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Anomalie record di segno opposto su entrambi i poli ci porteranno verso un inverno FREDDO?

Nuove considerazioni sui meccanismi climatici, prossima stagione invernale e strategie energetiche.

In primo piano - 17 Settembre 2007, ore 09.38

Quanti di voi hanno appreso che in questi giorni i ghiacci marini del Polo Sud hanno raggiunto un'espansione record che non si registrava da almeno 30 anni? "Almeno" sta a significare che delle estensioni glaciali antecedenti il 1979, non essendo ancora disponibili dati, non si sa nulla. Il primo dei grafici mostrati, tratto da dati pubblici elaborati dall'Università dell'Illinois, parla da solo. Si nota anche che negli ultimi 10 anni si sono verificati altri 3 episodi di notevole espansione dei ghiacci marini antartici (vicine ai 16 milioni di metri quadri), mentre nei precedenti 20 anni l'episodio si è verificato solo 1 volta (nel 1995). Dunque di fatto i ghiacci marini del Polo Sud in quesi giorni stanno occupando un'estensione mai registrata fino ad oggi, circa l'1,4 per cento rispetto al record precedente del 2005. Avete capito bene: stiamo parlando di crescita record dei ghiacci antartici, e non di diminuzione. Già di per sè questo fatto sarebbe degno di grande attenzione ma è invece totalmente ignorato da tutti i mass media. Anche perchè, in tempi in cui prevale la teoria dell'effetto serra, degli aumenti termici e degli scioglimenti glaciali su vasta scala, dovrebbe far già notizia un qualche segnale di stazionarietà, figuriamoci un aumento glaciale record. Ma qui veniamo ad un'altra anomalia, anch'essa assoluta, quindi più che trentennale, ma opposta. Ovvero lo scioglimento record dei ghiacci marini artici, ovvero quelli del Polo Nord, a noi più vicini. Parliamo di una contrazione record veramente notevole, pari al 27 per cento in meno rispetto ai precedenti record negativi del 2006 e del 2002 (si veda il secondo grafico). Dunque ci troviamo di fronte ad una situazione climatica veramente eccezionale, visto che la contemporaneità di due eventi record trentennali ha tempi di ritorno lunghissimi, forse anche secoli. A meno che non si possa dimostrare che i due eventi record di segno opposto non siano in realtà correlati. Il che è molto difficile, se non impossibile, fare (ma ciò non vuol dire che la cosa non possa essere vera, almeno in parte). E qui vorrei ora sottolineare due aspetti, che mi porteranno a formulare una previsione stagionale per l'area europea. 1 - E' molte volte accaduto nel passato recente che inverni molto freddi nel emisfero sud del globo siano stati seguiti da inverni altrettanto freddi nel nord del globo. E' accaduto ad esempio tra il 1928 ed il 1929, quando un inverno particolarmente freddo nell'emisfero australe fu seguito da un inverno veramente storico per l'area europea (il famoso inverno del 1929), a tutt'oggi definito l'inverno più freddo del secolo per il nostro continente. Ma altri episodi si sono registrati con la medesima sequenza: freddo al sud - freddo al nord. Ebbene, è quindi da evidenziare come l'inverno in fase di conclusione nell'emisfero australe, sia dai dati di espansione dei ghiacci antartici e sia dai dati dei numerosi episodi eccezionalmente freddi registrati in Sudamerica (e non solo), può dirsi essere stato mediamente molto freddo rispetto alla norma. 2 - E' ormai noto come la famosa Corrente del Golfo, che attualmente (e periodicamente) scalda il clima di tutta l'Europa occidentale, si possa bloccare o possa deviare in caso di alterazioni della temperatura e della salinità delle acque oceaniche atlantiche. In particolare grandi apporti di acqua dolce e fredda possono inceppare decisamente il suo meccanismo di funzionamento. Ebbene attualmente si sta assistendo, come visto nei dati visibili nel secondo grafico, ad apporti record di acqua fredda da scioglimento glaciale verso le acque dell'Atlantico. Entrambi questi aspetti portano a ritenere come tutt'altro che remota la possibilità che l'inverno imminente sia particolarmente freddo e localmente anche molto nevoso per tutta la zona europea. Dal punto 1 come conseguenza dei precedenti storici che vedono spesso la concatenazione di inverni freddi a sud con inverni freddi a nord. Dal punto 2 come conseguenza del raffreddamento diretto delle acque atlantiche indotto dall'abbondante apporto di acqua fredda da fusione, e senza per ora tenere in conto del probabile conseguente indebolimento della Corrente del Golfo. Non vi sono certezze, ma grossi indizi, dunque, per un inverno prossimo da noi particolarmente freddo. Questi meccanismi potrebbero portare ad una totale rivisitazione delle teorie sull'effetto serra antropico, ma non dovrebbero tuttavia indurre a nessun arretramento o ripensamento, a mio avviso, per le politiche di supporto alle fonti energetiche rinnovabili, in quanto pulite e soprattutto importanti per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio ed anche dal gas le cui scorte sembrano destinate ad incontrare periodi di forte carenza nell'imminente futuro inverno, ancora di più nel caso in cui questo si presenti davvero freddo, come personalmente ritengo.

Autore : Marco Scozzafava, Associazione meteorologica "AQ Caput Frigoris":

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