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Aspettando Norcia: il clima dei Monti Sibillini

In attesa del Meteoraduno organizzato in terra umbra, analizziamo con uno sguardo d'insieme il clima dell'area montana dei Sibillini, cogliendo anche qualche spunto d'interesse particolare...

In primo piano - 19 Marzo 2003, ore 11.50

Il fascino innegabile dei Monti Sibillini non deve essere esclusivamente ascritto alle proprie forme, aspre e maestose, e alle proprie altitudini, sovrane ed irraggiungibili. L'inenarrabile carisma che queste montagne sanno trasmettere, anche al turista più distratto, va sicuramente ricercato anche nel clima burrascoso e selvaggio ben conosciuto da chi pratica questi luoghi, un clima che fa della peculiarità e della "sregolatezza" i propri elementi caratterizzanti. In questo, la mitologia ci giunge in soccorso, a conferma di una sensazione profonda e diffusa d'irrequietudine che queste montagne hanno trasmesso all'uomo nel corso dei secoli. Dalla Sibilla Cumana, che avrebbe raggiunto le cime più aspre della catena montuosa alla ricerca di solitudine dopo aver abbandonato Cuma, alla leggenda che si cela dietro il Lago di Pilato, nelle cui acque rossastre sarebbe scomparso il corpo del noto procuratore romano. Mitologia a parte, il clima dei Sibillini va visto nella sua completezza, ma analizzato nelle sue innumerevoli microforme e nelle sue eccezioni; condizioni - queste - che ne fanno uno dei luoghi climaticamente più interessanti della nostra Penisola. La geomorfologia del luogo gioca un ruolo di vitale importanza nello scacchiere meteorico che vi si configura. I Monti Sibillini indicano approssimativamente il confine tra le regioni di Umbria e Marche, e costituiscono il tassello meridionale dell'Appennino umbro-marchigiano, raggiungendo di esso la vetta più elevata nei 2478 metri del Vettore. L'area geografica rimane fortemente determinata da una miriade di corsi d'acqua afferenti ai due opposti versanti della dorsale appenninica (tirrenico ed adriatico), che incidono strette vallate ed improvvise conche verdeggianti seguendo gli orientamenti più disparati. Tutto ciò contribuisce alla biodiversità e all'individuazione di numerosi topoclimi e microclimi, in un gioco ad incastro in cui i fattori al contempo determinanti posso essere considerati: l'esposizione, l'altitudine, l'orografia e l'inquadramento geografico. Una prima grossa differenziazione può essere fatta tenendo in considerazione i due versanti. Quello occidentale, sicuramente più mite, risente in maniera relativa dell'influsso del Tirreno e delle miti correnti sud-occidentali, a causa della distanza notevole che intercorre con esso; di conseguenza, nella zona di Norcia troviamo degli elementi che farebbero pensare a caratteri climatici di tipo moderatamente continentale, con temperature medie e massime più alte rispetto a quelle di paesi del versante opposto situati alla stessa altitudine, ma con temperature minime inferiori. Il versante orientale, invece, risente maggiormente dell'influsso dell'Adriatico, benché quest'ultimo sia un bacino molto stretto e poco profondo, per conseguenza relativamente freddo. Le correnti settentrionali ed orientali si fanno sentire su queste zone portando impulsi freddi capaci di generare tempeste di neve e ondate di gelo memorabili in inverno, temporali di notevole intensità in estate, secondo un "copione" non dissimile dal clima del Nord-Est italiano. L'orografia del territorio, e l'altitudine media piuttosto elevata, favoriscono fenomeni di stau orografico e - di contro - di foehnizzazione, capaci di determinare enormi differenze in fatto di temperature e di accumuli precipitativi nello stesso momento tra zone distanti tra loro solo una manciata di chilometri. L'escursione termica diurna e stagionale rimane più marcata sui versanti occidentali; mentre, più in generale, le località di montagna (specie se sommitali) fanno registrare escursioni termiche diurne di gran lunga inferiori rispetto a quelle dei centri di fondovalle. Oltre i 600 metri di altitudine, le temperature minime medie fanno registrare ovunque valori negativi sia in gennaio che in febbraio, avvalorando l'ipotesi che durante questi mesi ci siano gelate notturne anche piuttosto consistenti. Salendo di quota, oltre i 1000 metri, ritroviamo tale contesto anche nei mesi di dicembre e di marzo; sopra i 2000, invece, l'intero semestre novembre-aprile ne viene coinvolto. Venendo alle precipitazioni, queste sono comprese di norma tra gli 800 ed i 1400 mm annui. I mesi meno piovosi sono quelli estivi, mentre i picchi massimi si registrano in novembre-dicembre e in aprile. Ad ogni modo, anche nel periodo meno piovoso, i dati di media parlano chiaro: ovunque si superano i 40 mm, segno evidente che non si possa parlare di "stagione secca". Sono molti anche i giorni con precipitazioni, anche se la forbice tra gli opposti è molto accentuata: 80-160. Questo a testimonianza del fatto che piove molto di più sulle zone del versante adriatico, mentre quello tirrenico rimane di stampo moderatamente continentale. La neve cade abbondante da novembre ad aprile, ma ovviamente in questo caso un ruolo importantissimo lo gioca la quota, oltre che l'esposizione. Rimane comunque sempre favorito il versante adriatico rispetto a quello tirrenico. C'è però l'eccezione che conferma la regola: Castelluccio di Norcia, 1452 metri s.l.m., esposto a SW, 30 giorni di neve all'anno con addirittura 100 giorni di permanenza di manto nevoso al suolo! Non sono valori di record, bensì di medie annuali! Chiudiamo parlando di venti, e lo facciamo citando in causa valori storici che ci sembrano di un certo spessore. A Bolognola, il 14 aprile 1970 il vento da ovest ha toccato i 200 km/h. Più di recente, il 14 gennaio del '91, un fortissimo sudest ha fatto registrare ben 207 km/h nella stazione di Monte Bove Sud. Ma il record assoluto spetta al 24 marzo 1985, quando - sempre a M. Bove - vennero registrati ben 228 chilometri orari! Il vento soffiava da sud-sudovest...

Autore : Emanuele Latini

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