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APPROFONDIMENTI: la singolarità della zona di Taranto

Una spiegazione del minimo di precipitazioni che interessa il capoluogo jonico.

In primo piano - 8 Maggio 2004, ore 08.50

L'aridità che riguarda l'area di Taranto, a differenza di quella che interessa le altre zone, non è frutto di un'ombra pluviometrica di tipo orografico, o almeno, non solo di questa! Desta un certo interesse, infatti, il fatto che il minimo di precipitazioni che interessa la zona di Taranto è delimitato da un'isoieta di 500 mm che circonda perfettamente la zona costiera attorno al capoluogo jonico. La particolare geometria di questa isoieta, che segue molto da vicino la forma della sua costa, è probabilmente da attribuire a fenomeni a piccola scala che si sovrappongono a quelli a grande scala e che determina in corrispondenza dell'insenatura tarantina precipitazioni ancor più scarse rispetto a quelle che si riversano sugli altri tratti della costa. Se si osserva attentamente la rappresentazione dinamica riportata in figura si nota che l'unica caratteristica che distingue una zona dalle altre e che può influire in qualche modo sulla quantità di precipitazioni è proprio la forma dell'insenatura della costa di Taranto. In questa zona, infatti, il mar Jonio si incunea tra due estensioni di terra dando origine al cosiddetto "mar Grande", che è lo specchio di acqua compreso tra il centro urbano, le isole Cheradi e capo San Vito. Questo mare, poi, attraverso un canale artificiale navigabile, si insinua nell'entroterra per diversi Km andando ad alimentare un bacino naturale detto "mar Piccolo". Questa peculiare conformazione della costa fa in modo che, quando all'approssimarsi di una perturbazione da Ovest o da NO si instaura un flusso di correnti da Sud a Sud-Ovest, esse, una volta che passano dal mare alla terraferma, a causa del maggiore attrito con la costa tendono a disporsi parallelamente ad essa e raggiungono Taranto da SE. D'altra parte il capoluogo jonico è molto rientrato rispetto all'asse principale del litorale salentino, per cui le suddette correnti, dopo aver attraversato il mar Grande, una volta che raggiungono il versante che si affaccia a SE, si compongono con la circolazione principale da SO, dando origine sulla zona di Taranto ad una locale rotazione anticiclonica che contrasterebbe la circolazione ciclonica generale e tenderebbe a smorzare l'intensità delle precipitazioni. Non esistono, comunque al momento, osservazioni sperimentali che possano avvalorare questa ipotesi, tranne le osservazioni visive dei pennacchi dei camini dello stabilimento siderurgico che, spesso, emettono fumi in versi opposti, pur essendo a pochi Km l'uno dall'altro. Tuttavia la Fluidodinamica relativa agli effetti dell'attrito con la superficie terrestre sullo spostamento di una massa d'aria, può senz'altro fornire un valido supporto alla precedente interpretazione. In particolare succede che, quando il vento che soffia dal golfo di Taranto verso Nord giunge sulla costa che si affaccia a Sud-Ovest, risente di un maggior attrito a contatto con essa e questo gli induce un'ulteriore rotazione verso il minimo depressionario che, in questa situazione è ad Ovest. Conseguentemente la corrente si dispone quasi parallela alla costa e dopo aver attraversato lo specchio d'acqua che bagna il centro urbano, componendosi con il vento principale in prossimità della zona in cui il litorale piega a SO (dove il vento non ha subito alcuna rotazione), dà origine ad una circolazione anticiclonica: questo è a mio parere l'aspetto essenziale che rende ragione del minimo di precipitazioni esistente in questa zona. Altri fattori, pur essendo presenti, credo non siano importanti: ad esempio, in primo luogo si potrebbe considerare la presenza del mar Piccolo a causa del quale il centro abitato è lambito dalle acque anche a Tramontana, oltre che a Mezzogiorno. Questa ulteriore presenza di acqua se da un lato costituisce una sorgente fredda in Estate che riduce la tendenza alla formazione di temporali di calore, in Inverno rappresenta una sorgente di calore che può contribuire ad alimentare la formazione di sistemi nuvolosi. Nel computo di un anno i due effetti dovrebbero compensarsi, ma considerando che a queste latitudini le precipitazioni più copiose comunque si verificano in Inverno, in generale credo che, al limite, il mare influisca nella misura di un aumento della quantità annua di piogge. Un ultimo fattore di influenza sul regime di precipitazioni nella zona di Taranto potrebbe essere il fatto che il capoluogo jonico è circondato dall'altopiano delle Murge a Nord e dall'appennino più ad Ovest, per cui si potrebbe concludere che la città sia in una zona d'ombra analoga a quella che si ha in altri luoghi interessati da scarse precipitazioni, come la piana di Catania, la zona di Cagliari, la piana di Sibari ed alcuni tratti del litorale siculo meridionale. In realtà è stato dimostrato che le correnti che raggiungono l'altopiano delle Murge presentano caratteristiche termodinamiche tali, da oltrepassare senza alcun disturbo i modesti rilievi pugliesi; pertanto l'unica spiegazione plausibile della scarsa piovosità della zona resta proprio il già descritto effetto combinato dell'attrito dei venti con la costa e la geometria del litorale tarantino: questi fattori a scala locale concorrono insieme ad altri su scala regionale (bassa altitudine, bassa latitudine, ombra pluviometrica appenninica) a determinare la particolare aridità della zona. Per questi motivi le precipitazioni più abbondanti che interessano l'area di Taranto non si verificano quando e' presente un minimo depressionario a NO che richiama un flusso di correnti da Sud o da SO, ma quando si genera una depressione sul basso Tirreno o sullo Jonio, situazione in cui si instaurano venti di Scirocco che, carichi del vapore acqueo e del calore del Mediterraneo, riescono a raggiungere il capoluogo jonico senza incontrare alcun ostacolo orografico e senza dar origine a locali formazioni anticicloniche.

Autore : Dott. Pier Paolo Talamo

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