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ALPI! La stagione invernale 2012-2013: sempre tanta NEVE ma molto più FREDDO!

La stagione invernale 2012 – 2013 è stata molto particolare perché caratterizzata da un buon innevamento da dicembre ad aprile, con abbondanti precipitazioni nevose che hanno raggiunto quantitativi record nelle Alpi orientali e da un periodo tardo primaverile – inizio estate freddo e particolarmente nevoso.

In primo piano - 3 Dicembre 2014, ore 11.21

INTRODUZIONE
La descrizione della stagione trova la sua collocazione classica da novembre ad
aprile ma, la “seconda stagione invernale”, quella dalla seconda metà di maggio
a fine giugno non è meno importante, soprattutto per la risorsa idrica nivale.
Nel presente lavoro si traccia un resoconto delle “due stagioni” invernali, con le limitazioni dovute alla scarsità di dati storici disponibili sul secondo piccolo inverno.
Disponendo di numerose serie storiche dell’ultimo quarantennio, le elaborazioni
sono state effettuate sulla base del periodo di riferimento 1975-2009 e in alcuni
casi 1961-1990.

NEVICATE
Nelle Alpi occidentali, i mesi di novembre e dicembre sono stati particolarmente
nevosi, come anche il mese di marzo e aprile nella bassa valle della Valle d'Aosta.
In generale sono state più intense le nevicate del 9-12 novembre, quelle di fine
novembre-inizio dicembre, dal 4 al 6, dal 10 all’11 e singoli episodi dal 22 al 28 dicembre rispetto agli altri settori delle Alpi.
Il mese di gennaio è stato caratterizzato, al contrario ad esempio delle Alpi orientali,
da poche precipitazioni nevose.
Nelle Alpi centrali, l’inverno è stato caratterizzato da una maggior nevosità nei
mesi di febbraio e marzo, mentre i mesi di inizio inverno sono stati normali.
Storia diversa per le Alpi orientali, caratterizzate da poche precipitazioni a novembre
ma poi da abbondanti precipitazioni nei mesi di gennaio, febbraio e marzo,
quando cumuli mensili hanno sempre superato i valori medi di riferimento.
Il mese di aprile è stato infine caratterizzato da un minor apporto di neve fresca
su tutti i 3 settori delle Alpi.
Per la mancanza di dati storici attendibili non è stato possibile tracciare un
andamento storico dei mesi di maggio e giugno.

SPESSORE MEDIO DELLA NEVE AL SUOLO
Il valore dell’indice di spessore medio della neve al suolo, calcolato per il versante
delle Alpi italiane nella fascia altimetrica fra i 1500 e i 2500 m, è stato di 82 cm,
terzo valore medio dal 2002 al 2013, preceduto dal 2009 con 138 cm, dal 2004
con 92 cm. L’elaborazione è effettuata sulla base di 20 stazioni significative.

Gli andamenti sono molto diversi da settore a settore. Nelle Alpi Marittime e
nord occidentali, gli spessori sono molto superiori alla media per tutto il mese
di dicembre mentre nelle Alpi centrali e orientali sono inferiori alla media.
Nel mese di gennaio, gli spessori aumentano con le nevicate della seconda quindicina
del mese, prima nelle Alpi orientali e poi nelle Alpi marittime mentre negli altri
settori lo spessore rimane stazionario.
Il mese di gennaio è stato l’unico mese con uno spessore medio inferiore alla
media del periodo 2002-2012. Segue poi un progressivo aumento degli spessori in
tutte le 3 macroaree e i valori massimi di altezza di neve al suolo vengono raggiunti
nella prima decade del mese di aprile.
Segue poi la prima decisa fase di ablazione che porta ad una riduzione degli
spessori ovunque.
Con le nevicate della seconda metà del mese di maggio, gli spessori medi di neve
al suolo incrementano di nuovo e in alcune località in quota viene raggiunto il
secondo valore massimo di spessore stagionale.
Segue poi la seconda e definitiva fase di ablazione, rallentata dalle temperature
basse di giugno e dalle nevicate
del 28.

DURATA DEL MANTO NEVOSO AL SUOLO
Ai fini statistici viene descritta la durata del manto nevoso nel periodo dicembre-aprile.
La durata del manto nevoso, nel periodo dicembre – aprile, nella fascia altimetrica
fra gli 800 e i 1600 m di quota è stata di 19 giorni più lunga della media
1961-90 (110) mentre oltre i 1600 m di quota, la durata del manto nevoso è stata
inferiore di 1 giorno rispetto al medesimo periodo (in alcune stazioni prossime ai 1600 m di quota, la neve era temporaneamente scomparsa per alcuni giorni nel mese di aprile).
Andamento analogo anche nel periodo più breve primaverile (marzo e aprile) con una permanenza di +5 gg alle basse quote e di -2 giorni in quota.
La stagione invernale 2012 – 2013 ha avuto una proseguo importante anche dopo
il mese di aprile e la durata del manto nevoso al suolo è stata prolungata.
Mancando una serie storica specifica dei mesi di maggio-giugno si riportano i valori
di alcune stazioni significative: nella
stazione in quota di Ra Vales q. 2630 m (Dolomiti bellunesi), la neve è scomparsa
il 15 di luglio quanto, nei precedenti 20 anni, non era mai andata oltre il 1 luglio;
nelle stazioni in quota di Golliet (Alpi occidentali) e Careser (Alpi centrali), prima
delle nevicate di fine giugno, la neve è scomparsa fra il 20 e il 25 del mese di
giugno.

TEMPERATURA DELL’ARIA
 Sull’arco alpino italiano la temperatura dell'aria della stagione invernale, da dicembre ad aprile, è stata nella norma, con valori pari ai valori medi del periodo di riferimento 1961-90, come anche il periodo marzo-aprile. In particolare la temperatura in questo bimestre è stata la più bassa dal 1987 al 2013, periodo in cui i valori sono sempre stati
superiori alla media.
I periodi più freddi sono stati sempre nella seconda decade dei mesi di dicembre,
gennaio, febbraio e marzo in cui anche il metamorfismo da gradiente è stato importante per il manto nevoso con la formazione e sviluppo di cristalli sfaccettati e di brina di profondità.
I periodi più miti sono stati alcuni giorni prima di Natale, nella prima decade del
mese di gennaio, a fine gennaio e a metà aprile. In questi episodi il manto nevoso
ha subito un importante riscaldamento fino in profondità con anche un aumento
significativo, come ad dicembre e ad aprile, dell’attività valanghiva spontanea.


Autore : A cura dell'Aineva, rielaborazione, sintesi ed adattamento di Alessio Grosso

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