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Battersi per un'informazione corretta

Caldo o freddo l'informazione non riesce ad essere obiettiva.

In primo piano - 21 Febbraio 2011, ore 08.45

Partiamo da lontano. Io sono un simpatizzante della Juventus ma non leggerei mai le notizie palesemente faziose che si trovano su Tutto Sport, così come non ho approvato la sgradevole lapidazione di "Gazzetta" avvenuta con la scoperta di Moggiopoli. 

Tempo fa ho seguito con trepidazione ed entusiasmo le Primarie Usa, ma mi sono rifiutato di ascoltare i commenti dei giornalisti italiani sull'argomento, perchè schierati in modo assolutamente ingiustificato con Barack Obama contro la senatrice Clinton. Non è questo il modo di fare informazione.

Il giornalista deve aiutare la gente a capire. Un conto è un editoriale dove ciascuno esprime la propria opinione ma quando si fa servizio pubblico bisogna cercare di essere sempre obiettivi, mettendo da parte le proprie simpatie personali.

Anche i quotidiani italiani sembrano fare a gare per influenzare la campagna elettorale nel modo più becero possibile. Tutto viene strumentalizzato e tutti vogliono fare la morale al prossimo. Si commissionano sondaggi che guarda caso alla fine pendono sempre dalla parte dello schieramento della testata, si usano e riportano frasi ad effetto per convincerci che il candidato avversario è un idiota.

Così nel clima: la parola d'ordine è sempre la stessa. Bisogna spaventare, e per spaventare in questo ultimo trentennio l'arma è quella del CALDO ESTREMO, della siccità, della carestia. Se le temperature puntassero troppo verso il basso stia pur certo che l'arma diventerebbe quello del FREDDO ESTREMO. Per ora, nonostante i segnali di raffreddamento, non è arrivato ancora il momento di cambiare la parola chiave.

In tutto questo c'è un fine nobile: INQUINARE di MENO, benissimo! E certamente la ricetta deve passare per lo sviluppo di tante energie integrate, senza però dimenticarsi di spiegare che senza un traino forte (nucleare di nuova generazione?) forse non si farà molta strada, che lo si voglia o no. Ho avuto l'occasione qualche tempo fa, durante un meeting a Milano sull'ambiente, di scambiare quattro chiacchiere con un petroliere saudita.

Ebbene lui mi ha detto questo: "il prezzo del greggio sale perchè stiamo facendo credere che ce ne sia sempre meno" E invece, ho chiesto io, non è vero? "Certo che no, ma sa quante centinaia di giacimenti di petrolio esistono ancora sulla faccia della Terra? E vengono tenuti nascosti finchè non farà comodo. Poi, quando tutti penseranno che il petrolio sia prossimo all'esaurimento e i prezzi risulteranno spropositati, ecco il miracolo, abbiamo trovato altro oro nero".

Cose pesanti che devono farci aprire gli occhi su cosa significhi BUSINESS, non solo nel campo dei combustibili fossili, ma anche in quello delle energie integrate. Finchè però esisteranno i clientelismi non avremo mai un quadro veritiero della situazione.
Una cosa è certa però: se non vogliamo morire tutti di cancro con il petrolio non potremo andare avanti ancora per molto. 


Autore : Alessio Grosso

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