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ATTENZIONE: artico Canadese, il Global Warming c’è già stato

Dove oggi si estende la tundra a perdita d’occhio, poche migliaia di anni fa erano le foreste a farla da padrone, complice un clima decisamente più mite.

In primo piano - 11 Aprile 2008, ore 09.53

L’ultima glaciazione è terminata da oltre dodicimila anni, ma vi sono aree del nostro pianeta che ancora presentano condizioni molto simili a quel lontano periodo. Non si tratta solo dell’Antartide, né della Groenlandia, le due terre emerse ricoperte dalle calotte glaciali continentali, noti come inlandsis; bensì di terre emerse che si estendono oltre il Circolo Polare Artico, sia in Eurasia che nel Nord America. Proprio nell’Artico Canadese ed in particolare nelle isole prospicienti, si riscontrano aree ricoperte perennemente dai ghiacci o comunque caratterizzate da ambienti periglaciali, ossia prossimi alle propaggini della calotta glaciale. In queste zone il raffreddamento invernale persiste anche diverse settimane, se non mesi, dopo l’equinozio di Primavera; complice la vicinanza della Groenlandia e l’isolamento della porzione nordamericana di Oceano Artico rispetto agli altri oceani, a cui si aggiunge inoltre, la sua scarsa profondità. Anche in questi giorni, mentre l’emisfero nord sta lentamente raggiungendo valori termici sempre più primaverili, nell’Artico Canadese si sfiorano ancora i -35°C! Naturalmente con l’avanzare della stagione le temperature saliranno, fino a portarsi su valori anche superiori allo 0°C. Il disgelo scoprirà infine immensi territori fatti di tundre, acquitrini e caribù; ma solo per i pochi mesi della parentesi estiva. Studi recenti hanno confermato l’esistenza di “Brandelli” glaciali riferibili alla Paleo-calotta pleistocenica, quella che ricopriva gran parte del Canada e del nord-est degli Stati Uniti. questi si ritrovano però solo sulla gigantesca isola di Baffin, grande quasi una volta e mezza l’Italia. Un ghiaccio fossile, ben diverso da quello sempre perenne, che ricopre altre zone della stessa isola di Baffin, e delle vicine isole di Ellesmere ed altre minori, oltre il 70° parallelo nord. In breve gran parte dei ghiacci dell’Artico Canadese, classificati oggi come perenni, in realtà si sono originati successivamente alla fine dell’ultima glaciazione. Studi recenti dimostrano che questi ghiacci hanno cominciato a formarsi solo dopo i 6000 anni fa, ossia dopo la fine del massimo termico olocenico, noto come HTM (Holocene Thermal Maximum). Nello specifico i ghiacci perenni di Baffin, Ellesmere e altre isole circostanti risalgono a un periodo variabile fra i 6000 e i 3500 (±500) anni fa. Più a sud e ad ovest, tra le province dello Yukon, dei Territori del Nordovest e del Nunavut, i ghiacci non sono proprio perenni, ma si ritirano, come detto, per pochi mesi durante la breve estate artica; lasciando scoperte sterminate aree acquitrinose, cosparse di muschi, licheni e poche altre specie vegetali tipiche del bioma della tundra. Il limite delle foreste, fatta eccezione per il delta del fiume Mackenzie, si ferma ad oltre 600-800 km dalle coste dell’Oceano Artico, fino ad oltre 1000 km nel Nunavut. Da campionamenti palinologici (pollini fossili), effettuati in vari siti di queste regioni, è emerso però che dopo l’ultima glaciazione, in un intervallo compreso tra 10500 e 4500 anni fa (±1000, a seconda delle zone e dei relativi microclimi), il periodo dell’HTM appunto, le foreste si estendevano verso nord, spesso a lambire le coste del Mar Glaciale Artico, nonché sporadicamente anche su alcune isole dell’Artico Canadese. Alcune specie arboree come Picea (abeti), pini e pioppi, formavano foreste miste o pure anche a centinaia di km a nord del limite attuale; mentre altri segnali biologici, come quelli testimoniati da alcuni resti di coleotteri e gusci di crostacei ostracodi, sono stati ritrovati centinaia di km più a nord della loro distribuzione attuale. Molti ghiacciai dell’Alaska, come quelli delle Ahklun Mountains e della Central Brooks Range, sono quasi letteralmente scomparsi, proprio nel periodo citato sopra. Il Massimo Termico dell’Olocene è stato un importante evento globale e prolungato, dell’ordine delle migliaia di anni; un preistorico, ma molto vicino, Global Warming. Nell’Artico Canadese e Nordamericano in genere, ha raggiunto livelli estremi, con temperature di 2-3°C sopra le medie attuali (valori estrapolati indirettamente da dati paleobiologici, isotopici e geo-sedimentologici). Il riscaldamento attuale (i dati ufficiali non sono nemmeno tutti concordi) a confronto è poco più che irrisorio ed evanescente. Altri segnali ed ulteriori ricerche, tuttora in corso, testimoniano come ci sia ancora tanto da capire circa le dinamiche attuali e come queste andrebbero correttamente interpretate alla luce dei dati del passato. Un fatto che deve far riflettere, soprattutto coloro che predicano il catastrofismo derivante da uno sfrenato effetto serra antropico, riguarda l’incidenza demografica in quel periodo e il conseguente impatto delle attività umane che, sebbene abbastanza estese e con effetti anche a grande scala, sono lungi dall’essere paragonabili alle condizioni attuali.

Autore : Prof. Giuseppe Tito

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