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Artico in agonia, ma in prospettiva timidi segnali di ripresa

Permangono critiche le condizioni dei ghiacci artici, con un ulteriore negativo che ha portato i valori attuali sotto quelli minimi assoluti del 2007. Imputato numero uno: la debolezza del vortice polare.

In primo piano - 29 Giugno 2010, ore 09.51

Altro muro sfondato per l'Artico, quello dei record negativi che continuano a macinare e distruggere chilometri quadrati di massa glaciale. Qui non c'entra l'estate o l'inverno, ma la persistente debolezza del vortice polare in sede troposferica, debolezza che si protrae fin dall'inverno scorso, ma che ha affondato il colpo soprattutto nel corso della primavera.

In altre parole, l'aria fredda che si forma sulla calotta polare non ha modo di stazionarvi stabilmente, racchiusa entro le spire della circolazione polare, caratterizzata dalla presenza di correnti che corrono in senso antiorario attorno al Polo (il vortice polare). Questa circolazione polare, tendenzialmente piuttosto chiusa, tende ora invece a disperdersi verso le medie latitudini e con essa, tende a disperdersi anche il freddo che contiene. Quest'anno, nel 2010, l'aria fredda travasatasi dal vortice polare è stata indirizzata dalla circolazione sinottica principalmente verso l'Europa. Segnale spia di questo status di cose l'indice AO, l'Oscillazione Artica, la quale seguita a permanere su valori negativi.

Cosa ci attende per il prossimo furuto? Le proiezioni a lungo termine condotte con la tecnica dell'ensemble, ossia dei grafici probabisitici, evidenzia una graduale ripresa dell'Oscilazione Artica e un conseguente rinforzo del vortice polare, rinforzo che potrebbe avvenire proprio nel cuore dell'estate.

La manovra sarebbe salutare, in quanto preserverebbe quel poco di freddo che giace sulla calotta polare limitando l'ablazione del ghiaccio giovane superstite che aveva tentato di formarsi nel 2008, anno in cui la situazione sembrava proiettata a migliorare, ma soprattutto di quello vecchio, telaio principale di tutto l'impianto glaciale. Il tutto potrebbe anche fare affidamento al contributo di una Nina incipiente, anche se i contraccolpi derivanti dalla circolazione tropicale solitamente si manifestano con un lag temporale di qualche mese.

Due numeri per renderci conto della situazione attuale: l'estensione attuale della banchisa artica, dati satellitari alla mano, ammonta a 8.982.813 kmq (fonte dati ente di ricerca americano IARK-JAXA), ossia alcune centinaia di kmq al di sotto del medesimo valore registrato il 29 giugno del 2009. In discesa libera e preoccupante soprattutto il paragone con gli anni precedenti, in particolare quelli già critici dal 2002 ad oggi. Il dato attuale infatti è il peggiore in assoluto da quando si effettuano misurazioni satellitari (1979).

L'anomalia complessiva rispetto al valore medio degli ultimi 30 anni difatti ha ulteriormente accelerato negativamente, scendendo a -1.918.000 kmq ( fonte dati Università dell'Illinois). Peccato se solo pensiamo che nel mese di aprile 2010 eravamo quasi giunti al pareggio.


Autore : Luca Angelini

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