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Binaghi a MeteoLive: "possibile un aumento della piovosità e del freddo in inverno alle nostre latitudini"

Intervista esclusiva al meteoman Piernando Binaghi sul cambio climatico.

In primo piano - 14 Marzo 2009, ore 10.31

Abbiamo voluto sentire l'autorevole parere di Piernando Binaghi, l'illustre meteorologo della Televisione Svizzera Italiana allo scopo di chiarirci un po' le idee nel grande polverone sollevato in questi mesi dalle varie fonti scientifiche sulle variabili del cambio climatico. Ne abbiamo approfittato anche per porre a Binaghi altri "scottanti" interrogativi. Stimatissimo, alla pari o forse più dei nostri meteoman nazionali, affezionato lettore di MeteoLive, Binaghi ci ha raggiunto con piacere in redazione. Lo ha intervistato il Capo Redattore Alessio Grosso. GROSSO: ritiene anche lei possibile una modifica del trend Nao in senso negativo nell'arco dei prossimi 10 anni con inevitabile modifica del regime delle precipitazioni e un calo termico alle nostre latitudini? BINAGHI: l'oscillazione nord atlantica trova la sua natura in un fenomeno complesso e per molti versi ancora da approfondire soprattutto per quanto concerne i fattori scatenanti. Essa è riferita alla disposizione e all'intensità delle aree di alta e bassa pressione sull'emisfero nord durante la stagione invernale; elementi che regolano l'ingresso o meno sul continente delle varie perturbazioni atlantiche e quindi il tasso di precipitazioni riscontrabili, specialmente sull'area Mediterranea. Le traiettorie dei vari sistemi si distribuiscono a livelli di latitudine ricorrenti in funzione della presenza o meno di un grande differenziale barico tra la regione sub tropicale e quella polare. Nel corso degli anni '90 si è osservata una oscillazione nord atlantica cosiddetta "positiva", caratterizzata da vaste e robuste cellule di alta pressione che spesso hanno occupato l'area Mediterranea. In molti casi hanno raggiunto anche la verticale delle Isole Britanniche, bloccando o comunque deviando verso nord il flusso dei vari sistemi e determinando, da noi, inverni con moderati quantitativi di precipitazioni e temperature anche sensibilmente al di sopra della media. Questo si abbina ad un aumento delle temperature come conseguenza di altri fattori, sia naturali che, molto probabilmente, anche antropici. L'oscillazione nord atlantica ha andamento ciclico e, osservando i dati disponibili, sembra giunta a conclusione. GROSSO: Questo significa che ci sarebbe da attendersi, per i prossimi anni, un andamento negativo di tale oscillazione, ovvero una "mancanza" di anticicloni alle nostre latitudini? Non è così? BINAGHI: certo, è possibile, avremo una maggiore probabilità che i sistemi perturbati penetrino sul Mediterraneo determinando un nuovo aumento delle precipitazioni a livello stagionale con inverni sensibilmente piú freddi. Si tratta tuttavia di una stima, una estrapolazione che trova fondamento unicamente sull'analisi dei dati raccolti negli ultimi 150 anni (che a livello climatologico sono comunque ancora pochi) e non di una "previsione" nel senso piú pieno del termine, che fosse frutto della valutazione dei parametri (ripeto, ancora non del tutto chiari) all'origine dell'oscillazione stessa. Faccio tuttavia osservare che l'ampiezza della intensità dei vari picchi, positivi e negativi, è andata via via aumentando durante il '900. Questo potrebbe forse presupporre l'inizio di una nuova decade di stagioni invernali caratterizzate da forti impulsi di aria fredda da nord associate ad eventi di rilevante intensità. Ma è una ipotesi, non certo una previsione. GROSSO: cosa ne pensa dell'ipotesi chiaramente romanzata in Apocalisse bianca circa una possibile replica della tragica eruzione del vulcano Laki in Islanda con tutte le conseguenze che potrebbe comportare? BINAGHI: le eruzioni vulcaniche possono costituire un fattore davvero importante per instaurare modificazioni climatiche anche su larga scala. Fortunatamente il nostro pianeta ha superato la fase piú attiva, che appartiene ad un passato ormai lontano. Tuttavia la Terra dispone, al suo interno, di una immane energia che puó trovare parziale sfogo durante questi eventi e non è affatto