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Alpinismo e meteorologia: l'indissolubile legame che percorre l'aria sottile

Le recenti vicende a sfondo tragico verificatesi in montagna ripropongono quanto fondamentale siano le ottime condizioni meteorologiche per la buona riuscita di tutte le attività in montagna, dalla semplice escursione alla scalata al limiti dell'impossibile

In primo piano - 25 Luglio 2008, ore 11.06

Quattro alpinisti precipitati durante un'ascensione nel massiccio del Monte Bianco, un sacerdote polacco volato lungo la via italiana di salita al Cervino, la tragica scomparsa di Karl Unterkircher, il rocambolesco recupero dei suoi compagni di cordata sul Nanga Parbat. La montagna uccide? Niente di tutto questo, il problema siamo noi, sono i nostri errori. Ricordo una tra le tante salite al rifugio più alto d'Europa, sito su una delle punte più elevate, belle e panoramiche del Monte Rosa. Si tratta della Capanna Regina Margherita arroccata ad oltre 4550 metri di quota sulla cima intitolata all'abate Giovanni Gnifetti che per primo la raggiunse. Il tempo favoloso quel giorno nulla faceva trapelare ai profani della meteo sul futuro evolversi degli eventi. Centrata la finestra di stabilità in un'estate che regalava alle nostre Alpi un bel tempo solo a singhiozzo, durante il pomeriggio mi apprestavo alla lunga discesa verso il fondovalle e verso un fine settimana che si sarebbe aperto il giorno successivo con l'arrivo di una perturbazione atlantica in piena regola. Conscio di questo, pensai di avere ottimizzato al meglio il mio tempo libero ma ben presto l'attenzione venne carpita dalla lunga processione di persone (si parla di oltre un centinaio) che incrociavo e che salivano verso i ghiacciai per pernottare al rifugio intermedio posto a 3700 metri, noto come Capanna Gnifetti, punto di appoggio per tentare il giorno successivo la salita agli oltre 4500 metri delle vette circostanti. Mi feci una domanda al fulmicotone: "Ma dove va tutta questa gente se domani e per almeno un paio di giorni su questi ghiacciai imperverseranno terribili bufere di neve?" L'interrogativo di quel giorno si ripropose moltissime altre volte durante situazioni analoghe negli angoli più disparati delle Alpi, dal Monte Bianco ai Quattromila vallesani, dalle Orobie alle cime della val di Fiemme. Ebbene, dove era finito il buon senso, il vincolo che lega in maniera indissolubile Alpinismo e Meteorologia e quello che annoda forte la vita alle nostre montagne? Morto; sepolto miseramente da ascensioni programmate freddamente mesi prima e condotte poi a tutti i costi sull'onda di una vita frenetica che ben poco spazio lascia ad una attività da portare a termine con il cuore. Le Guide Alpine, maestri di alpinismo, consapevoli dei rischi tavolta fatali ai quali molte persone vanno incontro, bene lo sanno e raccontano a proposito cose raccapriccianti. Certo, perchè anche in estate un assolato e facile percorso su ghiacciaio in alta quota affrontato tranquillamente in maniche corte con il bel tempo, può diventare rapidamente un trappola mortale in casi di cambiamento del tempo. Le temperature scendono anche a 30° sotto lo zero nel volgere di pochi minuti, la neve frusta in modo insopportabile il viso fino a rendere impossibile perfino respirare e il gelo ti trasforma in una statua di ghiaccio. Ma quanti sono consapevoli di questi rischi? E proprio in quel frangente la mia domanda retorica ricevette una puntuale, tragica risposta quando la fatalità (se così si può dire)si verificò puntuale e beffarda finendo anche sulle pagine dei giornali. Il giorno successivo proprio una Guida Alpina infatti, costretta dai suoi otto clienti ad intraprendere nonostante fosse già pomeriggio e il tempo volgente al brutto, una difficile traversata di cresta ad oltre quattromila metri di quota, perse tragicamente la vita e con lui tutti i suoi clienti, alcuni precipitati drammaticamente dalla cresta a causa del vento fortissimo e per il crollo delle cornici di neve, gli altri per assideramento. Fermiamoci solo un istante e riflettiamo: si può davvero trasformare attimi di gioia, rilassamento e spensieratezza trascorsi a stretto contatto con una natura amica in un una tragedia senza fine? Perdere la vita in luoghi così affascinanti è davvero una intelligente e audace prova di coraggio?

Autore : Luca Angelini

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