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Biomasse e batteri al sole; i biocombustibili del futuro?

Utilizzare biomasse e batteri fotosintetici rinnovabili nella produzione di biocombostibili ad alto contenuto energetico è possibile! Ma sarà veramente l'energia del futuro?

In primo piano - 8 Novembre 2007, ore 09.51

Una ricerca condotta dalla compagnia petrolifera BP in collaborazione con la Science Foundation Arizona (SFAz) sta mettendo a punto un sistema per sviluppare una fonte rinnovabile di biocombustibili. Secondo l'Arizona State University, gli studiosi intendono ottimizzare l'utilizzo di un batterio fotosintetico per produrre biodiesel ad alto rendimento. L'intento è quello di produrre una fonte energetica competitiva, eliminando i costosi e complessi processi di lavorazione. Le colture microbiotiche su larga scala, sfruttano l'energia solare con impianti a basso impatto ambientale; possono essere realizzate anche su terreni aridi, sfruttando semplicemente l'energia solare. Secondo Michael Crow, presidente della Biodesign Institute dell'Arizona State University, "questa tecnologia ha le carte in regola per produrre l'energia del futuro, garantendo un alto rapporto biomassa/combustibile. Poiché i batteri sono dipendenti, per la loro crescita, dal biossido di carbonio, si tratta di una fonte energetica potenzialmente senza emissioni". Gli impianti per la produzione di biocombustibili dai batteri potrebbero inoltre essere realizzati adiacenti ad impianti più "inquinanti" in modo da sfruttare le emissioni di anidride carbonica. Insomma la tecnologia dei biocombustibili è una via promettente, anche se non è tutto oro quel che luccica. Infatti se per la tecnologia che sfrutta l'azione batterica le emissioni sono piuttosto contenute, per produrre altri biocarburanti da biomasse o da prodotti vegetali si rischia di creare l'effetto contrario, immettendo nell'atmosfera ingenti quantità di monossido di diazoto. Questi gas giungendo negli alti strati atmosferici, complici i raggi UV del sole, si trasformano in composti altamente reattivi, anche più dannosi dei TFC, che rischiano di soppiantare l'ozono presente. Secondo alcuni dati questi gas sono molto più potenti dei gas serra normalmente prodotti dagli scarichi delle auto e potrebbero causare danni a lungo termine su scala mondiale.

Autore : Luca Savorani

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