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Buco dell'ozono, un fenomeno naturale spesso strumentalizzato

A volte viene citato dai mass media per confermare le teorie sul riscaldamento globale del Pianeta e del cosiddetto effetto serra di origine antropica. Affermazioni totalmente fuori luogo. Si tratta invece di un fenomeno ciclico e assolutamente naturale.

In primo piano - 14 Novembre 2009, ore 09.00

L'ozono stratosferico a livello polare segue precisi cicli stagionali. La circolazione di questo gas, scoperta dagli scienziati Brewer e Dobson, comanda il meccanismo che ne redistribuisce la quantità tra l'equatore e i poli. Lo sbilancio di ozono tra i due estremi del globo infatti è da ricondurre sostanzialmente all'attività indotta dal Sole nell'ambito del continuo processo di dissociazione fotochimica delle molecole di ozono (O3) in molecole di O2 (ossigeno) e O (ossigeno monoatomico). Con l'inizio della primavera Antartica (settembre-ottobre) il Vortice Polare Stratosferico, formatosi e approfonditosi durante la stagione invernale australe, mostra gradualmente i primi segnali di cedimento. Il ritorno della radiazione solare incidente sulla superficie polare avvia infatti le reazioni chimiche che conducono allo smantellamento dell'ozono stratosferico antartico producendo quello che comunemente è noto come "buco dell'ozono". Le temperature estremamente basse registrate all'interno della grande trottola vorticosa nell'inverno australe innescano la formazione di sottilissime nuvole stratosferiche polari composte di cloro allo stato gassoso e conosciute per essere responsabili delle reazioni chimiche a cascata che conducono ad una considerevole ed eterogenea riduzione dell'ozono all'inizio della primavera Antartica. Solitamente l'apice di questo processo di smantellamento e distruzione dell'ozono si manifesta nel mese di ottobre. La peculiare caratteristica della superficie continentale antartica favorisce la formazione di un Vortice Polare Stratosferico molto meno disturbato di quello artico. Il maggior approfondimento che ne consegue agevola temperature invernali che, entro il suo core, raggiungono valori estremamente bassi causando la formazione delle nubi di cloro accennate prima. Queste nubi costituiscono la ragione determinante che porta allo smantellamento fotochimico dell'ozono all'arrivo dei primi raggi solari primaverili, ossia il buco dell'ozono. Questo fenomeno durante la primavera australe può raggiungere anche il 70%. Questa reazione non avviene o avviene solo parzialmente a livello del Vortice Polare Stratosferico Artico il quale in inverno non riesce a raggiungere temperature altrettanto basse a causa dell'attrito imposto da oceani e continenti sulle correnti a getto che ne regolano la potenza. Il buco dell'ozono nella primavera boreale raggiunge infatti al massimo il 30%.

Autore : Luca Angelini

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