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BLACK-OUT e NUBIFRAGIO: Roma, la "Notte Bianca" diventa... NERA!

Quella che doveva essere una notte spensierata in una Capitale con l’abito da sera è diventata una sorta di trappola per quasi un milione di persone che alle 3.35 del mattino erano ancora in strada a festeggiare il sabato sera più lungo dell’anno. Al contrario di come si è detto alla tivù, si sono viste scene di panico, gente còlta da malore, atti di vandalismo in un clima che non è degenerato solo per la buona condotta della maggior parte delle persone e per alcune positive coincidenze. L’abbondante acquazzone, merce rara di questi tempi per la Città Eterna, ha condito il tutto in un’atmosfera degna del miglior psico-thriller hollywoodiano.

In primo piano - 29 Settembre 2003, ore 14.39

Per tutti un appuntamento inedito, da non perdere, quello della “Notte Bianca” romana. Un evento che in tanti, giovani in primis, aspettavano da tempo. Bar, cinema, metrò...: tutto aperto, per tutta la notte, in una Capitale adibita a festa. Così, sabato sera, un milione e mezzo di persone provenienti da tutto il Lazio ed oltre, si sono riversate nelle strade della Città Eterna, per partecipare al grande evento che avrebbe chiuso la rassegna di spettacoli di Estate Romana 2003. Sono da poco passate le tre e trenta della notte, quand’ecco spegnersi luci, impianti elettrici, musica. Nel giro di una frazione di secondo la Capitale precipita nel buio tetro: solo i fari delle auto riescono a far luce, per il resto le speranze sono appese alle torce di qualche fortunato o alle luci a petrolio che in molti accendono nelle case. Eccola, in tutta la sua impotenza, Roma di fronte al black-out, tanto clamoroso quanto beffardo. Strana coincidenza, quella che ha visto la “Notte Bianca” condividere il palcoscenico con il black-out italiano del 28 settembre 2003. Strano, strano davvero! Evidentemente, il destino vuol prendersi beffa delle centinaia di migliaia di persone che a quell’ora sono ancora per strada! E, come se non bastasse, inizia a piovere. Dal cielo cadono grosse gocce di pioggia, sempre più fitte, sempre più insistenti. In breve un vero e proprio acquazzone bagna una città incredula, denudata di tutte le proprie sicurezze. Su alcuni quartieri, senza pietà, si accanisce poi un autentico nubifragio... Impressionante la quantità d’acqua che precipita a terra, allagando strade e marciapiedi. Metteteci poi che non c’è luce, che la gente è visibilmente impaurita, che i bus sono presi d’assalto, che il metrò non funziona e che da lì sotto emergono solo grida di persone che sono rimaste intrappolate e che si sono fatte sorprendere dal panico. Per strada si urla ugualmente, ma il fragore della pioggia incessante nasconde tutto. Roma è al tappeto, in pochi minuti è il fuggi-fuggi! I semafori sono in tilt, l’asfalto è viscido e a tratti costellato di pericolose pozzanghere, rese invisibili dalla luce che non c’è. A decine si contano i tamponamenti stradali. Il caos è dietro l’angolo... La gente inizia ad aver paura, sembra di esser piombati di colpo nel medioevo! I tram fermi, la metropolitana bloccata: la gente prende d’assalto i bus e i pullman, ma si capisce subito che mai e poi mai ci sarà spazio per le centinaia di migliaia di persone che necessitano di trasporto. Così, nel giro di pochi minuti, anche il servizio pubblico su ruota viene a trovarsi paralizzato. Ad esser presi di soprassalto sono allora i bar, che senza luce e senza corrente non possono però garantire la necessaria assistenza. Il posto poi è quello che è, e in molti rimangono fuori, per strada, al buio, sotto l’acquazzone. Volontari, protezione civile e chi altri distribuiscono bevande calde nelle fermate del metrò, dove nel frattempo continuano