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BUCO DELL'OZONO: di nuovo in espansione!

Recenti dati diffusi dalla World Meteorological Organisation, confermano una nuova espansione del buco dell'ozono sull'area antartica.

In primo piano - 4 Ottobre 2006, ore 11.00

Dagli ultimi risultati della ricerca condotta dalla World Meteorological Organisation, il buco dell'ozono sopra l'Antartico si sta di nuovo allargando raggiungendo dimensioni record, prossime a quelle rilevate nelle annate 2000 e 2003. Il buco nell'ozono non è altro che la riduzione temporanea dello strato di ozono che avviene ciclicamente nelle regioni polari. Una diminuzione può arrivare fino al 70% nell'Antartide e al 30% nella zona dell'Artide. Per estensione il termine viene utilizzato per indicare il generico assottigliamento dello strato di ozono della stratosfera che si è riscontrato a partire dai primi anni 80, stimata intorno al 5% dal 1979 al 1990. "L'entità di tale carenza di ozono, causata anche da uno specifico tipo di inquinamento, è cresciuto più velocemente di quanto ci aspettassimo per via delle condizioni climatiche", ha detto Geir Braathen, l'esperto di WMO. Un grafico fornito da WMO indica che il buco, centrato proprio sopra il Polo Sud, è attualmente di circa 27 milioni di chilometri quadrati e a quanto pare, è destinato ad espandersi ulteriormente nei prossimi mesi. Nel 2003 aveva raggiunto una dimensione di 28 milioni di chilometri quadrati. L'ozono è una molecola presente nell'alta atmosfera estremamente importante per la vita animale e vegetale. Essa funge da filtro per le radiazioni ultraviolette, trattenendo da solo circa il 99% della radiazione UV solare, che possono essere dannose per la pelle con il rischio di insorgenza di possibili melanomi, causare una parziale inibizione della fotosintesi delle piante, con conseguente rischio di diminuzione dei raccolti, e distruggere frazioni importanti del fitoplancton che è alla base della catena alimentare marina. Lo strato di ozono, molto probabilmente, è stato seriamente danneggiato da sostanze chimiche artificiali prodotte dall'uomo, specialmente i clorofluorocarburi (CFCs) che includono gas aerosol e refrigeranti il cui uso dovrebbe essere sottoposto a restrizioni secondo quanto stabilito dal Protocollo di Montreal firmato il 16 settembre del 1987. A quanto pare tuttavia, risultano attualmente prodotti di largo consumo su scala globale.

Autore : Luca Savorani

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