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Attività solare nuovamente in letargo, altra tegola per il Global Warming

Dopo la falsa partenza del marzo scorso l'attività della nostra stella non accenna a dare segnali di ripresa. La prolungata fase di stanca del Sole potrebbe incidere a lungo andare sul clima terrestre inducendolo ad un contenimento delle temperature se non addirittura ad una inversione di marcia.

In primo piano - 24 Aprile 2008, ore 11.32

Il Sole non riparte. Dopo il minimo undecennale risalente ormai ad un anno fa sembrava che la nostra stella, in perfetto orario sul ruolino di marcia, riprendesse la sua produzione di macchie. Ma così non è stato. Dopo circa 15 giorni di attività nel mese di marzo, ecco che nella prima settimana di aprile il numero di macchie si è riportato drasticamente al minimo evidenziando una lunga fase di stanca dell'attività solare. Potrà avere ripercussioni sul clima del nostro Pianeta questa letargia un po' prolungata della nostra Stella? Abbiamo sentito il parere di Phil Chapman, australiano, geofisico, ingegnere aeronautico e astrunauta della NASA. "Le macchie", afferma lo scienziato, "Regolano il campo magnetico solare. Quando quest'ultimo risulta debole, i raggi cosmici provenienti dallo spazio possono penetrare nell'atmosfera inducendo la formazione di una maggior copertura nuvolosa". Questa maggior nuvolosità, se considerata a scala globale, tende a limitare la radiazione solare incidente e induce ad un raffreddamento della superficie terrestre. Chapman inoltre afferma che in accordo con questa teoria tutte e quattro le stazioni di rilevamento generale situate in USA e in Gran Bretagna hanno rilevato nello scorso anno una diminuzione della temperatura fino a 0.7°C. Fasi di minimo solare particolarmente accentuate avvennero già nel '400 e nel '600. In quei periodi l'assenza di macchie si protrasse anche per un ottantennio favorendo risvolti climatici decisamente rigidi tra i quali la ben nota Piccola Età Glaciale terminata nel 1850. Lo scienziato americano mette in luce inoltre la discordanza tra il trend di crescita inarrestabile della CO2 presente attualmente in atmosfera con l'assestamento della temperatura mondiale che come abbiamo visto, è proiettata attualmente verso un contenimento della linea di crescita. "La mia conclusione" prosegue il dottor Champman "è che nei prossimi decenni la probabilità che il Pianeta si raffreddi risulta almeno il 50% superiore a quella che vede un ulteriore riscaldamento." E conclude: "Se la temperatura non tornerà presto a risalire, dobbiamo evincere che il Global Warming è ormai agli sgoccioli".

Autore : Luca Angelini

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