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Analisi del peggioramento di giovedì prossimo

Vediamo di capire qual è il cammino che porterà aria fredda a sfociare sul Mediterraneo.

In primo piano - 10 Marzo 2003, ore 10.14

Fra giovedì e venerdì scorso avevamo parlato della possibile formazione a breve di una profonda depressione sul nord Atlantico, a causa dello scontro frontale fra aria fredda proveniente dalla Groenlandia ed una massa d’aria di stampo subtropicale in risalita verso nord-est (a partire dal Golfo del Messico); avevamo anche stimato il valore minimo di pressione che tale ciclone avrebbe potuto raggiungere in 945-955 hPa. Ebbene in verità il processo di occlusione del sistema frontale è stato leggermente accelerato da alcuni elementi che non erano stati ben calcolati dai modelli matematici a nostra disposizione, fatto sta che sabato scorso alle ore 13 in pieno Oceano è stato misurato un valore di pressione di ben 928 hPa! Cicloni di tale potenza (che non si vedevano da almeno un anno) sono in grado di sollevare venti di tempesta fino a 140-150 km/h, portando ad un rapido e drastico rimescolamento delle masse d’aria, con rovesci improvvisi e violenti. L’aria fredda “pescata” da latitudini artiche ha però ormai invaso buona parte del territorio interessato dalla depressione, e di conseguenza la struttura tende gradualmente a colmarsi, indebolendosi. Nelle ultime ore però il minimo di pressione si è portato verso est, attivando una nuova discesa di aria fredda, stavolta di natura prettamente artica marittima, in rapido spostamento dalle coste orientali della Groenlandia e l’Islanda verso sud-sudovest; tale massa d’aria mantiene in vita la depressione, chiudendo la strada in qualche modo alle successive perturbazioni provenienti dal Canada. Infatti il “peso” dell’aria fredda in arrivo (maggiore rispetto alla massa d’aria precedentemente presente in zona) fa sì che la pressione gradualmente cominci ad aumentare fra le coste sud-orientali della Groenlandia e le Isole Azzorre, permettendo all’anticiclone atlantico di distendersi su un asse sudovest-nordest, spingendosi fin sull’Islanda. Questo movimento darà il via alla formazione di un anticiclone dinamico che si isolerà dalla “cellula madre” e si disporrà fra le Isole Britanniche ed il Mare del Nord, dove raggiungerà fra giovedì e venerdì valori di 1040 hPa ed oltre. D’altra parte con il blocco imposto dalle correnti fredde sul Mare di Norvegia anche la corrente a getto polare subirà una marcata ondulazione che la porterà dapprima a risalire verso nord dalle coste orientali degli Stati Uniti fin sulla Groenlandia, per poi scendere nuovamente verso sud sulla Scandinavia fra mercoledì e giovedì. Le forti correnti generatesi dall’Artico pochi giorni prima allora tenderanno ad isolare una “lingua” di aria molto fredda (relativamente al periodo dell’anno) che aggirando il robusto anticiclone sul Mare del Nord si porterà dapprima sulla Svezia, poi su Polonia, Boemia, Serbia e Montenegro ed infine giovedì sulle nostre regioni. Avremo quindi venti da est o comunque con marcata componente orientale, con temperatura in calo di 3-5°C (probabilmente anche di più in montagna); il contrasto con l’aria mite ed umida che ancora adesso ci interessa potrà innescare la formazione di numerose nubi temporalesche, specialmente lungo l’Appennino e sul versante adriatico; non è da escludere qualche fenomeno anche al nordest al momento dell’ingresso del fronte freddo sulla Penisola. Per quanto riguarda i dettagli previsionali vi rimandiamo comunque ai prossimi articoli.

Autore : Lorenzo Catania

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