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Ben il 38% delle vittime europee per le catastrofi naturali è italiano!

Lo Stato spende qualcosa come 3,5 miliardi di euro.

In primo piano - 29 Settembre 2006, ore 07.43

Un italiano su due vive in aree a rischio di calamita' naturali, siano esse terremoti, alluvioni, smottamenti e frane, eruzioni vulcaniche. E per far fronte alle emergenze che ogni anno si verificano in Italia - tra l'altro triplicate dal 1990 ad oggi - lo Stato spende qualcosa come 3,5 miliardi di euro: una cifra che non e' piu' in grado di sostenere. L'unica possibilita' e' dunque quella di rendere obbligatoria per i cittadini una polizza-casa contro le catastrofi che rimpiazzi l'assistenzialismo statale e garantisca quei rimborsi che il sistema non e' piu' in grado di elargire. E' attorno a questo assunto che oggi in un convegno a Roma hanno discusso esponenti politici e del mondo delle assicurazioni, delle associazioni dei consumatori e della Protezione Civile: tutti insieme per cercare di arrivare a una soluzione che accontenti tutti e che, soprattutto, non faccia gravare sui soggetti piu' deboli, i cittadini, ulteriori oneri. A offrire l'occasione e' stato un sondaggio del Cineas, un consorzio universitario specializzato nella prevenzione e gestione dei rischi. Lo studio, condotto su circa un migliaio di proprietari di immobili in 11 citta' italiane, ha rilevato che il 56% si dice disposto a pagare di tasca propria per i costi di assicurazione della casa contro i danni causati dalle calamita' naturali e il 36% si dice disposto a pagare piu' di 200 euro l'anno. Se poi lo Stato si dimostrasse disponibile a defiscalizzare in tutto o in parte la polizza, il 56% degli intervistati non esiterebbe ad aumentare la quota destinata alla copertura assicurativa. Il perche' di un simile atteggiamento e' presto detto: l'Italia e' uno dei paesi europei a piu' alto rischio ambientale; il 67% dei comuni italiani si trova in zona sismica; il 38% delle vittime da inondazioni e alluvioni in tutta Europa e' italiano; 3.500 comuni sono esposti a rischio inondazioni e almeno 5.500 (i due terzi) convivono con l'incubo delle frane. Dal punto di vista idrogeologico, inoltre, le aree a rischio elevato coprono quasi 8 mila chilometri quadrati, mentre il 4,5% del territorio e' a rischio frane e smottamenti. Senza, contare, infine, che quasi cinque milioni e mezzo di persone vivono in aree a rischio di eruzioni vulcaniche. La copertura assicurativa e' dunque l'unica soluzione. Ed e', tra l'altro, la scelta fatta da tutti gli altri paesi europei. Un nuovo disegno di legge prevede un sistema misto pubblico-privato in cui la copertura dei danni sarebbe garantita in parte dalle compagnie assicurative e in parte dallo Stato.

Autore : Report redazione

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