce a verificare con ulteriori ricerche, attraverso l'analisi di campioni di ghiaccio per constatare l'eventuale presenza di polveri, metalli pesanti e residui di combustione, l'ipotesi di attribuire alle attività industriali un contributo determinante alle variazioni climatiche. Il confronto con i dati meteorologici registrati delle stazioni limitrofe alla zona del Gran Sasso hanno inoltre evidenziato, in quest'ultimo secolo, un aumento di quasi 2°C della temperatura media annua e una generale diminuzione delle precipitazioni; condizioni climatiche favorevoli alla regressione delle masse glaciali. Le occasionali inversioni di tendenza verificatesi tra l'inizio degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta sono riconducibili ad un temporaneo aumento delle precipitazioni combinato ad una maggiore frequenza di stagioni estive particolarmente fresche. I risultati di questi studi che mettono in relazione le variazioni dei ghiacciai con le dinamiche climatiche, eseguiti per il ghiacciaio del Calderone, sono apparsi perfettamente in linea con quelli effettuati lungo tutto l'arco alpino. Gli itinerari per raggiungere il ghiacciaio del Calderone sono principalmente due: dal versante teramano si sale con la seggiovia da Prati di Tivo fino ad Arapietra (2012 m), si attraversa il Vallone delle Cornacchie, si supera il Rifugio Franchetti (2433 m), si prosegue per la Sella dei due Corni (2547 m) fino al Passo del Cannone (2679 m) e, in circa due ore, si giunge al circo glaciale; dal versante aquilano, invece, si parte da Campo Imperatore (2130 m), si aggira il versante occidentale del Corno Grande attraverso la Sella di Monte Aquila (2335 m) e la Sella del Brecciaio (2506 m), si arriva al Passo del Cannone e da qui si raggiunge la morena che delimita a valle il ghiacciaio del Calderone, dopo circa 2 ore e mezza di cammino.

Autore : Francesco Leone

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