escluso che si possano osservare delle repliche. Da un punto di vista strettamente climatologico gli effetti conseguenti ad eruzioni di grande rilievo vanno certamente ad incidere sul clima, ma solo a breve termine. Le polveri, che riescono a raggiungere anche la stratosfera, vengono trasportate dalle varie correnti e costituiscono un solido punto di ancoraggio per la condensazione del vapore acqueo. In sostanza, contribuiscono ad aumentare le precipitazioni e, al contempo, riflettono verso lo spazio la radiazione solare, agendo quindi da filtro. Ne consegue certamente una tendenza alla diminuzione del riscaldamento dei suoli e dei mari e quindi della temperatura. Ma è una diminuzione che diviene sempre meno efficace con il passare del tempo, grazie al graduale deposito al suolo di questi particolati. In questo senso possiamo dire che il pianeta ci mette sempre una pezza in un arco temporale la cui durata è certamente dipendente dall'entità del fenomeno. E prevedere quando e in che modo avverà una eruzione è ancora impossibile. GROSSO: ritiene che il meccanismo del feed-back faccia parte di un ciclo naturale o sia grandemente influenzato dall'effetto serra? BINAGHI: per quanto concerne il feed-back, ossia la risposta del sistema Terra ad aumenti della temperatura media globale, credo che vi sia una base naturale (ancora tutta da identificare) associata ad una componente legata alle emissioni di gas serra derivanti da molteplici attività industriali. Quale sia il peso dei due elementi non ci è dato sapere. Ma è proprio sul funzionamento del feed-back che si profilano due interessanti aspetti che vale la pena ricordare. Taluni, sostenendo che l'incremento delle temperature (di qualsiasi tipo, sia naturale che antropico) porti ad una maggiore evaporazione, ritengono che il conseguente incremento delle precipitazioni sia sufficiente a "controreazionare" il sistema e quindi a riabbassare le temperature. In pratica, è un modo per evitare di attribuire un ruolo incisivo alle emissioni di gas serra di industrie, centrali termoelettriche, trasporti e quant'altro. Questo equivale a sostenere una inquietante tesi che tende a giustificare le emissioni in virtú della supposta capacità del pianeta di "reagire". Altri puntano il dito sul fatto che anche il vapore acqueo è un gas serra e che quindi con l'aumento della evaporazione le temperature siano destinate ad aumentare ancora. In questa seconda ipotesi, si ritiene infatti che le conseguenti precipitazioni, per quanto in aumento sia per intensità che frequenza, siano insufficienti a contenere questi innalzamenti, e che si stia avviando una reazione "incontrollata" destinata a portare ad una ulteriore amplificazione e proliferazione degli eventi alluvionali. Personalmente, valutando la estrema delicatezza dei mirabili equilibri che animano questo nostro pianeta, propendo per questa seconda ipotesi. GROSSO: la gente si chiede: "non riescono a stabilire con precisione il tempo che farà tra 24 ore, perchè gli esperti si spingono così lontano nella previsione andando spesso incontro a pessime figure? Cosa spinge un climatologo o meteorologo a cimentarsi per il lungo periodo? BINAGHI: queste persone hanno ragione e sono pienamente d'accordo con loro. Pensi che in molte occasioni ci capita di essere nel dubbio sulla evoluzione del giorno dopo, su quali strade prenderanno le correnti, su quali caratteristiche avranno e quindi su quali effetti dobbiamo aspettarci. E stiamo parlando del giorno dopo! Non voglio affatto essere polemico e desidero confermare il mio rispetto per tutti gli studiosi seri. Ma davvero sorrido quando mi capita di leggere le dichiarazioni sul tempo che farà nella stagione successiva. Vi invito a raccogliere gli articoli, a conservarli e a verificare queste "previsioni". Credo che chi si espone in questo modo lo faccia sotto una duplice pressione: quella dell'interlocutore (che potrebbe invece essere tranquillamente gestito con una informazione corretta) e quella della propria brama di apparire (alla quale alcuni non sanno proprio resistere). Senza contare lo scredito che si versa sulla categoria.

Autore : Alessio Grosso intervista Piernando Binaghi

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