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Apocalisse climatica: l'ennesimo delirio, il plagio e la pubblica ottusità

Notizie agghiaccianti trapelano da un rapporto presentato mercoledì a Bonn e che lega gli scenari climatici futuri con il fenomeno dell'immigrazione di massa. Siamo andati a verificare e...

In primo piano - 12 Giugno 2009, ore 10.24

"Una marea umana in fuga da siccità, inondazioni, mari che si innalzano fino a mangiare la terra" e poi "Migrazioni di massa che si verificheranno su larghissima scala nei prossimi decenni, coinvolgendo decine di milioni di persone: qualcosa di mai visto prima, per ampiezza ed estensione". Sono i due primi stralci di un articolo apparso su un noto quotidiano a tiratura nazionale e che ha riassunto quanto è emerso da un meeting tenutosi mercoledì a Bonn nell'ambito dei negoziati per un nuovo accordo contro il riscaldamento globale. Siamo andati a verificare i dati emersi dagli studi, ufficialmente tenuti da due Università americane, e una serie di brividi ha attraversato con scariche ripetute le nostre spine dorsali. Le cifre da capogiro snocciolate da codesti enti ve le riportiamo pari pari lasciando a voi, cari lettori, ogni personale commento o presa di posizione: 50 milioni di profughi in fuga (verso dove?) entro il 2010. Che diventano 700 milioni nel 2050! I motivi? Le guerre non c'entrano: sarà l'innalzamento degli oceani che trasformerà entro quegli anni in città fantasma Mumbai, Los Angeles, Rio de Janeiro e New York. Il mare si alzerà infatti di 2 metri. Ma l'assemblea, sfera di cristallo al seguito (non quella di Meteolive), si è anche spinta oltre affermando con inoppugnabile certezza matematica che nel 2080 in Messico le piogge caleranno dell'80% con conseguenze irreparabili per la grande nazione americana la quale a quel punto sarebbe costretta (a nostro avviso) a sopravvivere solo esportando sabbia, magari verso le spiagge di quei Paesi alle prese con le inondazioni killer. Non potevano mancare i ghiacciai alpini... ma non quelli nelle Alpi, quelli nell'Himalaya! Ebbene, anche questo dato, seppur non molto chiaro dal punto di vista geografico, è molto perentorio dal punto di vista matematico, con ben 1,4 miliardi di persone, quelle che vivono tra i bacini del Gange, dello Yangtzee, del Fiume Giallo e di altri versanti idrografici, che improvvisamente non avranno più i mezzi di sostentamento. Risparmiandovi le altre amenità (a breve probabilmente le ritroveremo raccontate in altra chiave dalla mitica compagnia di Bisio nel grande circo di Zelig), arriviamo alle conclusioni che, sempre secondo l'assemblea di Bonn, potrebbero scongiurare questo apocalittico disastro: il taglio delle emissioni di CO2. Rileggiamo una seconda e poi una terza volta: c'è proprio scritto "taglio delle emissioni di CO2"! E basta. Nessun cenno ai veleni che si producono parallelamente alla CO2 durante la combustione di petrolio, nessun dato sulla mortalità da tumore che questi veleni potrebbero provocare se non ci si da "un taglio". Nessun altra forzante. Niente di niente. Solo un monito al congresso delle Nazioni Unite che si terrà a dicembre durante il quale si dovrà stilare un accordo su come trovare una sistemazione per le popolazioni che abitano in tutte le zone a tiro dell'apocalisse: tutti in Italia! Ah no, stavolta l'Italia non vi potrà venire incontro: anche la nostra pianura Padana verrà impaludata dall'Adriatico!

Autore : Luca Angelini

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