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Aspettando El Nino...Che effetti avrà sull'Europa? O meglio, ne avrà davvero?

Le ultime elaborazioni previsionali indicano un Nino di medio-alta intensità; quand’anche l’evoluzione futura vedesse un ulteriore suo rafforzamento, le condizioni meteo-climatiche dell’Europa saranno influenzate in modo tutt’altro che prevedibile.

In primo piano - 14 Agosto 2009, ore 13.39

Cosa sta facendo quel bambino irrequieto nel bel mezzo dell’oceano Pacifico? Ha mosso i primi passi al largo del Perù; sta pian piano avanzando nei mari equatoriali e ben presto farà sentire la sua voce anche nell’emisfero nord. Il riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico equatoriale, noto come effetto El Nino, è iniziato alcuni mesi fa, più o meno tra maggio e giugno. I suoi effetti nel continente americano non tarderanno a manifestarsi, con alluvioni e siccità, ripartite agli occhi dei profani in modo casuale. Dalle nostre parti e nel resto del globo gli effetti saranno, come al solito, più tardivi. Si prevede un inverno mediamente più caldo e in parte piovoso, tanto più estremizzato in questi fattori, quanto più forte è El Nino, ossia il riscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale appunto. Uno degli eventi più potenti fu quello del 1997-1998, con il 1998 appunto che si è classificato come l’anno più caldo degli ultimi decenni, forse del secolo. Anche l’Italia ebbe la sua dose di caldo e precipitazioni anomale, ma di seguito vi spieghiamo che, quand’anche El Nino di quest’anno fosse molto potente, come alcuni centri di calcolo presuppongono, gli effetti sull’Europa e sull’Italia, saranno molto diversi che in passato, ma soprattutto poco prevedibili. Attualmente, dopo un’impennata tra giugno e luglio, El Nino si sta concedendo una pausa, con locali diminuzioni di temperatura nella parte centro-orientale del Pacifico equatoriale, corrispondente alla parte più estesa in cui il fenomeno agisce. Probabilmente si tratta di una semplice pausa, dovuta a modificazioni temporanee delle correnti alle quote medie, e un certo rallentamento alle alte quote. Ciò si ripercuote sulle correnti marine di superficie, dove El Nino appunto agisce, provocando questo temporaneo effetto di “raffreddamento”. Già fra qualche settimana comincerà a rimontare e i più prestigiosi centri di calcolo, dalla Nasa al Ncep, dai giapponesi agli inglesi, prevedono un picco tra ottobre e dicembre, su un valore attorno a 2 o poco al di sotto, ossia abbastanza alto. Nel 1998 fu 2,5; nel 1983 fu 2,3 e 2,1 nel 1973. Sono questi i tre episodi più intensi degli ultimi 50 anni. Gli effetti sull’Europa furono abbastanza differenti, con solo il 1998 a rappresentare un’anomalia termica fortemente positiva, come del resto su gran parte del globo. Nei mesi subito precedenti i massimi di El Nino però, le condizioni termiche degli altri oceani, ed in particolare del nostro vicino Atlantico, erano ben diverse. Nel 1972, appena prima dell’inizio della fase El Nino, gli oceani globali erano leggermente più caldi di oggi, soprattutto il nord Atlantico, con un’anomalia di quasi 2 gradi. Relativamente più freddi erano solo il Pacifico centro-orientale, l’Atlantico centrale e la zona artica. Nel 1982 la situazione vedeva oceani decisamente più caldi di oggi, parliamo sempre di temperature superficiali, soprattutto l’oceano Indiano, gran parte del Pacifico e l’Atlantico centrale. Sul nord Atlantico c’era invece una certa neutralità. Nel 1997 invece, la temperatura superficiale degli oceani era abbastanza neutra, con situazioni di anomalia negativa solo nel Pacifico. Il centro-nord Atlantico era caratterizzato da una sorta di neutralità, con una leggera anomalia negativa solo lungo le coste del Nordamerica. Oggi le condizioni di partenza sono ben più differenti rispetto al passato, vedi 1972 e 1982; ma differenti anche rispetto al 1997, soprattutto nell’emisfero nord e nel nostro vicino Atlantico. Una forte anomalia positiva staziona infatti nel Pacifico settentrionale, tra il Nordamerica e le Hawaii. Nel nostro Atlantico vige invece una forte anomalia negativa, estesa dall’Irlanda alle Azzorre, bilanciata parzialmente da una debole anomalia positiva lungo le coste del Nordamerica.ù Come si può facilmente notare dunque, le condizioni di partenza sono molto diverse, soprattutto in termini di temperature superficiali oceaniche, da cui lo stesso El Nino dipende. Inoltre, se è vero com’è vero, che la vicinanza dei fenomeni li rende più energici, dovrebbe essere il lago freddo atlantico e non la corrente calda del Pacifico equatoriale ad avere i maggiori effetti su di noi. Aspettiamo quindi gli eventi e studiamone attentamente gli effetti, perché in futuro avremo più termini di paragone e, se non altro, potremo esprimerci meglio, soprattutto da un punto di vista statistico. La natura insomma non si ripete mai e se sentite dire che arriva un Nino forte e robusto, non credete ad una catastrofe climatica; potrebbe anzi essere di gran lunga attenuato e contenuto da altri effetti opposti.

Autore : Professor Giuseppe Tito

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