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Anticicloni ed estati italiane, cosa è cambiato veramente?

Le estati italiane hanno visto negli ultimi anni un aumento delle ondate di calore altrnate a fenomeni violenti, tuttavia molti elementi sono rimasti inalterati negli anni. Andiamo a vedere cosa è cambiato veramente.

In primo piano - 24 Luglio 2009, ore 11.20

"L'anticiclone delle Azzorre è sparito", "L'Africa è sempre più vicina all'Italia". Affermazioni come queste riempiono i nostri discorsi quotidiani inflazionando una materia che è stata coniata dai meteorologi ignari del grande successo cui sarebbero andati incontro. Che nelle estati anni '70 le forti ondate di calore sull'Italia fossero meno frequenti rispetto al presente è un dato di fatto. Negli ultimi decenni infatti siamo stati spettatori di una modifica alla circolazione generale dell'atmosfera che ha coinvolto anche lo scacchiere euro-atlantico. Ora non vogliamo sapere perchè sia avvenuta questa modifica ma vogliamo centrare la nostra attenzione su quali conseguenze ne sono derivate. Da una analisi scrupolosa delle carte riferite agli ultimi decenni si notano in particolare due alterazioni dell'asse circolatorio generale estivo: la prima, avvenuta in senso meridiano, si riferisce alla risalita complessiva verso nord della fascia anticiclonica subtropicale, con ingerenza sempre più marcata sull'area mediterranea. La seconda, avvenuta in senso longitudinale, si riferisce allo spostamento verso sud-est della fascia depressionaria collegata al vortice polare con la depressione d'Islanda che ha preso cittadinanza britannica. Da un ulteriore approfondimento si nota che lo sbilancio dei centri pressori ha coinvolto in modo particolare la circolazione al livello del mare. Il suggerimento determinante arriva dall'analisi dell'indice NAO (differenza della pressione al livello del mare tra le alte e medie latitudini atlantiche). Questo indice, prevalentemente positivo nelle estati passate, risulta in prevalenza negativo o neutro in quelle recenti. Cosa significa? Significa che nei decenni passati la componente termica presente nell'anticiclone delle Azzorre si andava ad unire con quella analoga attiva sul Mediterraneo costituendo un unico grande braccio di aria mite di origine marittima che collegava in presa diretta Atlantico e Mediterraneo. Il tutto sotto l'alimentazione subtropicale alle quote superiori, quest'ultima nella sostanza non molto differente rispetto ai giorni nostri se non per i valori di geopotenziale complessivamente ora più elevati. L'attuale diverso assetto pressorio dei bassi strati, che trova supporto anche nell'analisi dell'indice est atlantico noto come EA sempre più spesso in fase positiva, ha visto l'inserimento di una figura depressionaria collegata al vortice polare con asse puntato molto spesso dalle isole Britanniche, dove pone il suo quartier generale, verso le acque antistanti Francia o Portogallo. Tale lama depressionaria ha di fatto spezzato il collegamento termico al livello del mare tra alta delle Azzorre e alta mediterranea. Mentre lo spezzone occidentale (anticiclone delle Azzorre) si è isolato in pieno atlantico, quello orientale (mediterraneo) è stato fagocitato dalla struttura dinamica in risalita dal nord Africa, in realtà (come abbiamo detto poco sopra)già presente degli anni passati, ma ora più invadente sia a causa della risalita meridiana descritta all'inizio, sia a causa della spinta operata in risposta all'affondo depressionario britannico-portoghese che ne gonfia i geopotenziali. In altre parole, mentre in passato i grandi antagonisti del tempo estivo europeo al livello del mare erano la depressione d'Islanda e l'anticiclone delle Azzorre, ora sono diventati la saccatura britannica e l'anticiclone nord-africano. I contrasti tra queste ultime due figure, spesso ai ferri corti con lo steccato di convergenza collocato tra Europa centrale e nord Italia, sono per ovvi motivi più forti a causa delle notevoli differenze pressorie e termo-igrometriche contenute nelle due strutture. Da questa considerazione, ed è la quadratura del cerchio, troviamo anche la risposta all'ulteriore quesito secondo il quale per le nostre estati varrebbe l'equazione: caldo più frequente = fenomeni violenti più frequenti.

Autore : Luca Angelini

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