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Attività solare: ecco come ti cambio il clima dell'Europa

Un recente studio ha dimostrato diverse correlazioni tra variazioni dell'attività solare, anche molto piccole, e significative alterazioni del regime delle correnti tra Atlantico ed Europa, col risultato di inverni particolarmente gelidi sul Vecchio Continente.

In primo piano - 17 Marzo 2014, ore 08.37

 Non poteva d'improvviso non valere più nulla: stiamo parlando naturalmente del nostro Sole, unica fonte di quell'energia che, una volta giunta nell'atmosfera terrestre, si miscela trasformandosi senza fine in quel che conosciamo come sistema climatico planetario. Ebbene spesso si parla di gas a effetto serra, ma si tralascia le fluttuazioni dell'attività solare. Così facendo si ha un quadro indiretto dell'energia a valle del sistema, tralasciando quanto avviene a monte.

Non hanno fatto così i ricercatori dell'Università di Cardiff, i quali hanno condotto un importante studio che ha dimostrato quanto l'attività solare sia importante per il clima europeo, in modo particolare per quello invernale. I modelli climatici messi a punto dagli autori dello studio, rivelano che durante i periodi di minimo solare, a ovest delle isole britanniche si presenta una anomalia positiva della pressione (alta pressione), che può annullare di fatto la mite circolazione occidentale (ad alto indice zonale). Questo causa per contro la discesa di aria artica, molto più fredda, verso le medie latitudini europee in un contesto di marcati scambi meridiani (circolazione a basso indice zonale) . Ciàò risulta favorevole a inverni rigidi in Europa. Gli esempi più recenti sono quelli del 2010 e del 2013.

Nello studio è stato dimostrato che tale oscillazione può coprire tempi climaticamente corti come tempi molto lunghi. Lo afferma Paola Moffa-Sanchez, portavoce della ricerca, pubblicata su Nature Geoscience. "La nostra ipotesi", continua la ricercatrice,  "è che questa risposta combinata del sistema oceano-atmosfera ai minimi di attività solare possa contribuire a spiegare gli inverni rigidi sperimentati in Europa tra il XVI e il XVIII secolo, diffusamente rappresentati in molti dipinti, per esempio quelli del Tamigi ghiacciato, oppure anche forieri di cattivi raccolti e carestie di cui sono testimonianza i record dei prezzi del grano durante questi periodi.”

Per riassumere dunque: piccole variazioni dei noti cicli delle macchie solari, altera l'andamento dei venti sull'Atlantico, che a loro volta influiscono sul trasporto del calore da parte della circolazione termoalina. Questa catena di eventi può portare a inverni molto più rigidi della norma, sia per periodi brevi, come è avvenuto nel 2010 e 2013, sia per periodi molto lunghi come quello che si è protratto dal XVI al XVIII secolo. Il tutto al netto dell'azione svolta dai gas a effetto serra in quali, nonostante tutto, non riescono ancora a incidere sul clima di casa nostra più di quanto non lo riesca a fare la nostra amata Stella.


Autore : Luca Angelini

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