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Alpi occidentali, quanta neve resiste ancora in alta quota!

Un monitoraggio condotto sui ghiacciai a cavallo tra la valle d'Aosta e le Alpi Vallesane mostra un quadro complessivamente soddisfacente, con ghiacciai ancora in prevalenza coperti dalla neve caduta nei mesi di aprile e maggio

In primo piano - 2 Luglio 2008, ore 11.22

Le nevicate della scorsa primavera si sono rivelate un vero toccasana per i ghiacciai delle Alpi occidentali. Se questa fase di buona salute ha al momento poca voce in capitolo rispetto agli evidenti arretramenti delle fronti glaciali avvenuti le scorse estati, di sicuro segna se non una battuta d'arresto sicuramente una bella frenata dell'ablazione selvaggia. Come è noto le condizioni che determinano lo stato di salute di un ghiacciaio d'alta quota si espletano principalmente in primavera e in estate: da un lato di vitale importanza sono le precipitazioni nevose che si accumulano nei periodi compresi tra aprile e giugno. Le temperature relativamente elevate fanno sì che le masse d'aria contengano maggiore umidità rispetto all'inverno, inoltre permettono un attecchimento più tenace della neve, poichè minore è l'effetto erosione eolica prodotta dal vento quando le temperature sono molti gradi al di sotto dello zero. D'altro canto le condizioni atmosferiche dell'estate si rivelano poi determinanti nella conservazione di quanto accumulato in primavera (oltre naturalmente che nella stagione invernale). In sostanza un'estate fresca e ricca di precipitazioni permette un buono stato di salute delle superfici glaciali, determinando in qualche caso anche un bilancio di massa annuale complessivamente in pareggio. Ebbene, a parte la parentesi anticiclonica dei giorni scorsi con tanto di aria nord-africana al seguito, sulle Alpi ora aria più fresca e instabile sta apportando spiccate condizioni di variabilità, seppur in un contesto spesso ampiamente soleggiato. Al di sopra dei 3600-3800 metri però anche i temporali pomeridiani riescono a scaricare fino a 10-15 centimetri di neve fresca alla volta. Questa neve è andata a tamponare subito le falle aperte dal caldo anticiclonico anzidetto. La dimostrazione di quanto affermato l'abbiamo constatato sul campo: sul massiccio del Monte Rosa l'innevamento risulta già abbondante al di sopra dei 3000 metri. Chi volesse raggiungere i rifugi d'alta quota, come il Gnifetti a 3670 metri, può ancora utilizzare gli sci, anche laddove gli scorsi anni si stendevano in questo periodo solo misere pietraie. Le vie normali che salgono ai 4478 metri del Cervino, il più nobile scoglio d'Europa, sono ancora incrostate di ghiaccio e invitano alla cautela chi volesse avventurarvisi. Sono pochi finora gli alpinisti che hanno tentato la salita. Stesso discorso per le vicine Alpi Vallesane. Oltre i 3600-3800 metri i recenti temporali, compreso quello abbondante ed esteso di martedì sera, hanno scaricato fino a 20 centimetri di neve fresca e il manto bianco complessivo oltre quelle quote supera ancora i 3 metri di spessore. Insomma niente male come premessa. Ora spetterà all'estate rispettare e preservare queste preziose riserve d'acqua che circondano le nostre fertili pianure.

Autore : Luca Angelini

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