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Altre FOLLIE in Africa...zanzariere contro la malaria usate come reti da pesca

Gli islamici intanto rifiutano i vaccini contro la poliomielite in Africa e riesplode il contagio. Italia: costi insostenibili per l'ambiente.

In primo piano - 2 Ottobre 2008, ore 10.42

ZANZARIERE Dell’uso improprio delle zanzariere da letto in Kenya si era già parlato nell’autunno del 2006, quando il Ministero della Salute di quel paese, nell'ambito di una nuova campagna antimalarica, ne aveva distribuite 3,4 milioni nei 22 distretti più colpiti dall'epidemia. Alcune settimane dopo averle ricevute, nel distretto costiero di Kilifi oltre 5.000 persone le avevano restituite perché si era sparsa la voce che erano stregate e che dei demoni facevano visita a chi vi si sdraiava sotto. Sulle rive kenyane del lago Vittoria, invece, i pescatori di etnia Luo avevano preferito usarle come reti da pesca. Di questo secondo impiego è giunta conferma grazie a un’indagine svolta di recente dalla quale risulta che almeno l’82% delle zanzariere donate da allora servono a pescare e a far seccare il pesce all’aperto. Interpellato da un giornalista, un pescatore ha spiegato: “Siamo d’accordo che la salute è importante, ma lo è anche mangiare”. Però il pescatore ignora che le zanzariere sono impregnate di permetrina e deltametrina, due sostanze tossiche anche per i pesci, oltre che per gli insetti. La normativa dell’Unione Europea li definisce “altamente tossici” per gli organismi acquatici e inoltre, in considerazione dei danni irreversibili che possono causare agli ecosistemi, ne sconsiglia l’uso nei prodotti fitosanitari e raccomanda di non disperderli nell’ambiente. In realtà dunque dove la malaria è scomparsa si deve non alle zanzariere, se non in minima parte, ma alle attività di bonifica che hanno eliminato gli habitat favorevoli allo sviluppo della zanzara anofele, che ne è il vettore, e alla disinfestazione ambientale tramite insetticidi efficaci quali il DDT. Finora le zanzariere sono state usate più che altro per ridurre la probabilità di infezione in attesa che lo sterminio delle anofele sradicasse la malattia. POLIOMIELITE Nel 1996 era stato varato un ulteriore progetto intitolato "Fuori la poliomielite dall’Africa", che si proponeva di raggiungere l’obiettivo entro un decennio. In effetti sette anni dopo si era passati da una media di 205 casi al giorno a 388 nell’arco dell’intero anno in tutto il continente. Visti questi eccellenti risultati, l’Oms aveva data per certa l’estinzione della malattia entro il 2004. Ma non si erano fatti i conti con la Nigeria dove invece nei primi nove mesi del 2003 si registrava il numero più elevato in assoluto di nuovi ammalati, 178. Risultò che in certe regioni del paese era stato possibile raggiungere soltanto il 16 per cento dei bambini. Ma soprattutto il problema era che gli stati settentrionali di Zamfara e di Kano avevano sospeso del tutto le vaccinazioni dall’inizio del 2003. Il focolaio resistente si trovava proprio nel Kano dove, in controtendenza rispetto al resto del mondo, nel 2003 si ebbe un incremento della malattia del 30 per cento. Pochi mesi dopo venivano scoperti una dozzina di casi in Burkina Faso, Ghana, Niger e Togo attribuiti alla diffusione del virus nigeriano fuori controllo e un caso si verificava anche in Costa d’Avorio (il primo dopo tre anni). L’Unicef, di comune accordo con l’Oms, decideva allora di realizzare in Nigeria e in altri nove paesi dell’Africa occidentale una campagna d’emergenza che in tre giorni, a partire dal 23 febbraio 2004, grazie alla mobilitazione di centinaia di migliaia di persone e a un investimento di 10 milioni di dollari, consentiva di vaccinare gran parte dei bambini a rischio. Tuttavia Kano e Zamfara non autorizzavano la somministrazione del vaccino e ad essi si aggiungevano altri due stati settentrionali: il Niger e il Bauchi. La ragione dei rifiuto dipendeva dal fatto che le autorità di quegli stati, tutti a maggioranza islamica, erano convinte che la campagna antipoliomielitica in realtà fosse un complotto cristiano per avvelenare i bambini islamici. Successivamente si disse che i vaccini forniti dall’Oms contenevano sostanze che causano infertilità, cancro e AIDS e che la campagna di vaccinazione altro non era che un piano degli Stati Uniti per rendere sterili le donne musulmane: “sacrificare due, tre, quattro, cinque o dieci bambini è il minore dei mali – dichiarava il governatore del Kanu, Ibrahim Shekaru, all’agenzia stampa AP e alla Bbc – se paragonato al rischio che migliaia o milioni di donne e bambine diventino sterili”. COSTI DELL'AMBIENTE Un accorato appello agli Eurodeputati italiani per attenuare l’impatto del pacchetto-clima sul sistema industriale e difendere gli interessi nazionali. Con queste intenzioni il ministro per le politiche comunitarie Andrea Ronchi ha incontrato il 24 settembre deputati di Bruxelles per trovare un giusto punto d’incontro, aldilà degli schieramenti politici, tra salvaguardia dell’ambiente e tutela dell’interesse nazionale. Secondo il Governo il pacchetto clima-energia varato dal Consiglio europeo nel 2007 rischia di penalizzare un'industria italiana già fortemente in difficoltà. Il settore più a rischio con l'adozione del provvedimento (riduzione entro il 2020 delle emissioni dei gas serra del 20%, dei consumi energetici del 20% e aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili del 20%) è quello manifatturiero, "dall'acciaio all'alluminio, dalle piastrelle al cemento, con un devastante impatto sulla produzione", sottolinea Ronchi, mentre l'industria automobilistica verrebbe "penalizzata dal regolamento per la riduzione delle emissioni di Co2 delle auto". Per questo motivo il ministro ha sollecitato ad "una aggiornata e più approfondita valutazione dei costi diretti e addizionali per le singole economie degli stati membri" e "l'opportunità di esaminare le modalità di raggiungimento degli impegni europei alla luce degli esiti del negoziato di Copenhagen 2009". L’anno prossimo, infatti, cominceranno i negoziati a livello globale per definire la nuova versione degli accordi di Kyoto in scadenza nel 2012. Se Verdi, Rifondazione comunista e Comunisti italiani opponendosi a qualsiasi rinvio della questione dei cambiamenti climatici, non hanno voluto sentire ragioni, l'iniziativa del governo ha ottenuto, tuttavia, l'apertura di alcuni esponenti del centrosinistra come Vittorio Prodi, Patrizia Toia e Giulietto Chiesa favorevoli a un'ulteriore riflessione a condizione che il Pacchetto non sia scardinato nella sostanza.

Autore : A cura di Svipop, riduzione MeteoLive.it

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