ad arrivare tutti colori i quali erano rimasti intrappolati nei convogli. In molti accusano malori, ci sono svenimenti, qualcuno grida. Ancora pochi minuti e comincia il via-vai dei Vigili del Fuoco: tantissime sono le persone rimaste prigioniere negli ascensori dei palazzi, così come non poche sono quelle rimaste vittime di infortuni domestici. Per i Vigili del Fuoco si prospetta un giorno lunghissimo, con un carico di lavoro inimmaginabile! Ma torniamo per le strade. Continua a piovere, tanto. Ciò che si ode sono solo sirene, grida di persone spaventate, richiami alla calma, e su tutto lo scrosciare di una pioggia che ha scelto di dedicarsi a Roma proprio nel momento più sbagliato. La gente fugge verso la propria vettura lasciata chissà dove, in un non meglio precisato parcheggio della periferia. Bisogna arrivarci a piedi! Si incamminano in tanti, è un vero e proprio esodo di massa, governato da un inedito istinto di sopravvivenza che porta la gente a fuggire verso le proprie sicurezze: la propria auto, la propria casa, i propri affetti... Si fugge e si va, a piedi, senza ombrello, nell’oscurità... Sono tanti i chilometri da percorrere, tutti al buio, tutti sotto la pioggia incessante. Una situazione che fa paura! Si è in balìa della notte più nera che Roma abbia mai conosciuto. A terra non si distinguono le tante pozzanghere, cosicché ci si finisce facilmente dentro, quando non sono gli automobilisti a provocare docce indesiderate. E’ il caos! La situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro. I nervi sono tesi come corde di violino e c’è chi pensa al peggio. Ma a spaventare più di ogni altra cosa è la mancanza di informazioni: non si sa cosa sia successo, non si sa che roba sia! C’è ansia di sentire i propri cari, c’è voglia di comunicare, ma tutto questo risulta oltremodo impossibile per via dell’intasamento delle linee telefoniche. Alla Stazione Termini gli avvisi e qualche notizia vengono annunciati tramite un megafono: sembra di aesser tornati indietro di trecento anni! I soliti vandali capiscono allora che è arrivato il momento di colpire: si organizzano in piccoli gruppi, lanciano bottiglie e sassi contro vetrine e garage, provocando danni anche ingenti. Saracinesche sconquassate, vetri in frantumi, volanti della polizia prese di mira. C’è gente in affanno, in grave difficoltà, per le buie e tetre strade di Roma. In molti decidono allora di bivaccare nel metrò, in attesa di un qualche aiuto. Si socializza, ci si aiuta e ci si dà una mano, in attesa che arrivi chissà chi a dare chissà quale notizia. Unica salvezza: la radio, che qualcuno porta fortunatamente con sé. E’ il solo modo per apprendere notizie dal mondo! E così, in un clima da psico-thriller hollywoddiano, pian piano si guadagna tempo prezioso; con il sorgere del sole, benché schermato da una fitta copertura nuvolosa, la situazione tende a migliorare. La gente si rassicura, e aspetta fiduciosa il risveglio dell’altra parte della città, quella che non aveva partecipato alla “Notte Bianca” e che sta per conoscere solo ora la triste verità del black-out. Nel frattempo, i treni sono del tutto paralizzati, i bus non funzionano più, e la metro non fa certo eccezione. La città è immobile, anche perché le pompe della benzina sono chiuse e non c’è modo di provvedere al rifornimento del carburante. Si aspetta la mattina, la solidarietà dei romani, gli aiuti. Alle dieci del mattino c’è ancora gente che aspetta di sapere come fare per tornarsene a casa, in provincia o fuori regione! Alla fine, chi in un modo e chi in un altro, tutti ne vengon fuori. Ma in tutti si avverte come una strana sensazione: la sensazione di sentirsi veri e propri ...sopravvissuti!

Autore : Emanuele Latini

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